A Gerusalemme si prega,
a Tel Aviv ci si diverte
e ad Haifa si lavora
– detto Israeliano –

Visto dall’alto, il lungomare di Tel Aviv sembra simile a quello di molte altre città costiere occidentali, se poi si ha l’occasione di atterrare di notte, le luci dei suoi grattacieli riportano alla mente i fasti di Miami. Le similitudini, però, finiscono qui.
Tel Aviv, fino a un anno fa sede della maggior parte delle ambasciate straniere in Israele, adesso – dopo che l’America di Trump ha deciso di spostare la sua a Gerusalemme, dando appoggio alla volontà del governo Netanyahu di concretizzare una situazione che lo Stato d’Israele auspica fin dal 1949 (con buona pace dei Palestinesi e di chi ancora pensava ad una Gerusalemme capitale dei due stati) – ha sostanzialmente messo in seria discussione il suo ruolo di capitale informale della nazione; rimane comunque l’indiscusso centro culturale del paese – baricentro sostanziale della cultura giovanile dell’instabile Nazione – nonché ideale capitale politica per tutti quegli stati che non hanno accettato l’idea di una decisione unilaterale sulle prerogative israeliane riguardo il futuro della Città Santa (degli appartenenti all’Unione Europea, soltanto 4 Paesi hanno partecipato all’inaugurazione dell’ambasciata americana a Gerusalemme).

Tel Aviv

Se nel 1909, quando un gruppo di ebrei residenti nella vicina località di Giaffa fondarono la città di Tel Aviv – prendendo in prestito il nome da un passo della bibbia – qualcuno avesse detto loro che la propria città sarebbe diventata quella che è oggi, probabilmente avrebbero sorriso increduli. Certo qualche seme l’avevano gettato pure quei primi abitanti, quando decisero di edificare la città ispirandosi alla corrente artistica del Bauhaus, ma nulla poteva far presagire quello strano connubio tra California e Medio Oriente che si para davanti a chi oggi percorre le strade della Città Bianca.

longboard in Israel

Un connubio bizzarro, straniante e affascinante al tempo stesso, crogiolo di razze, suoni e musiche – con surfisti e skater a popolare il bellissimo lungomare, accanto a ragazzi armati fino ai denti che controllano persino la stazione degli autobus – connubio ottenuto pagando un prezzo non facile da accettare, stretti tra una vorace voglia di normalità e la necessità di sopravvivenza tipica di chi vive territori non pacificati, teatro di rivendicazioni così profonde che è difficile riuscire a vivere ignorandole.
In una terra conflittuale e perennemente in guerra, gli abitanti di Tel Aviv, storicamente più aperti di quelli di Gerusalemme e endemicamente più refrattari ai dettami della propaganda politica, si trovano a godere di un benessere frutto della propria apertura mentale così come – benché, talvolta, loro malgrado – delle sofferenze dell’altro.
Ed è all’interno di questo panorama complesso che è esplosa la scena longboard israeliana.
Davvero si fa downhill in Israele?
Una di quelle domande a cui i ragazzi della tavola lunga di Tel Aviv reagiscono con la stessa sufficienza che i surfisti italiani riservano a chi gli chiede come sia possibile surfare nei mari che bagnano lo Stivale. Certo che si skatea in Israele – si skatea come in tutto quanto il mondo, da San Diego a Kabul – si va nei park a Gerusalemme, ad Haifa e in qualsiasi altra città, così come ci si butta giù dalle colline della Giudea e si fa dancing sul lungomare di Tel Aviv.
Ci sono crew, negozi e brand. Ed è con uno di essi che abbiamo fatto una chiacchierata per capire meglio la scena del longboard Israeliano.
Qui di seguito l’intervista che Ben, di Da Silva boards, ci ha rilasciato.

  • Ciao Ben, prima di tutto parlaci di Da Silva, quando è nato il brand e come vi è venuto in mente di buttarvi nel complesso mondo della produzione di tavole da longskate? Come si svolge la produzione? curate anche l’aspetto artigianale o vi occupate soltanto del progetto e della grafica facendo poi produrre le tavole a qualche ditta specializzata?

    Hey!

    Il marchio è stato fondato nel 2011 mentre io e Alon frequentavamo una scuola di design industriale. A quel tempo non era così facile trovare buone tavole a prezzi decenti qui a Tel Aviv, così abbiamo deciso di fare da noi. Poi sono piaciute così tanto che i ragazzi hanno iniziato a ordinarne sempre di più e da lì siamo cresciuti.
    Facciamo tutto in casa – niente è esternalizzato – quindi tutta la produzione passa sotto le nostre mani, incluso il design.

  • Ho vissuto quasi un anno tra Betlemme e Tel Aviv ed ho ho avuto modo, quindi, di skateare il suo bellissimo lungomare e di surfare a Dolphinarium e Jaffa; ho così potuto notare una foltissima comunità di surfisti e skaters, con surf school organizzate e longskate presenti in numero decisamente elevato rispetto ad una tipica città costiera italiana; quanto lo sviluppo della scena longskate è legato alla città di Tel Aviv e al suo approccio “quasi Californiano” agli sport da tavola?

    La cultura surf influenza praticamente tutto quello che riguarda un certo tipo di persone e di ambiente a Tel Aviv e in Israele in generale, il longboarding però non è mai stato collegato direttamente al surf, ma è sempre stato percepito come uno sport tutto suo. Tutto quello che succede in Israele inizia a Tel Aviv e, ovviamente, questo è il luogo in cui c’è la scena più grande.

  • Longskate in Israele, soltanto dancing o anche downhill? Se c’è pure del Downhill, quali sono gli spot migliori?

    Anche se non sembra, Israele è perfetto per il Downhill, abbiamo run sparse per tutto il paese e siccome non piove e non fa molto freddo, possiamo skateare quasi tutto l’anno. Ci sono spot tipo Maryhill (dove si raggiungono i 60kmh al massimo in tuck) ed altre run più toste in cui si possono raggiungere i 100kmh netti e che sono state testate da alcuni dei migliori rider del mondo.

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  • Quando si parla di scena longskate Israeliana si parla soltanto di Tel Aviv o ci sono anche altri posti dove si skatea?

    La scena skate Israeliana è piuttosto grande, con skate park in tutte le città più importanti, anche il longboarding è diffuso in tutto il paese, ma la scena più importante è sicuramente a Tel Aviv.

  • Street skate e long skate, siete un’unica comunità o, come in Italia del resto, sono due mondi diversi che non sempre comunicano tra di loro?

    Sfortunatamente le comunità sono separate come nella maggior parte dei posti – gli street skaters stanno con gli street skaters e i longboarder con i longboarder. Non ci sono dissidi tra di noi e siamo tutti amici, ma skateamo in gruppi diversi per lo più.

  • Nel team Da Silva ci sono due rider Italiani, Elia e Bernardo, come siete arrivati a loro? C’è qualcosa che vi piace in particolare della scena Downhill Italiana?

    Abbiamo conosciuto Elia quando ci ha contattato facendoci sapere di lui e di Berni e ci siamo subito trovati. Dato che siamo entrambi mediterranei ci sentiamo sempre a casa quando parliamo con gli italiani 🙂

  • Tel Aviv è una città incredibile, multiculturale e oltremodo viva, con una notevole tendenza all’apertura mentale e a quello che si può definire “easy leaving”; d’altra parte ci sono ragazzi col mitra sotto braccio un po’ dappertutto e, a un’ora e mezza di macchina, c’è la striscia di Gaza – con tutte le problematiche connesse alla situazione particolare di chi vive la dentro – com’è che si riesce ad avere un certo tipo di approccio pur essendo inseriti in un contesto che è, tutto sommato, difficile?

    L’approccio easy-life deriva esattamente da queste ragioni. Non si può vivere nella paura, o schiacciati dallo stress e considera che qui il 97% della vita delle persone è costantemente influenzata dalle scelte della politica. La cosa importante è che qui a Tel Aviv viviamo tutti quanti insieme, arabi, ebrei e cristiani, quindi cerchiamo di vivere tenendo la maggior parte delle stronzate – tipo la negatività dei media, la politica e l’odio – fuori dalla nostra vita di tutti i giorni.

    Il collettivo ricorda che è uscito Forever Young, il primo libro edito da HoboTheMag

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