L’infanzia di Johnny-Boy non è stata delle più semplici, figlio di un riparatore di tetti e di una cameriera, crebbe a Makaha in una situazione familiare sempre sull’orlo dell’indigenza. Il tessuto sociale delle isole Hawaii non è mai stato gentile con i nativi e nel 1965, l’anno in cui Johnny-Boy nacque, le tensioni razziali e la forte discriminazione dettero una grossa spinta alla formazione di una microsocietà etnica, distinta da quella dominante, e che forniva – tra le altre cose – la possibilità di trovare sbocchi alternativi per sbarcare il lunario. Si cresceva per strada a quei tempi a Makaha, o meglio, sulla spiaggia; tutti quanti surfavano e quasi tutti si muovevano all’interno di un mondo che esisteva sul filo sottile che separa la legalità dell’illegalità. Quello fu il mondo in cui Johnny-Boy crebbe; a sei anni già surfava e a 12 era già in un centro di detenzione minorile con l’accusa di furto.
La vita, oltretutto, si accanisce spesso su i sui figli più sfortunati così, due anni dopo, il nostro si ritrovò orfano dopo che sua madre e suo padre morirono entrambi in un lasso di tempo relativamente breve (rispettivamente di cancro al seno e diabete). La defunta Rell Sunn, regina di Makaha, ricordava il giovane Gomes in questo modo: “Johnny era una specie di orfano: correva in giro come un selvaggio, alla ricerca di cibo e di cose di ogni genere. Lo chiamavo il ragazzo in prestito, perché il bambino aveva dovuto prendere in prestito tutto: pantaloncini, tavole da surf, cera, persino una spilla da balia per tenere chiusi i pantaloni”.
Gomes, ancora adolescente, fu adottato da Israel Kamakawiwo’ole (l’hawaiano di 700 libbre con la voce d’angelo, diventato famoso per la cover di Over the rainbow eseguita con l’Ukulele) ma anche questo nuovo contesto familiare non riuscì a portare la pace nel cuore di Johnny-Boy. Poco tempo dopo fu di nuovo pescato a rubare e finì dentro per altri 14 mesi. Rilasciato il giorno del suo diciottesimo compleanno promise a se stesso una nuova vita e decise che sarebbe stato il surf a regalargliela.
Due anni dopo, con l’aiuto dell’amico e mentore Dane Kealoha, Gomes cominciò a farsi strada nel gotha del surf Hawaiano, fino ad arrivare sulla vetta dell’olimpo dei Locals di North Shore, a Oahu. Alla fine degli anni ’80 si era già guadagnato la reputazione di surfista dalla forza quasi sovrumana e dal carattere docile come quello di un orso grizzly. Johnny-Boy, grosso come un toro, surfava piantato in uno squat granitico piazzando, sulle enormi onde hawaiane, un turn massiccio dietro l’altro, infilandosi poi in profondità, dentro i massicci tubi delle isole. Selvaggio e con un carattere ai limiti della tollerabilità divenne ben presto un elemento di spicco della Surf Gang Life della costa nord di Oahu, tanto che, durante gli anni ’90, sulla North Shore non c’era davvero nessuno schiaffo che si temesse di più di quello del comandante di Pipe Johnny Boy Gomes.
Spaventava i surfisti in visita sulla North Shore, indipendentemente da chi fossero o da dove venissero; si muoveva minacciosamente e con sicurezza su e giù per la spiaggia, coltivando una reputazione meritata per via della sua violenza imprevedibile. Johnny-Boy era l’incarnazione ambulante dei valori più temibili e distorti della gang locals dei Da Hui. Ma era anche uno dei migliori surfisti di North Shore della sua generazione.
La sua abilità sulle onde piccole, però, era limitata così, all’inizio della sua carriera da professionista, prese l’intelligente decisione di non seguire il circuito pro mondiale e di concentrarsi invece soltanto sul Big Wave Riding. “È tra i ruggiti e la furia della North Shore”, scrisse la rivista australiana Surfing Life, “che Johnny-Boy è nel suo elemento”.
Sulle onde grosse era infatti una vera e propria forza della natura, vinse la Coppa del Mondo nel 1993 a Sunset Beach e il Pipeline Masters nel 1997. A 34 anni Gomes guadagnò $ 56.000 – all’epoca il più consistente premio in denaro della storia del surf – vincendo il Backdoor Shootout del 1999, tenutosi a Pipeline. Si è piazzato poi terzo al Quiksilver in Memory of Eddie Aikau del 1999 e sesto in quello del 2002.
Nonostante tutto però Johnny-Boy è sempre rimasto sé stesso, nel bene e nel male, riuscendo a mantenere la promessa che si era fatto nel lontano 1983 soltanto a metà. Nel corso degli anni, infatti, Gomes non ha fatto nulla per ammorbidire la sua reputazione di teppista scontroso e manesco. Nel 1991 è stato multato di $ 1.000 dai funzionari del tour mondiale per aver preso a pugni un altro surfista durante una heat, nel 1993 ha schiaffeggiato la surfista professionista Jodie Cooper buttandola giù dalla sua tavola dopo un alterco in acqua a Ehukai Beach, nel 1999 è stato condannato per aggressione e multato di $ 6.300 dopo aver rotto il naso di un surfista con un pugno a Chun’s Reef sulla North Shore e, nel 2005, è stato di nuovo arrestato dopo una rissa in spiaggia a Waikiki.
“A 25 anni dalla vetta della sua carriera come surfista professionista” racconta la rivista Surfer, “Gomes continua ad incutere, in parti uguali, rispetto per la sua abilità di surfer e paura per il suo temperamento”.

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