Qualche settima fa si è fatto un gran parlare circa l’enorme mareggiata che stava per abbattersi sulla spiaggia di Bell’s Beach in Australia e, a un gran numero di persone, è venuta in mente la mareggiata del cinquantennio tanto favoleggiata dal compianto Bodhi di Point Break.
Il ragazzo, per chi avesse passato gli ultimi trent’anni sulla luna senza vedere il film, era a capo di una banda di surfisti che rapinavano banche per finanziarsi “Un’estate senza fine”, per dirla con le parole dell’agente speciale Angelo Pappas.
Ora, chi di noi ha passato l’adolescenza negli anni novanta e non ha pensato nemmeno per un attimo a quanto sarebbe stato fico mettersi la maschera di un qualche ex presidente, farsi qualche banca e poi passare il resto dell’anno dove ci sono le onde vere?
Che poi non è una cosa che riguarda soltanto i surfisti, è una cosa che solletica le coscienze di chi condivide un certo modo di rapportarsi con la società che lo circonda. Tempo fa ci trovammo a dire che, nel fatto di avere la necessità di mettere i piedi su una tavola e andare a cercare qualcosa che ci permetta di leggere con occhi diversi l’ambiente che ci circonda, c’è un certo non so ché che crea un mondo nuovo, unico e particolare. Un mondo con un’estetica peculiare, un’etica particolare, consuetudini e leggi non scritte; un mondo connesso con la natura, che vive di vita propria, accanto a quello delle città degli uomini, tanto vicino quanto incompatibile. Un mondo che surfisti, skaters, arrampicatori, attraversatori di corde sospese, camminatori, canoisti e marinai, condividono – spesso – in maniera inconsapevole.
Così come alcuni di loro condividono, probabilmente, certe pulsioni.
All’interno di questo particolare mondo, infatti, c’è qualcuno che ha preso quelle pulsioni – se siano puerili o no lasciamo a voi deciderlo – ed ha cercato di trasformarle in realtà.
Alcuni di loro sono surfisti, alcuni arrampicatori, altri snowboarder e, tra di loro, c’è anche una donna, ex professionista di Downhill Mountain Bike. Vi presentiamo qui le loro storie, raccolte qualche settimana fa dal surf and outdoor magazine The Inertia.

  1. Il sogno della vita a Yosemite Park

© Dean Fidelman/Stonemaster Press

Una notte d’inverno del 1976, poco prima dell’alba, un aereo pilotato da Jon Glisky e con a bordo un passeggero, il collega di Glisky Jeff Nelson, apparve nei cieli sopra la Central Valley della California, nei pressi delle vette simili a castelli delle montagne della Sierra Nevada. Qualche giorno prima, a Baja, l’aereo era stato caricato con 6.000 chili di marijuana messicana della migliore qualità.
Qualche minuto più tardi, l’aereo si schiantò contro il Lower Merced Pass Lake, sopra la Yosemite Valley. Non si sa molto del destino dei contrabbandieri nei momenti precedenti lo schianto, se morirono o riuscirono a salvarsi gettandosi col paracadute non ci è dato saperlo, il saccheggio violento che seguì l’incidente, però, è divenuto leggendario.
La voce che un aereo carico di erba si era schiantato sui picchi della valle, infatti, si diffuse presto tra un particolare tipo di persone che frequentavano le zone impervie del parco.
A quei tempi lo Yosemite era un’area particolare, simile alla North Shore Hawaiana dei primi anni ’60. Al campo 4 erano difatti accampati gli Stonemasters, un gruppo di scalatori hardcore e di incredibile talento che avevano scelto di vivere tra le montagne, dedicandosi esclusivamente all’arrampicata. Niente casa, niente lavoro, niente impegni devianti, un sacco di droghe psichedeliche e pochi compromessi con la società; questi ragazzi erano la seconda generazione di un gruppo di pionieri il cui stile di vita antagonista aveva fatto scuola tra gli arrampicatori.
Loro furono tra i primi a saccheggiare l’aereo, cercando di svoltare una vita al limite.
Quella primavera però, quando i Dirtbaggers cominciarono a lasciare grosse mance al caffè locale e a farsi vedere in giro con macchine nuove e con attrezzi da arrampicata nuovi di zecca, i Ranger del parco cominciarono a rendersi conto che sotto c’era qualcosa di strano.
Alcuni scalatori si finanziarono viaggi e scalate in ogni parte del globo, altri acquistarono attrezzatura fotografica all’avanguardia per documentare la loro scena rivoluzionaria, e tutto questo con i soldi dell’erba tirata fuori dal lago ghiacciato dove era finito l’aereo.
Ma le voci incontrollate cominciarono presto ad attirare personaggi ambigui dalla pianura così, con l’arrivo dell’estate, i funzionari del parco trovarono il luogo dell’incidente e la gallina dalle uova d’oro smise di dare i suoi frutti.
Men’s Journal ha pubblicato un pezzo fantastico sull’episodio nel 2014 (una lettura consigliata). Nessun arresto fu fatto perché i Ranger non riuscirono mai a beccare gli scalatori con le mani nel sacco. “Ci sono state delle scalate leggendarie in Francia e in Asia che sono state finanziate con quei soldi”, ha scritto l’autore dell’articolo Greg Nichols. “È probabile che qualcuno dei ragazzi abbia guadagnato più di $ 20.000, un’enorme quantità di denaro nel 1977. Ma gli scalatori tendevano a vivere velocemente, gettando tutto quanto nell’arrampicata. Viaggi, attrezzature, vita lontana dal pensiero del lavoro; così, nella maggior parte dei casi, i soldi non duravano a lungo. E fu per questo, probabilmente, che la storia ebbe un sostanziale lieto fine”.

  1. Ross Ulbricht il surfista a capo di una delle più grosse reti criminali del Dark Web

Ross Ulbricht era un surfista capace, cresciuto da genitori che possedevano una Eco-lodge in Costa Rica, dove iniziò a surfare fin da banbino. Dopo aver passato un’adolescenza relativamente serena in quello che molti considererebbero un paradiso Ross, probabilmente, cominciò a pensare che i confini – seppure ben ammantati – gli stavano stretti e che la realtà che lo circondava non gli era sufficiente.
Possedere un Eco lodge deve essere senz’altro piacevole, ma non se si ha in testa l’idea di passare il resto della propria vita in giro per il mondo a surfare; e a costruire un’economia di mercato alternativa a quella ufficiale. Si perché Ross, oltre alla voglia di fare soldi, aveva qualcos’altro per la testa, era un fervente sostenitore dell’agorismo, una teoria sviluppata da Samuel Edward Konkin III, che formula l’idea di una controeconomia fatta di mercati liberi e volontari, come forma di resistenza al potere statale. Così si buttò sul Dark Web creando Silk Road, un sito internet dove, usando bitcoin, la gente poteva acquistare qualsiasi cosa, inclusi narcotici, sesso e armi.
Assunse il nickname Dread Pirate Roberts e divenne una sorta di leader spirituale del mondo sommerso della Rete, spazio anonimo e sfuggente, deregolamentato e libero
Il sito cominciò presto a divenire un punto di riferimento per la dark side di internet e lo smercio di sostanze che girava intorno a Silk Road divenne, di fatto, la più grande rete di traffico di droga di sempre. Ross, così, cominciò a girare il mondo surfando i migliori break del pianeta, mentre lavorava al suo sito dalle verande delle Surf house che frequentava, come un backpacker qualsiasi. Se ne stava perlopiù in compagnia di altri surfisti e di quella specie di Hippies che si possono trovare in giro per gli spot dove si surfa, con l’unica differenza che i suoi compagni erano giovani perlopiù senza un soldo che, una volta rientrati in camera, si facevano tutt’al più un paio di bonghetti, mentre lui gestiva di nascosto il più grande sito Web di spaccio di droga e armi del mondo, con un patrimonio personale di svariati milioni di dollari.
Quando, inevitabilmente, fu arrestato a San Francisco, nell’ottobre del 2013, con l’accusa di riciclaggio di denaro sporco, pirateria informatica e cospirazione per traffico di narcotici, le autorità gli sequestrarono 28,5 milioni di dollari in beni accumulati. È stato condannato a due ergastoli. Come da copione statunitense, attualmente è in corso una campagna per liberarlo.

  1. The Snowboards Bandits

Questo gruppo di Snowboarders costituisce forse la cosa che più si avvicina alla trama del film Point Break. Nei primi anni 2000, infatti, questi ragazzi cominciarono a rapinare banche in Colorado, per potersi permettere di vivere stando appresso al miglior Powder [neve fresca n.d.r] degli Stati Uniti.
I ragazzi erano dei veri e propri entusiasti del film di Kathryne Bigelow ma, a differenza degli ex presidenti che, per evitare di farsi riconoscere, indossavano maschere dei maggiori leader del paese, questi ragazzi entravano in banca vestiti da snowboarder di tutto rispetto, con tanto di maschera e bandane anti gelo, in modo da non risultare riconoscibili.
In totale la banda rapinò 11 banche in un periodo di due anni, prima che l’FBI riuscisse a identificare e arrestare tutti i componenti. Una volta che furono reclusi si poté capire quale erano le abitudini e gli effettivi spostamenti della banda; da questi riscontri risultò che i ragazzi avevano un modus operandi che si ripeteva ogni volta eguale a se stesso: rapinavano una banca per poi muoversi tra le nevi di Aspen, Vail e Keystone fino a che non finivano i soldi, poi tutto il giro ricominciava da capo, partendo dall’ennesima rapina.
Michael Jason Martinez, riconosciuto come capo della gang, è stato condannato a dieci anni di reclusione e, anche una volta chiuso in cella, ha continuato a dichiararsi un fanatico del film Point Break e a dirsi compiaciuto del fatto che i suoi compagni di reclusione lo chiamassero Patrick Swayze.

  1. Missy “The Missle” Giove, dal Downhill alle tonnellate di Mariujana

Missy “The Missle” Giove fu una delle prime donne ad emergere nella scena della Mountain Bike degli anni ’90 ed era nota per il suo stile hardcore e per la sua personalità fortemente anticonformista.
In quegli anni, la Mountain Bike come sport stava diventando una realtà solida e Missy era una delle stelle dello sport; viveva facendo quello che amava e firmava contratti da milioni di dollari, al prezzo di fare a pezzi il proprio corpo.
“Non ho mai corso per vincere o per i soldi, quello che amavo era la libertà. Vivere libera a 100 km/h giù per le montagne”.
Nessuna era mai stata come lei e nessuna aveva mai preso le botte che aveva preso lei raggiungendo, al tempo stesso, un livello di perfezione mista a follia ineguagliabile.
Alla fine, dopo che l’industria del Downhill cominciò a rallentare e gli infortuni e l’età vennero a chiedere il conto, il treno della ragazza prodigio si fermò.
E con il treno fermo e le spese mediche che continuano ad aumentare si fa presto a bruciare quello che si è preso con i contratti milionari. In più, quando si è abituati a vivere a un certo livello è difficile tornare indietro. E non sono i soldi, e nemmeno la fama, è l’adrenalina.
Come si può chiedere a una abituata a buttarsi a capofitto giù dalle montagne di mettersi tranquilla, seduta nell’ufficio di qualche brand o, se le cose si fossero messe particolarmente male, a fare la commessa in un qualche negozio di outdoor?
Quel tipo di soluzioni, infatti, non passarono neppure per l’anticamera del cervello di Missy, lei aveva bisogno di altri modi per alimentare il suo stile di vita e il fuoco che le bruciava dentro; così si buttò a capofitto nel traffico di droga, trasportando enormi quantità di marijuana da una parte all’altra degli Stati Uniti.
Nella vita, come in mountain bike, la ragazza aveva un solo approccio “Go big or go Home”, quindi ci andò giù pesante con gli spostamenti di droga, caricando il suo pick up Ford all’inverosimile; ogni volta di più, ogni volta più lontano.
Come tutte le storie di narcotraffico, però, anche quella di Missy è finita con un incontro ravvicinato con la DEA . Nel 2009 finì al centro di una massiccia operazione antidroga e fu arrestata per il possesso e lo spaccio di 384 kg di Mariujana. Dichiaratasi colpevole, ha scontato due anni e mezza di prigione, sei mesi di arresti domiciliari e 5 anni di libertà vigilata. Adesso è una donna libera e nel 2015, a 43 anni, è tornata a buttarsi a capofitto giù dai pendii.