L’equilibrio tranquillizza,
ma la pazzia è molto più interessante.
– Bertrand Russel –

Massiccio Goffyfooter di Sunset beach, asso di Pipeline per la maggior parte degli anni ’90, e vincitore del 1995 Tavarua Tube Classic, Shawn Briley era conosciuto più per la sua enorme propensione a prendersi rischi assurdi, in acqua come sulla terra ferma, che come surfer professionista.
“I pazzi, in generale, sono stupidi”, ha detto Brock Little parlando di Briley nel 1994. “Shawn invece è relativamente intelligente, quindi sa benissimo quello che fa, cosa che, in un certo senso, lo rende ancora più folle”.
Briley era nato nel 1974 a Oceanside, in California, e aveva trascorso la sua infanzia nel Montana prima e a Honolulu poi; aveva iniziato a surfare all’età di quattro anni e si era trasferito con sua madre a Sunset Beach nel 1981.
I genitori di Briley si erano separati quando lui non aveva ancora un anno, suo padre passava la vita dentro e fuori dalla prigione e, mentre erano alle Hawaii, sua madre – sorella minore del leggendario surfista degli anni ’70 Owl Chapman – tirava avanti col sussidio statale. “Ci sono stati momenti, quando ero bambino”, ha detto Briley in un’intervista a
Surfer, “dove non potevamo permetterci neppure la carta igienica”.

Shawn Briley negli anni ’90.Photo by Brian Bielmann

Folle di una follia che è fame di vivere e volontà di riscatto, Shawn cominciò a surfare Pipeline a 12 anni e a 17 si era già guadagnato la reputazione di uno dei migliori tuberider emergenti di tutte quante le isole. Come surfista iniziò fin da subito a farsi conoscere per la sua dedizione quasi esclusiva alle situazioni ad alto rischio. Andò a sinistra a Waimea Bay che non era ancora maggiorenne e aveva l’abitudine di ficcarsi dentro ad enormi tubi senza speranza nei frequenti closeout di Pipeline.
Firmò un contratto con Quiksilver mentre era ancora al liceo, ma i demoni che aveva dentro erano difficili da imbrigliare persino con catene fatte di dollari. E così armi da fuoco, droghe e spogliarelliste cominciarono, sempre più frequentemente, ad accompagnare le sue sessioni di surf.
Tavole e macchine veloci iniziarono ad andare di pari passo, rendendo sempre più lunga la lista di incidenti automobilistici in cui continuava a ficcarsi; meno di quattro mesi dopo essersi rotto entrambe le spalle con la moto da cross, Briley rotolò con il suo camion giù per una scogliera.
“Non c’era nulla che poteva fermarmi in quel periodo”, ricorda Briley “Mi svegliavo ancora carico dalla notte prima, sfondavo un paio di bong e andavo a fare surf a Pipe.”
I vizi di Briley non avevano alcun effetto visibile sul suo surf tanto che, verso la metà degli anni ’90, un’autorità come Gerry Lopez lo definì
uno dei migliori surfisti di Pipeline.
Mai interessato al mondo delle competizioni Shawn ha comunque ottenuto una vittoria nel Tavarua Tube Classic del 1995, un evento in cui i surfisti erano valutati unicamente sulla quantità di tempo che trascorrevano all’interno del tubo, ed è stato anche invitato al Quiksilver in Memory of Eddie Aikau del 1995, a Waimea.

Shawn Briley adesso. Qualche chilo in più, ma l’attitudine resta sempre la stessa

Si può correre ad una velocità doppia del normale e non accorgersi del precipizio che ci sta davanti fino a che non siamo a metà del volo che precede lo schianto, oppure si può rendersene conto in tempo e fermarsi sull’orlo del baratro. Goethe diceva che la pazzia, a volte, non è altro che la ragione presentata sotto diversa forma; ora, anche senza scomodare menti illustri e dare un peso eccessivo a certi atteggiamenti, è evidente che la vita di Shawn sia stata un susseguirsi continuo di luci e ombre e che lui sia riuscito tirare il freno a mano prima che fosse troppo tardi.
Briley infatti uscì dalle scene nel 1998 e, per una decina di anni, ha vissuto una vita relativamente appartata “Sapevo che se avessi continuato sulla mia strada,” ha detto qualche tempo dopo a Surfing Magazine, “oggi non sarei seduto qui.”
Ma C’è ultima pera e ultima pera, dice Mark Renton in Trainspotting così, nel 2011, Shawn Briley è uscito dal suo letargo forzato facendosi vedere – con un bel pò di chili in più addosso, ma più in forma che mai – a fare quello che ha sempre saputo fare meglio, sfondare con la testa tubi da 15 piedi.