Jessica Starkweather è stata una delle prime donne dell’era di internet a diventare virale. Quando una foto che la ritraeva intenta a droppare la bowl di Burnside mentre era incinta di nove mesi impattò l’etere, infatti, si scatenò il putiferio.
La ragazza però è una tipa tosta e riuscì a reggere la shitstorm che le arrivava addosso dal web con la stessa forza con cui era abituata a reggere le botte sul cemento.
Adesso, a quattordici anni dal fattaccio, la rivista americana di skate Thrasher Magazine è andata ad incontrarla per scoprire che la ragazza – che adesso vive alle Hawaii – continua a portare avanti la sua visione di radicale di vita.
D’altro canto il background di Jessica lascia poco spazio ai dubbi sull’integrità della sua devozione al riding. Dall’intervista che ha rilasciato al magazine scopriamo infatti che il vissuto della skater affonda radici profonde nella cultura underground dello sakteboard americano degli anni ’90.
Durante l’estate del ’95 Jessica viveva con alcune delle amiche in tenda sul fiume Sandy a Welches, nell’Oregon. “Stavamo là ad aspettare la neve” racconta Jessica alla rivista “quando la mia amica Kristi – che già skateava – mi portò con sé al park, presi la tavola e niente… iniziai a skateare e mi accorsi di essere molto portata. Presto lo skateboard prese il sopravvento sulla mia voglia di fare snowboard, così mi mossi verso Portland, dove c’era Burnside”.
A Burnside – il famigerato skatepark auto costruito senza permessi sotto il ponte Burnside a Portland – Jessica cominciò a farsi le ossa all’interno di una delle scene più hardcore del panorama skate americano. Erano anni speciali quelli per chi viveva sotto il ponte.
All’ombra di quei piloni d’acciaio riusciva a sopravvivere l’anima underground dello street skate, fuori dai circuiti tradizionali, dalla fame dei marchi e dal controllo della legge. Jessica presto divenne madre della sua prima figlia, senza che questo potesse distoglierla dalla vita che aveva scelto di fare.
“Ricordo che la prima volta che mi sono avvicinato a Burnside ero spaventato a morte. Tu hai pure due figlie e te le sei sempre portate con te… come diavolo fai?” chiede l’intervistatore a Jessica. “Beh è sempre stato tutto molto naturale, Sophia – la mia prima figlia – è nata nel settembre 1998. L’estate del ’97 mi ero spostata a Seattle con Sage e altri skater. Andammo alla grande bowl di West Seattle e lì incontrai Mike Swim. Distruggeva i rail di quella cazzo di bowl ed era anche un gran bravo ragazzo. Rimasi a Seattle con lui, affittammo una casa e, qualche mese dopo, scoprii di essere incinta. Poi ci spostammo di nuovo in Oregon e Mike iniziò a lavorare con i ragazzi che costruivano tutti quei park in giro per l’America, così stavamo sempre in giro… fino a che non siamo tornati di nuovo a Portland”.
Lì Jessica ricominciò a frequentare il park e la comunità di Burnside fino a che, nel 2006, si fece fotografare mentre droppava incinta di nove mesi e la foto finì su Thrasher. All’inizio non suscitò molto clamore, poi cominciò a finire su siti generalisti e fortissime critiche cominciarono ad abbattersi su di lei.
“Quando è arrivata sui siti frequentati dalla gente normale un’ondata di negatività di proporzioni gigantesche mi è arrivata addosso” racconta Jessica “all’inizio ho letto alcuni dei commenti. La maggior parte erano piuttosto orribili, comunque mi sono rotta abbastanza presto, ho spento il telefono per alcuni giorni e ho smesso di leggere i commenti. Davvero non me ne frega niente di ciò che l’americano medio pensa di me. Ovviamente droppare Burnside al nono mese sembra folle per le persone che non skateano. Ma cazzo ho droppato quel park più di chiunque altro, l’ho fatto sbronza fradicia e così fuori che a malapena ero in grado di reggermi in piedi. Quando ho scoperto di essere incinta di Lucia sono entrata in modalità allenamento. Facevo escursioni sul Monte Tabor e facevo le scale quasi ogni giorno, mangiavo cibi integrali e biologici ed ero in una forma strepitosa. Continuavo a girare a Burnside e facevo qualche run leggera prima che la sessione si accendesse. Mi sentivo super sicura sulla mia tavola. Mi sono imbattuta in Hammeke – il fotografo che ha fatto il servizio – il 4 luglio e gli ho detto che volevo fare qualche scatto incinta. Ci siamo incontrati il 5 per scattare le foto e Lucia è nata il 12 luglio. Non sono saltata giù della tavola neppure una volta e non sono mai caduta. Sapevo benissimo quello che facevo e quali erano le mie capacità. Non permetterò alle idee di altre persone su cosa sia o non sia possibile fare, di stabilire i limiti su ciò che sono in grado di fare nella mia vita. Sì, forse la tua bambolina ha avuto problemi a scendere dal divano quando era incinta di nove mesi, ma io non sono la tua bambolina. Ho sempre fatto tutto da sola, la mia amica Kristi è stata pure la mia ostetrica e entrambe le mie figlie sono nate in casa, tutti parti naturali in acqua. Ricordo di aver ascoltato canti dei nativi americani mentre partorivo e di aver sentito un legame profondissimo con le migliaia e migliaia di donne che avevano partorito prima di me. È stata un’esperienza molto spirituale, che non avrei mai avuto in ospedale. Le mie figlie sono nate con gli occhi più luminosi del mondo”.
Insomma, non stiamo parlando di una persona che non sa cosa vuole dal proprio corpo e dalla propria esistenza. Certo Jessica non è uno stinco di santo, lo skateboard ha una scena piuttosto pesante a Portland e starci dentro è tosta. Ha avuto alcuni anni difficili con droghe e alcol e ha provato più volte, e in diversi modi, a ripulirsi. Dice che l’alcool è stata la cosa che ha sempre risvegliato la bestia e che l’ha riportata alla droga, quindi ha dovuto tagliarlo fuori, così come ha dovuto tagliare con gran parte di quel mondo.
“Un giorno, circa tre anni fa, ero seduta sul mio divano a guardare fuori dalla finestra la pioggia che cadeva e a sentirmi una merda quando, d’un tratto, ho chiesto alle mie figlie se volevano trasferirsi a Maui. La risposta è stato un unanime ed entusiasta SÌ!. Non ci eravamo neppure mai stati alle Hawaii, abbiamo fatto un salto di fiducia. Ci siamo trasferiti a Maui e abbiamo iniziato a fare surf”.
Adesso Jessica continua a vivere alle Hawaii con le sue figlie, fa la cameriera, surfa tutti i giorni e, poco tempo fa, ha perso due falangi della mano destra cercando di far ripartire un taglia erba bloccato.
“Odio sentire la gente dire che è troppo vecchia per skateare. Se lo vuoi, prenditi cura di te stesso e puoi farlo per sempre. Continua a macinare.” ripete in continuazione.

Thanks to Thrasher Magazin per la fonte originale. Photo taken from Thrasher magazine issue and skateandannoy.