Siamo a settembre e, dopo un estate passata lontano dalla speranza di fare del surf soddisfacente, ritorniamo a sognare scenari possibili. Il clima più fresco inizia pian piano ad avanzare sulla nostra penisola, le nuvole cariche di pioggia viaggiano con più frequenza sui cieli tra il 47° e il 37° parallelo e i venti spirano con più costanza da tutti i quadranti. Le mute con più spessore scalpitano, le tavole più performanti con meno volume ruggiscono, e i fenomeni temporaleschi stridono sopra le nostre teste. In questo scenario di incertezza, di odore di rugiada e colore grigio londra, con fragoroso clamore binario, si inseriscono loro: i negromanti delle mareggiate, i fuoriclasse della meteorologia, i Morgan Freeman delle previsioni di onde. Non solo il surfista Italiano è geograficamente destinato a soffrire, ma è anche sottoposto a forme di illusione amplificata e dunque bersaglio di un subdolo sadismo perpetrato dai propagatori di allarmi rossi che fanno diventare le coste dello stivale delle mappe su cui scrivere le loro chiaroveggenze. Non che non si possa prevedere la possibilità di fare surf in un determinato spot, ma questa è una previsione che richiede conoscenza e studio del territorio oltre a una dose massiccia di esperienza. Il climax da cumulonembo non basta. Ecco perché non è sufficiente sapere la forza del vento e la direzione in cui spira a determinare la presenza di onde surfabili, ma subentrano molti fattori che i “forecaster” devono tenere in considerazione.
Se diamo uno sguardo a “surfline” (uno tra i media più riconosciuti in ambito surf e main media partner per la Wsl), ci accorgiamo che lo scettro della previsione sia in mano a un team di 12 forecaster, supportati a loro volta da un team scientifico composto da 4 persone, più le collaborazioni esterne che provengono generalmente dai media che si occupano di previsioni sparsi sul globo terrestre. E nonostante la fottuta professionalità che c’è dietro questi apparati esiste un margine di errore, soprattutto nel mediterraneo dove nessun media di settore ha dietro un team di esperti in grado di prevedere la qualità delle onde.

Ecco allora che si iniziano a consultare quante più fonti disponibili cercando di incrociare i dati in un turbine di skizofrenico amore. E nel bel mezzo di questa consultazione quotidiana per capire se la perturbazione porterà delle buone onde, consultandosi con il compare di turno, incrociando le dita e cercando di mantenere un saggio riserbo, intervengono loro, i funamboli del tempo, i “Pi-erre” della green water che, con grande acume, ti suggeriscono l’arrivo di una mareggiata. Fortunatamente questo è uno di quei settori dello scibile in cui l’esperienza e la territorialità sul medio-lungo periodo hanno ampi margini di vittoria sul desiderio di visibilità.
Se alla previsione generale non si aggiunge la conoscenza del surfista locale rimane sempre una grande congettura.