1703759.t

Gli eroi, spesso, non sono così simili al personaggio che gli si ritaglia addosso. Le loro azioni sono amplificate e glorificate per il bene della storia. E la maggior parte delle volte, non è la persona ad essere importante, ma ciò che essa rappresenta. Altre volte, invece, è la persona a rendere grande la storia.

Nel surf, Miki Dora è stato il primo, incommensurabile, anti-eroe. Spirito anarchico e solitario, il “re di Malibù” è stato tanto maestro di stile e portabandiera della controcultura quanto personaggio sfuggente e controverso. Questa è la sua vita (o almeno la piccola parte che ci è dato conoscere); quanto ci sia della persona e quanto invece faccia parte della maschera da ribelle cucitagli addosso dalla stessa industria che tanto odiava, lasciamo a voi deciderlo. Resta innegabile l’enorme portata che la vita e lo stile di Miki hanno dato alla tecnica e alla cultura del modo del surf.

Dora nacque a Budapest nel 1934, figlio di un commerciante di vini emigrato negli Stati Uniti. I suoi genitori divorziarono quando aveva sei anni e sua madre si risposò con Gard Chapin, considerato da molti come il miglior surfista Californiano del periodo, così come il più arrabbiato e il più disprezzato.

Si racconta che un giorno, nel bel mezzo della notte, Chapin abbia svegliato il figliastro, l’abbia portato all’incrocio tra Sunset e Vine e, messogli in mano una mazza da baseball, gli abbia fatto distruggere una dozzina di parchimetri appena installati. “ Mickey” gli disse “ questi bastardi vogliono controllare ogni cosa. Adesso vogliono pure farci pagare per parcheggiare sulla strada”. Disintegrazione in nome di un giusto progresso e illegalità come risposta al sistema. I semi del Dora pensiero erano stati gettati; le idee passano da padre in figlio come si suol dire, specialmente visti gli sviluppi futuri.

All’inizio degli anni 50 Dora cominciò a gravitare intorno alla spiaggia di Malibù, che presto sarebbe diventata l’hot spot del mondo del surf. Dal 1956 Dora, insieme a Dewey Weber, Mike Doyle, Mickey Muñoz, e a un giovane Lance Carson (che ispirò la figura di Matt Johnson in un mercoledì da leoni) stabilì nuovi standard di performance in acqua, proprio mentre Terry “tubesteak” Tracy e Billy “Moondoggie” Bengston inventavano un surf lifestyle nomade e scanzonato ma, allo stesso tempo, elitario . Dora interagiva con il locals a Malibu, Windansea, Santa Monica, e altrove, ma la scena surf non fu mai una grande parte della sua vita sociale. “Vivere in spiaggia non è la risposta”, ha detto una volta. “I ragazzi che vivono sulla spiaggia alla fine rimangono impantanati. Io sono qui per le onde, nient’altro.” In un ambiente in cui l’interazione sociale in spiaggia pareva essere importante tanto quanto il surf , Dora prendeva le sue onde e se ne andava. Finito di surfare si allontanava dalla spiaggia tenendo la tavola per la pinna , trascinandola sulla sabbia e graffiandola sulle rocce; “ Nessuno faceva cose del genere” ricorda Bob Cooper- un amico di Malibù- “ Si trattava la propria arma con rispetto. Portandola sotto braccio o sopra la testa.” Ma già dai piccoli gesti lui era diverso e, attraverso i decenni, è sempre rimasto una specie di lupo solitario.

daora malibu

Dora modellò il suo stile di surf su quello dell’asso del dopoguerra Matt Kivlin, anche lui di Malibù; Surfava tenendo la parte superiore della schiena leggermente curva, il ginocchio piegato verso l’interno e le mani tenute a livello della vita, con il palmo rivolto verso il basso. Curve e cutbacks di Dora, presi singolarmente, erano simili a quelli di Phil Edwards, Mike Doyle, e il resto dei top rider dell’epoca. Ma Dora si distinse per la costante e continua sincronizzazione dei gesti – mani, testa, spalle e piedi accordati in un ritmo così complesso come non si era mai visto in nessun altro surfista – e per le linee eleganti che disegnava sulla faccia dell’onda. Forte, dalle spalle larghe e con un tappeto di capelli neri sul petto, Dora era tuttavia così leggero sui piedi da guadagnarsi il soprannome di “Da Cat”. Le lunghe onde dei point californiani si abbinavano perfettamente al suo stile, ma era fortissimo anche sui piccoli beach breaks. Tendeva a stare lontano dalle grandi onde, ma ciononostante si distinse in alcune delle migliori performance dell’anno a Sunset beach e a Waimea Bay durante l’inverno del 1962-1963, nel corso della sua unica visita di lunga durata sulla North shore.

In quegli anni Terry “tubesteak” Tracy e Mickey Dora andarono oltre chiunque in quella che può essere definita l’estetica del ribelle surfista; per aver portato lo sport ad un livello più alto, forte e sconcio; concependolo, oltretutto, come un creativo allontanamento dalla società di massa. D’altronde i tempi erano maturi. L’America degli anni ’50 era un posto dove il conformismo la faceva da padrone ma, al tempo stesso, era anche una grande e ricca nazione col culto della libertà individuale e abituata alle anomalie e i fallimenti. Presto ci fu un nuovo cachet anche per il fare quello che non era considerato giusto fare.

Miki Dora hang five_905

Come una comparsa, il surfista della metà del secolo scorso prendeva il suo posto in un palcoscenico già piegato sotto il peso iconoclasta di Pollack e Presley, Ginsberg e Brando, Charlie Parker, Holden Caulfied, e Alfred E. Neuman. Ma Dora non si lasciò sfuggire l’occasione di essere ben più di quella flebile comparsa che il sistema si aspettava che fosse.

Già dalle prime apparizioni sulla spiaggia, si era guadagnato una reputazione come un burlone; si divertiva a sparare razzi di eccedenza dell’esercito al largo del molo di Malibù e una volta, ricordano gli amici,  liberò un intero barattolo di falene all’interno di un teatro durante la proiezione di un surf movie. Molti dei suoi atteggiamenti, però, erano molto più che semplici burle. Al 1967 Malibu Invitational (una delle forse mezza dozzina di gare di surf alle quali Dora partecipò in tutta la sua vita), durante le semifinali, remò su un’onda e, una volta in piedi, lasciò cadere il costume mostrando il fondo schiena alla giuria, per poi andarsene dalla spiaggia.

“Surfo soltanto per piacere” ha dichiarato una volta “ Il professionismo sarà la completa distruzione del controllo che un individuo ha su questo sport. Gli organizzatori dei contest condurranno le danze e collezioneranno profitti, mentre i surfisti faranno tutto il lavoro raccogliendo soltanto le briciole. Inoltre, dal momento che il patto che il mondo del surf ha stretto con i decadenti capitalisti è funzionale solamente a un momentaneo interesse commerciale, alla lunga porterà alla morte di quest’arte. Un surfista dovrebbe riflettere attentamente prima di vendere se stesso a queste ‘persone’, in quanto è come firmare la propria condanna a morte come entità personale. “

Col passare del tempo Mickey divenne sempre più intransigente, scagliandosi continuamente contro la crescente industria del surf e litigando frequentemente con i surfisti in costante aumento sulla spiaggia di Malibù. Alla fine degli anni sessanta scrisse pure un articolo su Surfers magazine in cui si lamentava del carrozzone che stava invadendo il mondo del surf , pieno, a suo avviso “ di Kooks delle peggio specie e colori, maiali, infiltrati, chiaccheroni dall’ego super pompato, grupies e ridicoli giocatori di football”.

Bello e dannato, con un sorriso malizioso ed un basso e affettato modo di parlare , Dora venne ben presto etichettato dalla stampa come “il giovane arrabbiato del surf.”

cheshire_miki_1-305x600

Mai troppo preoccupato delle proprie contraddizioni, Dora tuonava contro la commercializzazione del surf nonostante avesse lavorato come controfigura in alcuni dei film di hollywood -tra cui Gidget (1959), Beach Party (1963), and Ride the Wild Surf (1964)- che maggiormente contribuirono alla massificazione di questo sport. Si rese inoltre protagonista di diverse pubblicità della Hang ten e firmò una sua pro model per la ditta di surf di Greg noll, apparendo per l’occasione in foto crocifisso su una croce fatta di due tavole da surf.

Dora-1

L’atto di Dora toccò un nervo scoperto dei lettori di Surfer magazine facendo letteralmente inondare l’editore di lettere, molte di apprezzamento verso il personaggio, ma moltissime cariche di insulti e nelle quali Dora veniva definito come una persona “Malata e ignorante” che avrebbe dovuto essere “bandita dalla spiaggia”.

La rivoluzione delle shortboard della fine degli anni sessanta lo escluse dall’avanguardia, ma nonostante ciò rimase una presenza fortissima all’interno della scena.

Poi tutto cominciò a precipitare velocemente.

Nel 1973 fu emesso un primo mandato a suo nome per una frode legata al presunto illecito utilizzo di carte di credito. Entrato in un gorgo giudiziario che l’assillò per i successivi due anni, non attese l’emissione del secondo mandato di arresto e nel 1975 , all’età d 41 anni, infranse la libertà vigilata e divenne un latitante.

Frode fiscale, come si era arrivati a questo? Per capire dobbiamo fare qualche passo indietro:

Con il boom e la massificazione dello sport, il sud della California, eldorado di quel mondo in cui Malibù era la capitale e Dora era il re, subirono un brutto colpo. D’un tratto tutto cambiò; quella che era “L’onda perfetta” e lo spot dove buttarsi dietro le spalle i problemi di una vita intera , capitolarono di fronte a una vasta e complicata congettura di forze avverse.

In tutta risposta Dora divenne un ladro e un truffatore.

Miki

Nei tre decenni che seguirono viaggiò costantemente, spendendo molto del suo tempo in Francia e Sud Africa, ma anche in Argentina, Brasile, Namibia, Angola e Australia. Nel 1981 fu arrestato in Francia e lì trascorse tre mesi in galera. Poi tornò a sostenere un processo in California e Colorado, e rimase in carcere per la maggior parte del 1982.

In questo periodo la mistica di Mickey Dora non poté fare altro che crescere e nel 1983 si guadagnò la copertina di un magazine Californiano con un articolo dal titolo “L’estate senza fine. Da leggenda del surf a fuggitivo internazionale, la Cavalcata selvaggia di Mickey Dora”. Surfer magazine pagò 10.000 $- tutt’ora la cifra più alta mai pagata da un giornale di surf- per un lungo e introspettivo articolo in prima persona dal titolo “Milioni di giorni di tenebre” . Tre anni più tardi, Dora dette un ultimo, grande spettacolo pubblico, con un soliloquio amaro-divertente in “ Surfers: The Movie (1990)”. Poi rimase ai margini della scena surf, partecipando solo occasionalmente ad eventi organizzati dai veterani di questo sport.

Continuò comunque a surfare spesso e bene; “Dora è ancora il re “ titolava un articolo dell’allora giovane Derek Hynd uscito su “Australia’s Surfing Life magazine” del 1997 e che descriveva una magnifica corsa di due minuti a Jeffreys Bay, Sud Africa. (Da questo momento in avanti, Dora cambiò cambiato l’ortografia del suo nome in “Miki,” perchè più vicina suo nome di nascita che era “Miklos.”)

miki_dora

In tutti questi anni Dora non ha mai avuto un vero lavoro, e ha vissuto per la maggior parte della sua vita grazie alla buona volontà di amici e ammiratori. Ha raccolto qualche soldo negli anni ’90 e nei primi anni duemila con la vendita di effetti personali, tra cui un bracciale ID e foto di famiglia firmate.

E’ morto di cancro al pancreas all’inizio del 2002, a 67 anni, dopo aver trascorso i suoi ultimi mesi di vita nella casa natia a Montecito, in California. Non si è mai sposato e non aveva figli. I giornali di tutto il mondo hanno dato notizia della sua morte; un necrologio del London Times lo ha descritto come “West Coast archetype and antihero . . . the siren voice of a nonconformist surfing lifestyle.”

fonti:
http://encyclopediaofsurfing.com/entries/dora-mickey
http://www.theinertia.com/surf/miki-dora-was-an-awesome-asshole/
http://www.surfermag.com/blogs/eos/mickey-dora-lives/
http://www.surfermag.com/features/number_14_miki_dora/#WKLymj70l9gTTqp0.97
Annunci