143409C’è stato un momento, verso la fine degli anni ’50, in cui il cuore del mondo occidentale sembrava essersi spostato verso il sud della California e le sue spiagge.
Elvis, da qualche anno, aveva preso la musica bianca e l’aveva shakerata con la centenaria cultura musicale afroamericana, dando vita ad un genere che aveva infiammato i giovani di tutto il mondo; il rock ‘n roll.
Ma, quando scendi così a sud da sentire l’eco dei baccanali di Tijuana e così ad ovest da vedere il sole tuffarsi nel pacifico tutte le sere, è facile non accontentarsi di quello che passa il convento e le scelte che vanno bene per tutti quanti, probabilmente, non vanno bene per te.
Così i ragazzi che bazzicavano le spiagge, da Los Angeles giù fino a San Onofre, cominciarono a creare un mondo proprio, che aveva nei beatnik parte delle proprie radici e nel surf la propria religione. Come ogni sotto cultura che si rispetti i surfisti avevano la propria etica, le proprie regole, il proprio linguaggio e un peculiare retaggio culturale, ma la musica?
Anche quella non tarderà ad arrivare e, per materializzarsi, scelse le mani veloci di un chitarrista originario di Boston che si era trasferito con la famiglia in una cittadina del Sud della California e, ben presto, si era innamorato del surf.
Dick Dale era ancora un adolescente quando arrivò a El Segundo nella metà degli anni ’50, ma era già un asso della chitarra. Si era fatto le ossa fin dalla tenera età bruciandosi i polpastrelli cercando di suonare le canzoni di Hank Williams e nutrendosi di aria, Blues, Country music e musica tradizionale del Medio oriente; il padre era Libanese e queste sue radici musicali si rivelarono fondamentali per sviluppare la hit che lo avrebbe proiettato nell’olimpo, Misirlou (che altro non è che un rifacimento in chiave surf di un classico della tradizione Greca e medio orientale). Poi arrivò il ciclone Presley e anche il giovane Dale si buttò a capofitto nel rock ‘n roll.
L’incontro con l’oceano, e con il surf in particolare, cambiò la vita di questo giovane e talentuoso chitarrista e, assieme a lui, la storia stessa della musica.

dick dale

Dick Dale

Inserito a pieno nel Beach Lifestyle dell’epoca, Dick si innamorò del surf e, piano piano, un tarlo cominciò a muoversi nella sua testa: riprodurre in musica il feeling che si provava cavalcando le onde.
“Quello che volevo fare” racconta Dale “Era riprodurre in musica quello che provavo quando surfavo; il feeling, le vibrazioni e tutta quella energia.”
Il modo che trovò per farlo, divenne un marchio di fabbrica inconfondibile che diede un’impronta decisiva a tutta la futura surf music; la tecnica consisteva in un martellante attacco di plettro su di una singola corda di una fender, pesantemente reverberata, mentre la mano destra – Dale era mancino anche se suonava una chitarra per destrorsi rovesciata, lasciando le corde più grosse sul fondo, proprio come Jimi Hendrix – scendeva a velocità vertiginosa dall’alto della chitarra verso il basso.

Per capire quanto il fenomeno fosse associato ad un particolare ambiente e a un’area regionale ben precisa basta pensare che il primo singolo di Dick Dale Let’s go trippin vendette quasi centomila copie soltanto nel Sud della California e che l’artista si rifiutava di andare in tourné fuori dallo stato.

Dick_Dale_Sevo_

Dick Dale

A dirla tutta – e senza nulla volere togliere alla seminalità del chitarrista di Boston – c’è da dire che, poco prima di lui, un altro gruppo aveva cominciato a spianare la strada alla musica strumentale; nel 1960, una band dello Stato di Washington, denominata “Ventures”, fece esplodere le classifiche di Billboard con un pezzo incredibile chiamato “Walk Do not Run” che, raggiungendo il secondo posto in classifica, aiutò non poco gli altri gruppi rock strumentali. Molti ragazzi della California del Sud che acquistarono i dischi dei Ventures erano gli stessi surfisti che affollavano le spiagge tra San Diego e Santa Barbara; la comunità era pronta e recettiva.

the ventures

The Ventures

Dale però era un’altra cosa. Apparso nella copertina del suo primo album mentre surfava, Dick suonava da surfista per i surfisti; la rivista Life pubblicò un breve articolo su Dale nel 1963, proprio mentre la musica da surf stava raggiungendo il picco, e suonò “Miserlou” nello show di Ed Sullivan. Ma, come detto poco sopra, non gli piaceva andare in tour e non ha mai venduto molti dischi al di fuori della West Coast. Altre band strumentali colmarono rapidamente il vuoto: i Chantays contribuirono a definire il suono “bagnato” e riverberato della chitarra e la loro canzone “Pipeline” raggiunse il quarto posto nella classifica nazionale, mentre i Surfaris raggiunsero il secondo posto con il loro capolavoro “Wipe Out.” Eppure, tutti sapevano di muoversi all’interno del recinto di Dick Dale e nessuno batté ciglio quando pubblicò un singolo intitolato “King of the Surf Guitar”. In fin dei conti il re era lui e a nessuno veniva in mente di avvicinarsi al trono.wipe out
In conclusione possiamo dire che la surf music strumentale traeva ispirazione dalla spiaggia ma era, più che altro, un prodotto del garage rock – genere che aveva una sotto cultura nata dal basso che non si sarebbe più vista fino alla nascita del punk – di cui può considerarsi figlia prediletta.
E come il punk, anche la musica surf strumentale raggiunse il suo picco rapidamente, per poi tornare indietro, come un’onda di marea, e lasciare spazio all’altra metà del cielo; la surf music vocale. Filone che si distinse nettamente da quello delle origini – anche per l’impatto minore che ebbe sulla surf community reale (parallelamente ad un successo commerciale di proporzioni epiche) – e i cui esponenti principali, di cui parleremo in seguito, sono i Beach Boys.