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“Two hundred years of American technology
has unwittingly created a
massive cement playground of unlimited potential.
But it was the minds of 11 year olds
that could see that potential.”

C.R. Stecyk

SkateBoarder Magazine
Vol. 2, No. 2
Autunno 1975
By Carlos Izan

Prologo

Da qualche parte nel deserto dell’Arizona si trova la tenuta di Barry Goldwater. Nel suo cortile, tra le rocce e il giardino di cactus, si erge un’alzabandiera sormontato da un grosso faretto , un ventilatore elettrico e un urlante aquila cromata. Il ventilatore soffia sulla bandiera di Barry per mantenerla sempre ben dispiegata e il faretto la illumina 24 ore su 24, giorno dopo giorno.

I turisti fanno il pellegrinaggio a questo santuario opulento di patriottismo a bordo di autobus della Gray Line pompati di aria condizionata . Arrivano due bus ogni 45 minuti.

A pochi chilometri di distanza, in uno dei suoi grandi magazzini, commessi e commesse vendono skateboard a palate. Il direttore dice che, da quanti ne vendono, non riescono a mantenere un numero sufficiente di skate in magazzino; ci confida inoltre che il senatore Goldwater li considera un pericolo pubblico e, di conseguenza , si sta muovendo per farli mettere fuori legge in Arizona.

Svolgimento

“The thing about skating banks is that
if you really fall, you really get hurt.”pc3
Tony Alva

Eravamo in piedi, di fronte al bancone dei surgelati del Lucky Market di Ocean Park Heights, proprio di fronte all’oceano. Qui i ragazzini skateano con una competenza e un aggressività tali da spingere gli stranieri a chiamare la zona “Skate Town”( Nella logica delle gang di strada , Skate Town si trova tra Dogtown, Ghost Town e Smogtown; a valle di Frogtown e a sud del Kosher Canyon). A Skate town i ragazzini di nove o dieci anni scendono giù dalla colline a 30 m.p.h ; e i ragazzi più grandi vanno ancora più forte.

In ogni caso, stavo laggiù, immobile all’interno di un supermercato, quando di fronte al nostro banco dei surgelati passa una leggenda locale; un vero veterano delle guerre psichedeliche conosciuto nel quartiere come Spencer. Ben salda sotto il braccio del nostro eroe c’è l’ultima arma del suo skate-arsenale: una tavola arrow da 45 pollici con sopra areografata una più che appropriata grafica dallo stile cosmico. Guardandosi cautamente intorno ci sussurra che sta andando a sud, per skatearsi un famigerato canyon lungo più o meno 23 miglia. Ci rivela inoltre alcune delle verità cosmiche e demoniache che guideranno il suo approccio alla discesa che si appresta a fare.
A questo punto vale probabilmente la pena di notare che questo canyon è stato sede di numerosi incidenti automobilistici causati da guasti ai freni dovuti alle curve eccessivamente ripide. E che la squadra di soccorso alpino dello sceriffo pattuglia in continuazione il fondo del canyon alla ricerca di eventuali relitti.
Appena è fuori dal Lucky Market, nel buio della mezzanotte, Spencer sfreccia verso il ritrovo di Diamod back. Senza un attimo di esitazione si spinge per una cinquantina di metri e poi si butta giù dalla collina, scomparendo dalla nostra vista. Quella è stata l’ultima volta che qualcuno lo ha visto.

I suoi amici se lo immaginano fuori, nella notte, alla continua ricerca di ripide discese su cui volare.

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