PATATOAD35x50cm_matita_su_cartaQuesta è un’era di passaggio, forse ancora lontana dalla realtà virtuale aumentata di Atto di Forza o dalle improbabili conquiste chirurgiche di Face Off, e non ancora al livello del pianeta in cui gli androidi sognano le pecore elettriche, dove la terra resta intasata dall’invasione asiatica mentre i ricchi occidentali se ne scappano nelle colonie oltremondo, e i cieli sono solcati da ibridi cyborg blade runner che, vagabondi al soldo degli sbirri, scoprono che alla fine, il nemico, sono solo loro stessi.
Ma la Rete ci avvinghia volenti o nolenti, trasmettendo informazioni come onde sonore, vibrando al nostro passaggio, come fanno i fili della ragnatela appiccicosa di un aracnide al tocco degli insetti che vi restano intrappolati. E, navigando, anche noi a volte, in un fantascientifico contrappasso, scopriamo che talvolta siamo i predatori, più spesso le prede.
Nessuno innocente, nessuno escluso: continenti, regioni e popoli, uno dei quali, forse il preferito del web in ogni sua declinazione, porno, satirica o pseudogiornalistica che sia, sono i russi. E se ne fa un gran parlare ridere e sbeffeggiare, con l’orso sul sidecar, glorificando rossobrunamente le doti macho del loro leader o sbavando sulle forme delle loro donne. Irruenti, ubriachi, l’unico popolo che possiede la fantasia e la proprietà di linguaggio per riuscire a bestemmiare al pari degli italiani, ci dimentichiamo di una storia vecchia di secoli, sussurrata tra le betulle che sono simili a fantasmi, quando sono sfiorate dai fiocchi di neve nel crepuscolo invernale e il freddo è così rigido che, come narra Šalamov nei “Racconti di Kolyma”, il respiro gela appena uscito dalla bocca e cade frantumandosi ai tuoi piedi, come farebbe la tua anima se non ci fosse il corpo a trattenerla.
ARTEMIGRANTE_50x50cm_matita_e_colore_su_cartaUna tribù “semibarbarica” che si comporta “in modo crudele, e continueranno ad essere crudeli per molto tempo. Sotto una patina di eleganza europea, la maggioranza di questi parvenu della civiltà indossa ancora la pelle d’orso; l’hanno semplicemente rivoltata. […] I russi non aspirano ad essere raffinati, vogliono solo far credere di esserlo. In realtà rimangono dei barbari. Purtroppo questi barbari sanno usare molto bene le armi da fuoco. La Russia è una nazione divisa in reggimenti e battaglioni: un regime militare che governa tutta la società nel suo insieme, anche i ceti che non hanno nulla a che vedere con la vita militare.” Questo scriveva il marchese Astolphe de Custine nel 1839, all’indomani del suo viaggio in Russia del quale ci ha lasciato le sue impressioni e considerazioni nella raccolta “Lettere dalla Russia”, il samizdat perno attorno al quale ruota il libro di Jurij Družnikov “Angeli sulla punta di uno spillo” (candidato al Nobel per la letteratura nel 2001).
In realtà però questo popolo coeso, sognatore e poetico, a tratti misterioso, ambiguo e di un’intrigante genio incomparabile, ha regalato all’Europa sua vicina (sogno proibito, desiderio segreto di conquista e musa ispiratrice nelle arti) e al mondo, pezzi di letteratura e di poetica di ardua comparazione. Al pari del nobile francese loro stessi – i russi – sono riusciti a descrivere, con incredibile lucidità e visione, la loro condizione politica e sociale, e a predire il loro futuro quasi come avessero tra le mani la sfera di cristallo, ma al contempo non volessero credere ai loro occhi.
Il_leone_buono_50x35cm_Matita_e_colore_su_cartaEcco allora “Noi” di Zamjatin (1924), anticipatore di Huxley (Il Mondo Nuovo, 1932) e di Orwell (1984, pubblicato nel 1948), con il suo futuro distopico in cui la trasparenza del vetro diviene il metodo di controllo e supervisione di ogni cittadino. Fino ad arrivare a Vasilij Grossman, che ci regala il Guerra e Pace del secolo breve con il grandioso affresco di “Vita e Destino” (1960, ma rimasto “impubblicabile” fino alla prima edizione svizzera del 1980, giunta a seguito di peripezie degne di una spy story), nel quale all’esaltazione dell’estremo spirito di sacrificio russo durante la Seconda Guerra Mondiale si affiancano profonde critiche al regime stalinista, presentate attraverso la vita quotidiana dei personaggi, che fossero riversi in una incandescente trincea di Stalingrado, costretti nel terrore di un lager nazista o chiusi nelle seconde linee al quotidiano lavoro svolto per la “Vittoria della Patria”.
E ce ne dimentichiamo tanti e non possiamo enunciarli tutti – gli autori – ma ciò che resta come a far da controparte alla tragicità molto slava delle descrizioni e delle situazioni è anche un sarcasmo diretto che sfocia in una candida autoironia; e dico candida perché appare come la cosa più normale del mondo. Da questo punto di vista mi par di ritrovare, in Bulgakov (“Cuore di Cane”, “Il Maestro e Margherita”) Dostoevskij, quasi a voler perpetrare una tradizione che vuole che sia il popolo più vero, quello contadino, quello delle masse, il depositario di una saggezza spiccia ma pratica, capace di trovare gli strumenti giusti e le allocuzioni efficaci per poter teorizzare la migliore filosofia di vita. Perché, citando Victor Hugo, “la libertà comincia dall’ironia”.
Grazie ad una recente e splendida pubblicazione della casa editrice Orecchio Acerbo riscopriamo, con piacere e una curiosità quasi infantili, “Il Coccodrillo: un avvenimento straordinario” di Dostoevskij, favola surreale – anche per bambini – scritta nel 1865, nella quale si mescola l’improbabilità di un incidente inverosimile all’assurdità dei suoi immediati risvolti.
Non toglierò la sorpresa raccontando quanto succede nella storia ma, soffermandomi sull’edizione, il motivo per cui vale la pena di dotarsi di questa stampa è la grande efficacia e bellezza delle illustrazioni che la corredano, ad opera di un giovane disegnatore italiano, Marco Marinangeli.
Coccodrilli_webChiamarli disegni è un torto, le sue sono vere e proprie fotografie dipinte a mano dove è facile intuire sentimenti, modi di fare, reazioni, addirittura pensieri della strana umanità che popola il racconto; se provi a immaginarti cosa ti passerebbe per la testa in una situazione simile e ti guardi allo specchio, probabilmente la tua reazione mimica sarà tale e quale a quella riprodotta nelle tavole di fianco allo scritto. Si accompagnano al testo diventando non comprimarie ma protagoniste al pari dei personaggi che illustrano con sapiente caratterizzazione, fino ai più minimi dettagli (la maniacalità dei dettagli mi ricorda gli studi sugli animali del Pisanello). Ma è soprattutto la forza delle espressioni che lascia di stucco.
Se volete fare un regalo ai vostri figli per introdurli ad un grande autore, o a un amico per donare un oggetto prezioso, non lasciatevelo scappare; e se siete dei compulsivi e volete approfondire ulteriormente, l’appuntamento con la mostra dei disegni originali è alla Tabularasa Tekè Gallery di Carrara, dal 20 Ottobre 2017.