John John Florence, capelli biondi, occhi azzurri, trentadue denti bianchi e ben allineati in bocca era predestinato fin da piccolo a diventare una Surf Celebrity. Nato nel 1992 a Haleiwa, dopo che sua madre si era trasferita alla Hawaii dal New Jersey con in tasca un discreto gruzzolo vinto in una gara di Bikini, si può dire che il piccolo John John abbia surfato la sua prima onda prima ancora di riuscire a camminare. Alexandra Florence, madre single e talentuosa longboarder, lo legava infatti a un giubbotto di salvataggio, portandolo con sé sulle lisce onde di Puaena Point (Alexandra racconta di avergli fatto prendere la sua prima onda quando aveva appena sei mesi).
Così, a otto anni, John John stava già cavalcando Pipeline nei giorni più piccoli e, quattro anni dopo, era già a farsi le ossa a Waimea Bay.
Nel 2005, a soli 13 anni, gli è stata assegnata una Wildcard per la Triple Crown di Vans, diventando il più giovane concorrente della competizione. Cresciuto proprio di fronte allo spot di Pipeline, gli altri locali sono sempre rimasti scioccati dalla rapidità con cui John John si abituava al surf potente. “Ricordo di averlo visto là fuori”, racconta Jamie O’Brien, “e di aver pensato Dio, è così fottutamente giovane e sta già qua nel mezzo”.
In poco tempo Florence è diventato il tuberider più dotato della sua generazione, associando poi alla sua naturale propensione a infilarsi dentro i profondi tubi Hawaiani un incredibile repertorio di manovre aeree, eseguite con una naturalezza appresa negli anni passati in halfpipe con lo skateboard.

Dopo una serie di titoli nazionali dilettanti, Florence si è qualificato per l’ASP World Tour alla fine del 2011. Nello stesso anno, ancora diciannovenne, ha vinto entrambi i Vans World Cup a Sunset Beach, due eventi a Pipeline (Volcom Pipe Pro e il Da Hui Backdoor Shootout) e la Triple Crown. Nel 2012, ha ottenuto la sua prima vittoria nel WCT al Billabong Pro di Rio. “Questo ragazzino surfa senza i limiti che si pongono gli altri”, osservò la rivista Stab poche settimane dopo. “Non gli importa niente se le onde sono enormi, se i tubi sembrano arrivare direttamente dall’inferno o se atterra dagli aerial direttamente sulle ginocchia. Va avanti come un treno e tutto gli viene fuori così naturale!”.
Il ragazzo, cresciuto dalla madre a pochi metri dai migliori break del mondo, sembra essere venuto al mondo per rappresentare al meglio tutto quello che è iconico della surf culture. Oltre a essere incredibilmente dotato John John sembra infatti venire fuori direttamente dall’età d’oro del surf Hawaiano. Niente stravaganze da millennial, a JJ piacciono Pink Floyd, The Beatles, Rolling Stones, Led Zeppelin, Motörhead, Black Sabbath, Johnny Cash e i Talking Heads; quando non surfa va a skateare, a fare snowboard o, al limite, a pescare. Se gli rimane un po’ di tempo libero ama dedicarsi all’apicoltura.
Nel secondo decennio degli anni 2000 la sua incredibile carriera prende un’accelerazione stratosferica. Nel 2013, infatti, ha vinto nuovamente la Triple Crown e il suo scontro finale contro Kelly Slater al Pipeline Masters ha regalato la migliore heat dell’anno. Scontro replicatosi l’anno successivo dentro le grandi e terrificanti gallerie blu di Teahupoo, al Billabong Pro di Tahiti.
Diventato finalmente campione del mondo nel 2016 e nel 2017, JJF è divenuto il surfista più giovane a vincere la Coppa del mondo di surf, oltre ad essere uno dei cinque surfisti che hanno vinto consecutivamente i loro primi due titoli mondiali e il secondo surfista hawaiano, dopo Andy Irons, ad aver vinto più di una volta un titolo.
Nonostante sia cresciuto in un ambiente, quello della North Shore, dalla socialità fortemente condizionata dal mondo delle surf gang, John John è sempre rimasto lontano dai casini; niente erba, niente alcol, niente risse, soltanto surf, surf e nient’altro che surf.
Da qualche mese non si fa che parlare della sua silurazione da parte di Hurley, il ragazzo però pare non essersi perso d’animo e ha dichiarato di star considerando diversi progetti impegnativi, tra i quali c’è la possibilità di seguire il Wourld Tour 2020 prendendo il minor numero di aerei possibile, in modo da avere un impatto ambientale compatibile con gli ideali decisamente Green che porta avanti.

Grazie a Eos.com e Surfer Today per le fonti originali.
Photo Fb profile e Surfer Magazine cover february 2015.