Spesso si sente dire che lo sport che si svolge a contatto con la natura, sia un vero e proprio stile di vita, quasi una filosofia. Sembra invece che di filosofia ce ne sia poca ed invece ci sia tanta retorica. Una retorica creata da chi vuole creare un prodotto ad uso e consumo senza considerare il contesto in cui quella retorica si applica, oppure da chi vuole imporre o mantenere il suo predominio. Non è un caso che questa retorica abbia creato un sincretismo che fa convergere, talvolta, uno stile di vita libertario, tratto tipico di chi spende la vita a contatto con la natura, con forme di divisione, mantenimento dello status quo e predominio territoriale, tratti questi ultimi tipici di ideologie dell’arroganza e dello sfruttamento. E questa è una contraddizione filosofica. La domanda che conviene porsi è la seguente. Conviene riconsiderare il ruolo che un ambiente naturale può rivestire nello sviluppo positivo della persona, della società e del sistema economico?

Yvon Chouinard è il fondatore di Patagonia, azienda affermata nel settore dell’abbigliamento e dell’equipaggiamento sportivo e, specificatamente, per le discipline di arrampicata e alpinismo, sci e snowboard, surf, pesca a mosca, trail running e mountain bike. Yvon Chouinard è un dirtbagger e fabbro e, verso la metà degli anni sessanta fonda, insieme ad altri compagni di arrampicata, la Chouinard Equipment. Nel 1970 la Chouinard Equipment è il principale fornitore di attrezzatura da arrampicata negli Usa e, nel 1973, l’immagine del profilo frastagliato del Monte Fitz Roy in Patagonia diventa il logo della neonata azienda. Da cinque dipendenti che conta la Chouinard Equipment nel 1972 si passa a 18 dipendenti nel 1977. “Avevo sempre evitato di considerarmi un imprenditore – scrive Chouinard. Io ero un arrampicatore, un surfista, un kayakista, uno sciatore e un fabbro. […] Non volevo diventare uno di quei cadaveri palliducci e incravattati che si vedono sulle riviste delle compagnie aeree. Se proprio dovevo essere un imprenditore, lo sarei stato a modo mio. Dal 2012 Patagonia è una B Corp ovvero Benefit Corporation cioè una particolare forma societaria che rispetta, stabilisce e richiede degli standard di comportamento più esigenti e rispettosi nei confronti dei dipendenti, dell’ambiente e della comunità”. Considerare il valore di Patagonia solo come azienda produttrice di beni destinati al mero consumo è molto riduttivo e non ci permettere di riflettere su come un’idea di impresa possa essere uno strumento fecondo di libertà e di antagonismo civile. Racconta Chouinard: “A metà egli anni ’90, quattro persone furono arrestate durante una protesta per salvare la foresta di Headwaters (CA), una meravigliosa riserva di sequoie antiche a rischio disboscamento. Queste persone stavano partecipando al programma di Stage di Patagonia, che permette ai dipendenti di lasciare il loro posto per due mesi per andare a lavorare per un gruppo di difesa ambientale continuando a ricevere lo stipendio e gli incentivi di Patagonia. In determinate circostanze, l’azienda è anche pronta a pagare la cauzione ai dipendenti arrestati per atti di disobbedienza civile non violenta a favore dell’ambiente. Quando il governo infrange le proprie leggi o si rifiuta di implementarle, sono convinto che la disobbedienza civile sia la scelta giusta”.

Non siamo qui a scrivere in maniera ruffiana per poter risultare dei diligenti amanuensi, esegeti del signor Chouinard. Tuttavia ci risulta evidente come l’interazione con la natura procuri dei benefici non solo individuali ma anche sociali. Infatti, considerare l’ambiente naturale solo come un luogo piacevole dove trascorrere un breve periodo di tempo, una piccola parentesi ristorativa, non ci fa riconoscere come la natura rivesta un ruolo vitale nel funzionamento delle funzioni cognitive. Non è un caso che, secondo svariati e molteplici studi, con l’avanzare del processo di urbanizzazione ci sia un evidente aumento dei disordini mentali; questo perché la diminuzione del contatto con la natura causa cambiamenti nelle funzioni psicologiche. Secondo la SRT, la Stress Reduction Theory, l’ambiente naturale ha un vantaggioso effetto in termini di diminuzione dell’ansia, del rimuginio e delle influenze negative, aiutando al mantenimento di quelle positive; e questo è dovuto al ruolo che la natura ha avuto nella nostra evoluzione come specie. La visione di immagini fotografiche, o video, che ritraggono scenari naturali riduce lo stress psicologico, così come camminare in una foresta, bosco ecc, riduce i livelli di cortisone. Chi sta sul picco pronto a prendere un’onda, invece, avrà notato come,molto spesso, il livello di cortisone e di stress non si abbassa ma, anzi, aumenta per via di precedenze non rispettate, eccessivo affollamento o limiti imposti da campanilismo da picco. Ma questo è un altro discorso.

Dunque, l’interazione con la natura può sviluppare le funzioni cognitive ed un benessere generale. Questo è stato dimostrato non solo dalla SRT ma anche dalla ART, Attention Restoration Theory. In breve, quello che l’interazione con la natura produce è un aumento dell’attenzione volontaria che filtra gli stimoli rilevanti da quelli irrilevanti. L’attenzione volontaria riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo delle funzioni cognitive ed emozionali. Al contrario un ambiente urbano o un ambiente lavorativo chiuso, contengono degli stimoli intrinseci che attivano l’attenzione involontaria, richiedendo all’attenzione volontaria un’attivazione ulteriore per superare ed oltrepassare gli stimoli che rendono l’ambiente urbano o lavorativo meno corroborante. Perché dunque il lavoro inteso come sfruttamento, deve diventare – nella sfera individuale e sociale – un fattore totalizzante? Scriveva Le Corbusier: “To be a modern is not a fashion, it is a state. It is necessary to understand history, and who understand history knows how to find continuity between that which was, that which is, and that wich will be.

foto estratte da : let my people go surfing. Yvon Chouinard