Ci sono luoghi e situazioni in cui prendere una certa strada piuttosto che un’altra assume un valore più intenso del normale. Istanbul, probabilmente, è uno di questi luoghi.
Negli anni’80 essere punk in Turchia non era una passeggiata, “Dopo il colpo di Stato militare tradizionalista del 12 settembre 1980 che fu accompagnato da torture, arresti, esecuzioni, esili, proibizioni, censura e legislazione antidemocratica, esisteva ancora uno spazio per i giovani che rifiutavano di accettare la degenerata cultura arabeggiante imposta loro; per chi cercava un po’ di respiro, all’interno di quella società assimilata e disumanizzata, quello spazio si chiamava Heavy Metal all’inizio e, successivamente, Punk” racconta Tolga Güldallı nel libro Being Punk in Turkey.
In un contesto difficile, in cui l’adesione estetica a un ribellismo di facciata faceva fatica a distinguersi dal reale impegno culturale, pochi pionieri cominciarono a costruire il loro mondo, all’interno di una realtà sociale che gli era ben più aliena di quella contro cui si scagliavano i loro coetanei inglesi alla fine degli anni ’70.
“Ci muovevamo in un’atmosfera di solitudine, impossibilità e disperazione, all’interno di un paese depresso e conservatore, che ha avuto la sua memoria cancellata a forza di colpi di stato” continua Güldallı nel suo libro.
Questo è anche il punto di partenza di Arada (in Italiano “nel mezzo”), il primo film sulla storia del Punk in Turchia.
Mu Tunc, regista e ideatore del progetto, è cresciuto respirando punk fin dai suoi primi vagiti; suo fratello Orkun fu uno dei primi punk di Istanbul, nonché batterista di band seminali, e tra i primi animatori dell’intera scena; tutta quanta la vita del regista pare essere stata un atto d’amore per questa musica e tutto l’immaginario che le sta intorno.
La pellicola, che abbiamo avuto la possibilità di vedere in anteprima, ripercorrendo la storia – in parte auto biografica – di un giovane punk turco, tratteggia in maniera esemplare le passioni, i conflitti interiori e le speranze di un ragazzo che si trova a dover diventare adulto stretto in una morsa tra la tradizione e la musica che ama.
Situazioni, dialoghi e immagini aprono come uno squarcio su un aspetto poco conosciuto di un paese affascinante, dando la possibilità allo spettatore di entrare dentro al mondo intimo e seducente del punk turco e di addentrarsi nei meandri di una città – Istanbul – che, oltre a un luogo fisico, pare essere anche uno stato d’animo.
Il film verrà presentato in anteprima italiana al Rome Independent film festival (19-23 novembre) e contiamo di vederlo presto nei nostri cinema; nel frattempo riportiamo qui l’interessante intervista che il regista ci ha rilasciato.

Il regista Mu Tunc

Come è nata l’idea di un film sul punk in Turchia?

Dovevo fare questo film altrimenti mi sarei ucciso, è stato come una terapia per me. Tutta quanta la storia di ARADA è influenzata dalla mia storia di famiglia. Mio padre, negli anni ’70, era un famoso cantante in Turchia, tuttavia la sua carriera è finita per via di un colpo di stato. Dopo il golpe, tutti i giovani sono stati costretti ad entrare nell’esercito e anche lui ha dovuto prestare servizio per un anno e mezzo.
Quando è tornato ha scoperto che tutti quanti si erano dimenticati di lui e che la sua carriera era finita, inoltre era nato mio fratello e lui aveva bisogno di trovare un lavoro adeguato. Quindi ha praticamente abbandonato la sua passione per il canto per poter avere una famiglia. Tuttavia la passione è probabilmente rimasta nel DNA di famiglia. Così, quando mio fratello Orkun è cresciuto, è diventato un batterista e, subito dopo, un punk.
Lui e i suoi amici erano fondamentalmente i primi punk della Turchia e hanno registrato uno dei primi dischi hardcore punk del paese. Ma mio padre non voleva che lui facesse musica. Gli diceva sempre di lasciar perdere, ma la musica è sempre stata la passione di mio fratello, non c’era un’altra opzione per lui. Sono cresciuto vivendo questo scontro culturale all’interno della mia famiglia e l’ho voluto esprimere all’interno del film.
La storia di Arada parla di un giovane ragazzo punk che vuole lasciare la sua città natale, Istanbul. Pensa che, se rimane a Istanbul, non potrà mai raggiungere il suo sogno, sente la sua città come una trappola e quindi cerca di trovare un biglietto per la California la notte del suo compleanno. L’intera storia si sviluppa intorno al personaggio principale, Ozan, e al suo viaggio nella Istanbul underground per trovare questo biglietto.

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Quando, e come, è arrivato il punk in Turchia?

La musica punk è iniziata da un gruppo di adolescenti che provenivano per lo più da famiglie della classe media. I miei fratelli vivevano nella parte europea di Istanbul a Merter. Iniziarono ad ascoltare le band Heavy Metal prima e Thrash Metal poi. Mentre ascoltavano le trash metal band hanno scoperto anche band hardcore punk come D.R.I e M.O.D. Iniziarono poi a suonare questo tipo di musica verso la fine degli anni ottanta, qualcosa tra il 1988 e il 1990.Tuttavia non erano consapevoli del fatto che ci fossero anche altri ragazzi come loro che, in contemporanea, stavano cominciando ad ascoltare il punk e persino a suonare. C’era una leggendaria band, i Moribund Youth, che era di Atakoy e Yesilkoy, altri due quartieri sulla costa europea di Istanbul. Tutti questi gruppi separati di ragazzini iniziarono, pian piano, a trovarsi l’un l’altro attraverso le fanzine che cominciavano a circolare. All’inizio degli anni ’90 iniziarono a uscire tutti quanti insieme così, intorno al 1990-1993, nacque la prima scena punk organizzata in Turchia e, allo stesso tempo, uscì uno dei primi dischi hardcore punk del paese; si cominciarono anche a trovare split di band Turche con gruppi provenienti dal Belgio e pure dal Messico., insomma le cose cominciavano a muoversi. Non c’era Internet a quei tempi e sembra impossibile che si sia riusciti a creare tutto questo semplicemente con fanzine e D.I.Y.

In una delle prime scene del film vediamo il protagonista sdraiato sul letto, alle pareti della stanza sono appesi poster e fanzine e, sulla scrivania, ci sono colonne di cassette musicali. Quanto è stato importante il D.I.Y. nello sviluppo della scena punk turca?

Il D.I.Y era tutto, come dicevo prima, ai tempi non c’era internet e dovevamo fare tutto con le nostre mani. Anche se volevi trovare della buona musica, dovevi metterti a cercarla sui cataloghi delle etichette discografiche. E se volevi contattare una band, una volta che l’avevi trovata nel catalogo, dovevi annotarti l’indirizzo, scrivere una lettera e poi andare all’ufficio postale, spedirla e aspettare settimane per avere una risposta…era incredibile, ci voleva un certo spirito. Ed è anche su questo spirito che voglio riflettere nel film. Ho usato i veri poster turchi nel film, tutto quello che si vede sul muro della camera del protagonista è reale, le cassette pure sono vere, c’è la storia del D.I.Y turco in quelle riprese.

Nell’estratto del libro “Essere Punk in Turchia” citato poco sopra, l’autore dice che “Dopo il colpo di Stato militare tradizionalista del 12 settembre 1980 che fu accompagnato da torture, arresti, esecuzioni, esili, proibizioni, censura e legislazione antidemocratica, esisteva ancora uno spazio per i giovani che rifiutavano di accettare la degenerata cultura arabeggiante imposta loro; per chi cercava un po’ di respiro, all’interno di quella società assimilata e disumanizzata, quello spazio si chiamava Heavy Metal all’inizio e, successivamente, Punk”. Questo, a nostro avviso, dà molto valore a una scelta di musica e vita fatte da quei ragazzi rispetto ai loro coetanei occidentali; Nel tuo film, il padre del protagonista dice a suo figlio che un giorno potrebbe svegliarsi e trovare il mondo intero che conosce stravolto, in queste dichiarazioni c’è un’eco degli eventi drammatici vissuti dal tuo paese, come il colpo di stato?

Questa è una delle migliori domande che ho ricevuto sul mio film. Davvero.
Quella frase è il riflesso di situazioni strane e surreali che mio padre ha vissuto nella sua vita vivendo in Turchia. Voglio riflettere sul surrealismo del vivere in Turchia nel mio film. In realtà il mio film ARADA è un film molto surreale. Soprattutto nel finale, si perde quasi l’essenza della narrazione e questo perché, non so se hai mai vissuto un colpo di stato nella tua vita, io l’ho vissuto e ti assicuro che puoi letteralmente perdere la testa se tenti di capire cosa sta succedendo intorno a te. Devi escludere qualsiasi cosa ti circonda durante un Colpo di Stato, escluderla perché non ha una logica comprensibile, è surreale. Quindi sì, nel film il padre del protagonista si riferisce esattamente a questo.

Nel film, il proprietario del negozio di dischi ripete spesso che, per molti ragazzi, tutto ciò che viene dalla Turchia non è buono in modo preconcetto. “Per te, se qualcuno non ha i capelli tinti di rosa, non vale la pena ascoltarlo” dice. Pensi che il Punk abbia un problema con il fatto che per molte persone non è altro che pura adesione estetica?

Sì. Quella frase è in realtà un grande richiamo alla mentalità turca classica. La mentalità turca classica, quella cosiddetta “liberale” gira tutta intorno alla svalutazione di se stessi. La maggior parte delle persone in Turchia che sono interessate all’arte o alla musica hanno una specie di feticismo circa i canoni estetici occidentali a discapito delle loro radici orientali. E’ quel tipo di mentalità che ti fa pensare che se un qualsiasi cantante è biondo, allora significa che è un buon cantante. Ma se qualcuno ha i capelli neri, significa che dobbiamo essere molto cauti riguardo al suo talento. So che sembra ridicolo o sciocco, ma questa assurda emozione di “odiare la propria identità” è stata molto presente nella società turca. I veri Punk non hanno questo problema di adesione estetica, ma chi, in Oriente, si approccia a questa sotto cultura ha spesso un grosso problema a superare il confronto estetico. La maggior parte dei ragazzini nella parte orientale del mondo pensa che indossare una giacca di pelle li renderà Punk, oppure che se non cantano in inglese le loro canzoni non suoneranno punk.Tutti questi paragoni sciocchi erano molto comuni negli anni in cui è ambientato il film. Recentemente le cose hanno iniziato a cambiare, questo perché il mondo ormai è globale. Ognuno è ovunque adesso. Anche le norme di bellezza occidentali delle donne magre e bionde stanno cambiando. Adesso, una paffuta signora dai capelli scuri, che ha più background e nazionalità diverse, può essere la donna più sexy della stanza.
Ecco perché amo questo secolo.

Per te, l’influenza delle band americane e di una cultura straniera è fonte di ispirazione o una sorta di colonizzazione culturale?

Penso che nessuno possegga la cultura. La cultura stessa è una fonte aperta di dialogo, non ha alcun capo. La cultura si evolve continuamente. Puoi solo dare una direzione alla cultura ma non puoi controllarla. Lasciate che vi faccia un esempio; Se dico che Il Rock psichedelico è un genere musicale che è nato negli Stati Uniti e nel Regno Unito tutti quanti lo accetteranno, Giusto?
Quindi possiamo dire che il Rock psichedelico è un puro prodotto della cultura americana. Tuttavia, quella musica è arrivata in Turchia negli anni ’70 e, fino agli anni ’80, grandi band locali hanno fatto musica influenzata dal Rock psichedelico anglosassone e questi gruppi locali hanno creato qualcosa di così unico che, dopo molti anni, nel 2015, questi gruppi hanno influenzato la maggior parte dei gruppi doom e drone metal.
Quindi le band Americane influenzarono le band Turche negli anni ’70 e, adesso, quelle band turche influenzano i gruppi doom americani. E non influenzano solo la loro musica, ma anche la loro cultura, tanto che nella scena drone americana si è iniziato a leggere i poeti dervisci dell’Anatolia centrale. Lo so perché ho passato del tempo con tutte quelle band leggendarie di drone metal come Sunn o))), Khanate, Earth … ecc. Quindi adesso vi chiedo, Dov’è la colonizzazione? Chi ha colonizzato chi ? Sono gli Americani che hanno colonizzato i turchi? O sono i turchi che stanno colonizzando il popolo del drone americano con i loro Dervisci?
La cultura è un infinito organismo di dialogo. E si evolverà per sempre fino a che l’umanità popolerà questo mondo. Ecco perché amo quando la cultura si influenza, che sia attraverso la musica, i film, o il design … La musica punk, per esempio, è sempre stata influenzata dai dadaisti italiani per l’aspetto grafico. I dadaisti erano colonizzatori italiani del Regno Unito? Io non la penso così. Ecco perché amo questo nuovo secolo, perché tutti noi possiamo costruire questo dialogo globale di culture in cui tutto parla e si influenza.
Odio quando le persone pensano di essere la fonte dominante. La dominazione è una fonte che alimenta il fascismo, il controllo e la dittatura. Dovremmo accettarci l’un l’altro e apprezzare il processo di evoluzione.

Il punk inizia ad avere sulle spalle quarant’anni, come erano visti i primi punk per le strade di Istanbul? La percezione che le persone hanno di loro è cambiata gli anni? E come è cambiato il paese in tutti questi anni, dal privilegiato punto di vista di chi, come un punk, può vedere i cambiamenti direttamente dalle strade?

Essere un punk negli anni ’90 a Istanbul non era per niente figo. I primi ragazzi Heavy Metal, negli anni ’80, venivano picchiati per strada perché indossavano dei jeans. Negli anni ’90 le cose andavano un po’ meglio, tuttavia le persone per strada ti guardavano strano quando giravi con i pantaloni strappati; a volte potevi ancora rischiare di prenderle.
Adesso molte delle più grandi catene mondiali di vestiti hanno pure una sezione punk nei loro negozi. Quindi il lato estetico del Punk è attualmente un fenomeno globale. Tutti sembrano punk ora. Anche gli artisti hip-hop sembrano Punk. Quindi il lato estetico non è sostanzialmente un problema. Ho un’amica punk che se ne va in giro per Istanbul super truccata e con catene dappertutto. Ti mando le foto poi. Lei è una persona giovane e può vivere la sua vita. Non è facile per lei, ma almeno adesso può farlo.
Quello che mi preoccupa infatti non è l’aspetto estetico o la moda del momento. Il fatto è che il mondo sta diventando più duro in questi ultimi anni, le persone stanno diventando sempre più conservatrici e il populismo conservatore sta prendendo piega in ogni parte del mondo. E’ una cosa che non mi piace. Vorrei che tutti quanti dialogassero tra loro.

Il film è girato in diversi quartieri della città, alcuni dei quali sono stati bastioni della cultura underground di Istanbul; quale era l’atmosfera in quei quartieri anni fa e che atmosfera c’è adesso?

Questa domanda potrebbe avere la stessa risposta della precedente. Ora i quartieri sono più puliti. Istanbul è una città enorme ora e, come in ogni parte del mondo, la gente vive la città e se ne sta all’interno di questi grandi appartamenti. Tutti hanno acqua pulita e riscaldamento. È perfetto. Tuttavia tutte queste cose sono soltanto un cosmetico.
La nostra principale ambizione dovrebbero essere i valori umani e la comprensione reciproca. La cultura underground è ancora attiva a Istanbul, ma i più giovani stanno perdendo lo spirito per fare certe cose. Al giorno d’oggi la gioventù è depressa e parla male di tutto per tutto quanto il tempo.
So che ci sono molti problemi, ma non dovremmo dare nulla per scontato. Mio fratello e i suoi amici hanno fatto musica senza avere nessuna prospettiva. Lo hanno fatto solo perché volevano farlo. È così semplice. Vorrei vedere in giro lo spirito positivo che i miei fratelli hanno avuto negli anni ’90 , anche il loro era un periodo pieno di problemi.

Adesso puoi aspettarti di trovare una scena punk o hardcore arrivando a Istanbul? Se sì, quali sono i club più grandi e le band più rappresentative?

Si certo. Non è una scena enorme, ma c’è ancora una scena attiva. Ad esempio questo fine settimana ci sarà un festival punk a Istanbul chiamato “We are Loud”. Le mie band punk preferite di oggi sono Reptilians From Andromeda, Haossaa, Project Youth, Ringo Jets. Queste band sono ancora attive e fanno dischi. Abbiamo persino una band goth chiamata She Past Away, che è molto conosciuta anche fuori della Turchia [n.d.r. l’anno passato hanno suonato pure in Italia]. La scena musicale indipendente adesso è enorme in Turchia. Soprattutto con l’editoria digitale è potuto venire fuori un nuovo movimento in cui gli artisti indie turchi stanno tornando alle loro radici. E queste nuove band – Gaye Su Akyol, Jakuzi, Ah! Kosmos, Yüzyüzeyken Konuşuruz … ecc. – stanno ottenendo un sacco di riconoscimenti anche all’estero.
In termini di club, direi che c’è un’area piuttosto che un luogo specifico. La parte asiatica di Istanbul e in particolare Kadikoy e Moda Area hanno un sacco di posti punk metal. Uno dei miei preferiti è il “Karga Bar”, a Kadiköy, le scena del concerto punk nel mio film è stata girata all’interno di quel club. Quindi culturalmente è un posto importantissimo per me. Ci sono molti bei posti anche nell’Area di Taksim.

Parlaci della realizzazione di Arada, è difficile girare in una grande città come Istanbul? E quanto è difficile trovare finanziamenti e distribuzione per un film che si occupa di un argomento che, dopo tutto, è underground?

E’ stato molto duro perché l’industria cinematografica in Turchia è molto vecchia. Tutti amano lavorare con persone anziane… non ci sono molti giovani cineasti che possono produrre quello che vogliono. Ottenere supporto da queste persone anziane è oltremodo difficile perché loro svalutano il tuo progetto tutto il tempo. Io questo lo sapevo e per questo non ho perso tempo nel sistema cinematografico classico Turco. Ho fatto tutto a modo mio. Quindi anche la produzione di ARADA è stata molto punk. Ho girato l’intero film in soli 13 giorni, il che, se ci pensi, è stato veramente hardcore. Conosco molto bene Istanbul e anche le persone mi conoscono. Per questo ottengo molto aiuto dalle persone. Ci davano gratuitamente i posti dove girare. Oppure abbiamo trovato posti davvero fantastici e li abbiamo trasformati in un set cinematografico. Sostanzialmente ho fatto questo film con l’aiuto dei miei amici.
Poi la più grande compagnia di distribuzione turca chiamata MARS ha creduto in me e abbiamo avuto il privilegio di proiettare questo film in più di 80 cinema in giro per la Turchia. Abbiamo venduto più di 10.000 biglietti, che è moltissimo considerato che un film d’avanguardia in Turchia è considerato un successo se vende tra i 2.500 e i 3.500 biglietti. E’ stato un grande successo considerato il nostro livello. Siamo apparsi su tutti i giornali e pure su qualche rivista di moda. L’intero progetto è stato un enorme successo mediatico per essere onesti. Posso dire con orgoglio che, in qualche modo, qualsiasi persona “cool” in Turchia ha sentito parlare di ARADA. Quindi sì, si può dire che è stato un grande successo. Sono felice che con i miei amici siamo arrivati fino a questo punto.

Alla fine del film qualcosa di sconvolgente piomba nella vita dei protagonisti; se è possibile trasporre il film in realtà, ciò che accade in quegli ultimi minuti del film è più un ricordo del passato o una paura per il futuro?

Volevo che il film finisse con un punto interrogativo. Voglio che le persone sentano l’idea di essere stretti tra due decisioni. Dovrei restare o dovrei andarmene? Quel momento in cui vuoi entrambe le parti, ma devi sceglierne una. Voglio che le persone provino questa sensazione.

Dopo tutto quello che è stato detto, Istanbul Leave it or love it?

Istanbul è tutto per me. Parlo come Istanbul. Profumo di Istanbul. Sono Istanbul. Istanbul ha così tanti livelli; Impero Romano, Bizantino, Impero Ottomano … è una città iconoclasta e non c’è nessun altro esempio di una città che abbia dato vita a tanti e diversi periodi caratteristici.
Ti amo, Istanbul.