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Tony Alva

SkateBoarder Magazine
Vol. 2, No. 2
Autunno 1975
By Carlos Izan

“There’s more energy existing right now
in isolated pockets of skateboarding
than there is right now in surfing collectively.”
Skip Engblom

In un isolata località di mare a nord di Malibù una figura trasandata spinge il suo skate dentro e fuori da delle immaginarie porte da slalom. La tecnica è più che adeguata e lo skater sembra una figura vagamente familiare. Un altro osservatore, un residente della zona, chiarisce la questione dell’identità, affermando che quello skater è Bob Dylan in persona. Aggiunge inoltre che “skatea spesso di notte, di solito solo o occasionalmente con uno dei Drogon brothers”.

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Facciamo un cenno alla leggenda vivente e scendiamo giù lungo la passerella, lasciandolo al suo slalom solitario. A entrambi ci venne in mente che se San Fernando Drew avesse potuto vederlo (via Laguna Niguel) avrebbe sicuramente cominciato a buttar già il sonetto definitivo, una parabola esplicativa delle implicazioni socio politiche del movimento skate in relazione alla generazione perduta degli anni ’60.

Qualche volta in downhill si superano le 45 mph, è questo il momento in cui la sottile linea immaginaria comincia a oscillare. Lo spazio e il tempo diventano diventano un esperienza unica e personale, diversa per ogni skater; ma è sorpassate le 45 mph, che tutto comincia a farsi più chiaro.

La costante consapevolezza che ogni istante può tramutarsi in una situazione da panico non si allontana mai dalla testa. E’ come un qualcosa a cui non presti attenzione ma che non puoi nemmeno ignorare, un’entità che non si vuole guardare negli occhi ma che comunque si smania dalla voglia di vedere.

Quando si scende a queste velocità basta passare di un cm una intangibile linea di demarcazione e questa entità si trasforma in un ingombrante presenza fisica. Con il tempo riesci a vederla quella linea intangibile, e tutto si mette a posto. L’unica cosa che rimane da fare è fare i conti con i propri errori, poi tornare su una collina, lanciarsi di nuovo e cercare di ancora una volta di vedere quella linea.

Una delle cose più interessanti di questa linea è che si sposta sempre, qualche anno fa si poteva vederla intorno alle 40 miglia orarie, adesso non appare prima delle 50.

La gente continua a spingerla avanti quella linea, fregandosene di tutto il resto, e forse, prima di quanto si possa pensare, riusciranno pure a tenerla ferma con un bel nodo.

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“They (police) chased us off the schoolyards … and out into the streets.
Now they want us back in the schoolyards.”
Wentzle Ruml

Forse la maggior parte delle persone capirà poco o nulla di questi discorsi, ma che ci importa?

Gli elementi intrinsechi di questa discussioni sono pensati soltanto per skatea sul serio ( il solo fatto di possedere uno skate o l’utilizzo della cara vecchia scusa “ Sai, giravo dieci anni fa, quindi capisco cosa vuoi dire” non ti qualificano affatto come uno skater).

Lo skate moderno è un ibrido in continua evoluzione che pochi comprendono. Nel capire il nuovo corso in rapporto con il vecchio, ci sono alcune cose che uno deve comprendere. Primo le premesse “sull’alto stato dell’arte” sono un mucchio di merda. Al momento è in corso una svolta radicale rispetto a quello che succedeva negli anni ’60. Oltretutto, una delle grandi differenze sta pure nel fato che adesso ci sono molte più persone che si approcciano ad alti livelli a questo sport; in downhill e in slalom ci sono sempre più persone e ovviamente il loro avvicinamento alla disciplina è stato notevolmente facilitato dall’avvento della morbida ruota in uretano. Vale la pena qui considerare il fatto che la presenza di questo tipo di ruote condiziona fortemente il rendimento a velocità elevate. Le ruote della generazione pre uretano avevano una superficie dura e una forte velocità di rotazione, generalmente parlando toccare le 40 miglia all’ora dieci anni fa necessitava di molto più talento di quanto non ce ne voglia adesso. In effetti, molti dei ragazzi della vecchia scuola di slalom o downhill sembrano cavarsela piuttosto bene pure oggi, probabilmente per il fatto di essersi fatti le ossa su mezzi poveri e poco funzionali quali erano gli skate di qualche anno fa.

Comunque sia, hanno avuto il loro tempo. Quello che uno deve tenere bene a mente è che in questa congiuntura storica, siamo come nell’infanzia della rinascita del nuovo skateboarding; le grandi scoperte sono ancora ben lontane dall’essere venute fuori, visto che gli attuali praticanti sono ancora ben lontani dall’aver lasciato il loro segno.

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Nathan Pratt

Per quanto riguarda la tecnologia degli skate sta appena cominciando a migliorare; tutt’ora la stragrande maggioranza dei prodotti sul mercato sono orientati a raccogliere facili guadagni assecondano trip mentali di ragazzini di dieci anni . Col tempo skaters sempre più bravi creeranno una domanda per equipaggiamenti sempre migliori, e i produttori migliori sapranno accontentarli.

Come punto di riferimento, sarebbe interessante vedere alcuni di questi produttori di skateboard costretti a testare le proprie tavole in run sopra le 40 mph- e questo separerebbe davvero gli uomini dai ragazzini.

Guardando indietro, gli skaters più pesi hanno spinto il limite più lontano che potevano. In larga misura hanno contribuito alla rivoluzione delle shortboard nel surf, perché la loro tecnica raffinata ha ispirato e orientato un ambiente divenuto, in gran parte, stazionario. In fin dei conti abilità ed attitudine affinati su di uno skate da 24 a 36 pollici non potevano più essere trasportate in acqua su di un longboard da nove e passa piedi, cioè 114 pollici.

Sarà quindi interessante vedere quali cambiamenti porterà, l’attuale cultura skate, negli ambienti ad essa correlati in un futuro non così lontano.

Le persone surfano bank di cemento da 15 anni. Negli anni ’60, molte di queste persone vivevano al di fuori della sindrome squadra/ contest / esibizione, ed era impossibile trasportare la situazione che si creava tra i bank in giro per i grandi magazzini e centri commerciali di tutta l’America.

Il Bank riding rappresenta un’opportunità tridimensionale, un gradiente per il downhill nella misura in cui modifica la percezione, aggiungendo gradi di pendenza laterali, gobbe e crepe; fattori con i quali si deve costantemente confrontarsi.

Se la presente e formale struttura delle competizioni vorrà avvicinarsi ai cambiamenti reali avvenuti nello skateboard e alle loro ricadute esoteriche, il movimento deve diventare sensibile alle realtà che lo circonda, evitando di ridurre lo skateboard a una mera merce comodamente confezionata.

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