C’è qualcosa, dentro ognuno di noi, che rimane privato. Qualcosa che mostriamo soltanto a chi ci è veramente vicino e che, spesso, non riusciamo bene a mettere a fuoco nemmeno noi.Un posto in cui si racchiudono sia i sogni più belli che le paure più profonde. E, tra quei sogni e quelle paure, spesso ci sta il modo attraverso il quale riusciamo ad alimentare i primi e a tenere a bada le seconde. Più volte di quello che pensiamo, le droghe hanno un ruolo molto importante in questo piccolo, ma importantissimo, mondo personale.
Il due novembre 2010 il pluricampione del mondo di surf Andy Irons, venne trovato morto in una camera d’albergo di Dallas, dove aveva fatto scalo dopo una tappa del World tour in Portorico. Andy, nato alle Hawaii trentadue anni prima, era un’icona del mondo del riding: tre volte campione del mondo e principale rivale di Kelly Slater, il ragazzo dalla faccia pulita era un campione estremamente popolare e orgoglio delle isole Hawaii.
Quando l’autopsia sul corpo del surfista è stata finalmente rilasciata, ed è risultato che la morte di Andy era stata causata da un attacco cardiaco provocato da un cocktail fatale di farmaci e droghe, il mondo del surf è stato scosso da un profondo shock.
Shock che invece non ha colpito chi il campione lo conosceva da vicino.
Adesso, a otto anni dalla morte, un documentario prova a raccontare la vita di Andy.
Kissed by God, uscito lo scorso 31 di maggio narra, con disarmante semplicità, il mondo segreto di Andy che, al di là del profilo pubblico, era costruito sopra una vita segnata dal disturbo bipolare e dall’abuso di oppiacei.
“Tutti hanno bisogno di incolpare qualcuno” ha raccontato il fratello Bruce Irons in un’intervista rilasciata al surf magazine The inertia, in occasione dell’uscita del film “e nessuno vuole accettare il fatto che io e mio fratello eravamo due fottuti mostri. Che ci crediate o no, abbiamo sempre manipolato chi ci stava intorno, specialmente se si trattava di ottenere delle droghe. Sai, ci vuole poco ad entrare in una fottuta dipendenza con queste pillole. So che stava governando la mia vita, e so che stava governando anche la vita di mio fratello”.
Il rapporto tra i due fratelli è sempre stato intenso e molto complesso, con una rivalità accesa e a tratti incomprensibile a chi li vedeva da lontano. Gli abusi di cui si tratta nel film vengono da lontano, mentre tutto il mondo vedeva soltanto la faccia pulita del campione, già nel 1999 Andy era stato clinicamente morto per otto minuti. Secondo Bruce Irons e Nathan Fletcher, Andy sniffò un’enorme riga di morfina dopo aver bevuto whiskey la notte del suo 21 °compleanno, durante un boat trip in Indonesia. In un attimo diventò blu e i suoi polmoni collassarono. Per otto lunghi minuti fu come morto, prima di tornare miracolosamente in vita in un reparto di terapia intensiva.
Tre anni dopo, Bruce dichiarò: “Mio fratello è passato dall’essere un morto fottuto a vincere il titolo mondiale”.
In questa frase ci sta molto della vita di Andy e, all’interno del documentario, sono molti gli episodi di questo tipo che vengono narrati, dai problemi causati dalla sua sindrome bipolare alle fughe continue nel rifugio sicuro – fatto di stimolanti e oppiacei – che si era costruito.
Quello che emerge in Andy Irons: Kissed By God è la storia dolorosa di una famiglia e di un gruppo di amici a cui tocca vedere il ragazzo che amano che si autodistrugge alla luce del sole, mentre tutto il mondo non si rende minimamente conto di nulla.
Andy Irons: Kissed By God, è uscito il trentuno di maggio, chi volesse provare a reperire informazioni per poterlo vedere può provare a cliccare qui.

 

Thanks to:
The inertia
Surfer Journal