C’è qualcosa – nel fatto di avere la necessità di mettere i piedi su una tavola e andare a cercare qualcosa che ci permetta di leggere con occhi diversi l’ambiente che ci circonda – che crea un mondo nuovo, unico e particolare; un mondo con un’estetica peculiare, un’etica particolare, consuetudini e leggi non scritte; un mondo connesso con la natura, che vive di vita propria, accanto a quello delle città degli uomini, tanto vicino quanto incompatibile. Un mondo che surfisti, skaters, arrampicatori, attraversatori di corde sospese, camminatori, canoisti e marinai, condividono – spesso – in maniera inconsapevole.
Partire, macinare chilometri, cercare lo spot giusto, perdersi in discussioni infinite sull’attrezzatura più adatta a una determinata situazione, su dove andare, su come camperizzare furgoni, macchine e persino moto – se fosse possibile – dormire poco, dormire male, alzarsi presto, andare a lavoro sfatti, con la salsedine nei capelli o i calli sulle mani, emozionarsi per un’alba, un tramonto, un tornante nascosto da un bosco di conifere, un’onda, una parete, un sentiero e condividere quell’emozione con pochi e selezionati compari.
Oggi, in questo reportage, tentiamo di raccontare un pezzo di questo mondo, evocato da un gruppo di skater dalla tavola lunga e filtrato da una lente fotografica.

  • Il collettivo ricorda che è uscito Forever Young, il primo libro edito da HoboTheMag

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