Si moltiplicano le operazioni di polizia a Exarchia, il quartiere del centro di Atene da anni cuore della contestazione Greca. Il governo ha deciso di dare un ultimatum ai ribelli: hanno tempo fino al 5 dicembre per liberare tutti gli squats.

Exarchia è un esperimento libertario di resistenza, nato all’ombra della crisi che ha messo in ginocchio il paese. Qui, almeno dal 2010, anarchici e antagonisti greci ed europei hanno messo in piedi un sistema che si poggia su tre pilastri: solidarietà, autogestione e Squat.
Grazie al loro lavoro, in quasi dieci anni, i ragazzi sono riusciti a dare vita a una società nella società, provando a costruire un mondo che potesse riempire i vuoti creati dal connubio mortale di capitalismo e austerità che ha strozzato questa terra. Il risultato è stato un ambiente fatto di spazi condivisi e dignità. Mense sociali, palestre, sale per concerti, centri di accoglienza per rifugiati, aule studio e centri gratuiti di assistenza medica e legale sono solo alcune delle cose che si possono trovare girando per il quartiere.
Non stiamo parlando di un mondo di educande, Exarchia è uno spazio contro, uno spazio che si autodefinisce in contrasto con l’esistente, con lo Stato, le sue leggi e la società tutta. A Exarchia la polizia non entra, o meglio entra, ma con circospezione, in assetto antisommossa e soltanto per cercare di spaccare qualche testa.
Il mondo degli squat antagonisti non è tutto rose e fiori, ci sono storie piene di umanità rivoluzionaria, come quelle degli spazi strappati al degrado con le unghie e con i denti e dati in mano a chi, in questo mondo, viene lasciato solitamente a mani vuote. Rifugiati, clandestini, disoccupati e reietti a cui si è provato a offrire un’opportunità; che sia fatta di quattro mura malmesse, di un corso di chitarra gratuito per i bambini o di un aiuto per provare a preparare una richiesta di asilo poco importa. Ma ci sono anche le storie sgradevoli che circondano, spesso, la galassia nebulosa dell’ultra antagonismo. Rivalità settarie, spazi di degrado e tensioni con il gruppo degli abitanti storici del quartiere che mal sopporta di essere parte della cittadella dell’anarchia, soprattutto per il conseguente calo del valore degli immobili della zona.
Insomma a Exarchia ci sono opere buone, ma anche diversi problemi. C’è la criminalità per esempio, spaccio soprattutto. In un mondo, però, dove gli elementi criminogeni sono presenti a ogni livello e in ogni spazio, qui vengono gestiti al di fuori delle logiche punitive delle società statali; e la situazione non pare girare tanto peggio che in altri quartieri difficili di altre capitali europee.
Quanto questo fosse difficilmente digeribile dallo Stato greco è facilmente comprensibile leggendo gli sviluppi attuali della situazione politica ad Atene.
Quest’estate un vento nuovo ha cominciato a spirare nella terra di Omero, un vento reazionario che da queste parti ha soffiato forte per anni e che si è tentato, a più riprese, di contenere.
A luglio il partito conservatore Nuova Democrazia ha vinto le elezioni dopo anni in cui Syriza ha tentato (con scarso successo) di portare qualche seme di sinistra movimentista al governo; così quello che Alba Dorata – il partito dichiaratamente filonazista che macinava consensi a metà anni 2000 – non è riuscito a fare, ha iniziato a farlo la destra borghese e socialmente accettabile del partito di Kyriakos Mitsotakis, come era facilmente prevedibile.
Appena eletto il nuovo primo ministro si è immediatamente scagliato contro Exarchia, “Ristabiliremo l’ordine” ha tuonato mentre cercava di costruire la solita, seccante, narrazione legalitaria e provava a portarla avanti a suon di sgomberi e cariche di polizia.
In mezzo a tutto questo c’è la scena Skate Greca.
“Penso che la natura ribelle dello skateboard sia forte e in perfetta salute”, ci dice Zachos, anima di uno spazio particolare (un po’ skatepark, un po’ cafè) nato a due passi da Exarchia. “Vivo a Exarchia. Cerco di evitare i gas lacrimogeni, quando posso. Un’abilità necessaria da queste parti negli ultimi tempi, devi imparare a muoverti all’interno di un ambiente in cui nulla funziona come dovrebbe. Non è facile, ma se non impazzisci, puoi davvero trovare lo spazio per fare qualcosa”.
Latraac (questo il nome dello spazio) non è uno squat, ma un locale vero e proprio, al cui interno è inserita una bellissima Bowl di legno, punto di ritrovo per tutti quegli skater che amano cimentarsi con le loro tavole dentro una struttura che ricorda una piscina vuota.
Creare un posto del genere è molto difficile ovunque – sia per i costi, che per la difficoltà di gestione – e il fatto che si sia riusciti a crearlo all’interno di una situazione particolare come quella del centro di Atene (Latraac si trova nel quartiere di Kerameikós, non lontano da Exarchia) è veramente interessante.
“La chiave di tutto sta in tre parole: perseveranza, perseveranza, perseveranza” continua a raccontarci Zachos “perseveranza alimentata dalla fede ossessiva nell’idea di creare un progetto di skateboard, musica e arte nel centro città. Ad Atene ci sono tonnellate di posti dove fare street skate, ma a me piacciono le transizioni, come a molti altri skater, così ho pensato che sarebbe stato fantastico avere una bowl. E’ entusiasmante impegnarsi in qualcosa in cui si crede, soprattutto qui”, continua “In Grecia, dopo un periodo fortissimo di crisi, sembra che si tenti faticosamente di tornare ai soliti affari. Il lato positivo di tutto questo è che, anche se negli ultimi anni molti ragazzi in gamba sono stati costretti ad andarsene dal paese, c’è stato un forte afflusso di giovani creativi e avventurosi che sono venuti qui un po’ da ogni parte e che vedono Atene come uno spazio per l’innovazione sociale, tecnologica ed ecologica”.
Se Zachos si riferisse o meno anche ai ragazzi che animano gli spazi occupati di Exarchia non lo sappiamo, così come non sappiamo quanti di questi ragazzi domani verranno presi a manganellate dalla polizia o soffocati dai lacrimogeni se il governo decide far rispettare l’ultimatum.
Quello che possiamo fare è tenere gli occhi aperti e continuare a monitorare una situazione a cui i media tradizionali non stanno dando una copertura adeguata.

Photo 1: ekathimerini, Photo 3: Indymedia Uk, Photo 4-6: Latraac