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Surfing Eye. Rick Griffin

Il surf si è legato al movimento di protesta giovanile degli anni 60 più di qualsiasi altro sport o attività ricreativa, quindi non sorprende che l’uso di droghe sia diventato rapidamente un aspetto popolare e spesso ultra celebrato della cultura surf. Già nel 1967 il cartoonist Rick Griffin incorniciò con foglie di Marijuana una sua illustrazione di due pagine per Surfer Magazine e nei surf movies dello stesso periodo le cavalcate dei surfisti erano spesso accompagnate da effetti di post produzione che davano l’impressione che essi lasciassero “tracce acide” sulle pareti. Nel 1970 Wilken surfboard introdusse addirittura un modello dal nome “Meth Model” il cui slogan era “ Pensato per coloro che amano la velocità”, giocato sul doppio senso fra “Speed- velocità” e “Speed- la droga sintetica”. Per chiudere il quadro, il giornalista Drew Kampiom, nel suo articolo sul “1972 World Surfing Championships” di San Diego parlò di “occasionali raffiche di neve” in ironico riferimento all’uso di cocaina da parte dei partecipanti.

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Wilken Surfboard. Meth model

Eroina, droghe psichedeliche e anfetamine sono entrate e uscite dal mondo del surf a fasi alterne, ma è la marijuana che è sempre stata la droga più popolare- complice forse l’influenza dello stile di vita tranquillo e rilassato che si respirava tra le spiagge delle Hawaii.

Comunque sia i surfisti degli anni ’60 e ’70 sembravano maggiormente inclini, rispetto ai loro coetanei , al traffico e allo spaccio di droga, in parte perché erano già membri di una società -il mondo del surf- moderatamente fuorilegge, ma sopratutto perché gli orari flessibili di quel tipo di lavoro ben si sposavano con la necessità di trascorrere il maggior tempo possibile in acqua.Nel 2008 la rivista High Times ha addirittura pubblicato “La storia del surf e il traffico di droga”; un approfondito esame del rapporto tra surf e traffico di droga.

Detto questo, si sente spesso dire che l’uso e l’abuso di droga tra i surfisti non è , in definitiva, così dissimile da quello di un qualsiasi altro gruppo giovanile, ma, a ben vedere, la lista dei surfisti di successo coinvolti in storie di droga è sospettosamente numerosa.

La litania del mondo del surf indissolubilmente legato a tragedie connesse con l’uso di stupefacenti è stata a lungo una fonte di angoscia, tristezza, paura, e interessi pruriginosi. Lasciando dietro di se morti e feriti.

Mike Hynson, co-protagonista di Endless Summer , consumatore di LSD e accolito del guru delle sostanze psichedeliche Timothy Leary , ha dichiarato con rammarico a Surfer magazine : “ Prima che gli acidi fossero dichiarati fuori legge, eravamo ben lontani dalla salvezza”.

Lo stesso Hynson pare abbia avuto più di uno stretto contatto con la “Fratellanza dell’amore eterno” , un organizzazione di produttori e sostenitori dell’uso delle sostanze psichedeliche che operò alla fine degli anni ’60 in California. Il gruppo era composto sopratutto da surfisti locali e portava avanti la convinzione che l’alterazione mentale prodotta dall’uso dell’LSD potesse avere benefici di natura spirituale. Dediti allo spaccio di cannabis, c’è più di un sospetto che abbiano pagato loro i Weather underground per aiutare Timothy leary ad evadere di carcere.

Manifesto della fratellanza dell'amore eterno con un autografo di Mike Hynson
Manifesto della fratellanza dell’amore eterno con un autografo di Mike Hynson

Tornando all’abbraccio fatale tra surf e sostanze; il prodigio di metà anni ’60 Kevin Brennan morì nel 1975 per un overdose di eroina; il campione americano del 1974, Rick Rasmussen è stato ucciso ad Harlem durante una sparatoria legata al traffico di droga. I surfers Hawaiani Tommy Winkler, Rusty Starr, Tim Fretz, e Eric Diaz e il surfista della florida Bruce Valluzzi sono tutti quanti morti per cause legate alla droga. Il big wave rider Peter Davi è morto nel 2008 mentre surfava a Ghost Trees con nel sangue un quantitativo quasi fatale di metanfetamina. Sia l’eroe Australiano Gary Elkerton che il due volte campione del mondo Tom Carrol hanno parlato, nelle loro autobiografie, della loro dipendenza da droghe pesanti.

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L’arresto di Rick Rasmussen su un giornale statunitense

Nel 2010, il tre volte campione del modo Andy Irons, la cui storia di dipendenza era stata per anni uno dei segreti peggiormente custoditi all’interno della comunità dei surfisti, fu trovato morto, apparentemente per attacco cardiaco, in un albergo del Texas. Successivamente esami tossicologici hanno rivelato la presenza di cocaina e metadone nel sangue Irons.

Decine e decine di surfisti molto conosciuti dal grande pubblico hanno avuto , negli anni, problemi legali legati all’uso di droga, tra i molti vale la pena ricordare Steve Bigler, Donald Takayama, Les Potts, Robbie Page, Nick Wood, Maurice Cole, Buttons Kaluhiokalani, e Anthony Ruffo.

Interessante è notare come le droghe che vanno per la maggiore fra i surfisti cambino di pari passo al contesto storico e sociale che li circonda; mentre negli anni ’60 e ’70 le droghe pischedeliche la facevano da padrone, con l’arrivo degli iper tecnologici e iper veloci anni 2000 le metanfetamine hanno guadagnato la ribalta come mai prima d’ora

Affrontare muri d’acqua sempre più grandi e sempre più arrabbiati necessita di una buona di coraggio, ma molti dei big wave rider sembrano aver bisogno anche di qualche aiutino. E’ il caso dei ragazzi di Santa Cruz. Tra gli abitué di Maverick pare che i cristalli siano di casa quanto le tavole sopra i nove piedi; Peter Mel e Darryl “Flea” Virostko, hanno ammesso di aver avuto grossi problemi con le anfetamine – in particolare Virostko, vincitore per ben tre volte del Maverick’s Big-Wave Contest, ha dichiarato di essere stato imbottito di meth per moltissime delle sue migliori sessions – .

La situazione a sud di San Francisco è talmente fuori controllo che le storie che circondano la comunità dei surfisti sono pari soltanto a quelle delle più famigerate gang di strada; spaccio, armi pesanti, arresti e morti di questa piccola ma influente comunità del mondo del surf sono ben raccontati nel documentario di Josh Pomer “The Westsiders”. Uno stile di vita Over the edge che pare la santificazione messianica dell’iconografia di Christian Fletcher.

La risposta intermittente e spesso ipocrita del mondo del surf al consumo di stupefacenti è iniziata con un editoriale del 1967 della rivista Surfer dove si affermava che “nessun vero atleta utilizza stimolanti per migliorare le proprie prestazioni,” e che “la moda di fumare erba passerà presto dalla scena.”
Dalla metà degli anni ’80 poi, come l’industria del surf ha cominciato a crescere in quello che sarebbe presto divenuto un interesse multimiliardario, i riferimenti occasionalmente celebrativi alla droga sono magicamente scomparsi dai media del settore. Ma se l’uso di droghe ha smesso quasi del tutto di essere menzionato, come ha ben sottolineato il giornalista Steve Barilotti, per una ventata di puritanesimo malcelato, questo non ha significato che non si facesse più uso di sostanze.

Durante il World tour del 1990 gli organizzatori hanno introdotto il drug test, sempre a discrezione dei direttori di gara, ma questi test non sono mai stati effettuati perché gli atleti insisterono sul fatto che se loro fossero stati sottoposti ai test, allora avrebbero dovuto esserlo anche i direttori di gara e i giudici. Nel 2012, sulla scia della morte di Andy Irons , la Association of Surfing Professionals ha provato di nuovo a spingere per il test anti-droga, ma ancora una volta lo sforzo è stato tiepido.

In fin dei conti la maggior parte dei surfisti occupa un vasto territorio fra le tragedie legate all’abuso e la devozione verso la sostanza, e ritiene che l’uso di droghe sia stato o sia tutt’ora in qualche modo utile e funzionale. Nel 1994, non molto tempo dopo essere uscito da una dipendenza da eroina della durata di 15 anni, la leggenda Hawaiana Jeff Hakman ha dichiarato che “ i ricordi più belli della mia carriera di surfista sono quelli delle surfate a Honolua Bay con il mio amico Jock Sutherland quando entrambi eravamo fatti di LSD”.

Jeff Hackman
Jeff Hackman

Nel 1990, il pro australiano Cheyne Horan si è espresso a favore della legalizzazione delle droghe di tutti i tipi, mentre il campione del mondo di longboard Joel Tudor ha sempre supportato la legalizzazione della marijuana.

Anche Rob Machado ultimamente ha dichiarato “ Giù alla spiaggia si è nell’ambiente più bello e rilassante che ci sia, e se qualcuno ha voglia di girare un cannone mi sembra il posto migliore per farlo.”

Per tornare a Tudor, è sua forse una delle dichiarazioni più significative riguardo l’argomento; parlando del suo amico e mentore Nat Young in un intervista ha detto “Ci spinse verso talmente tante cose che erano così differenti, e che ci fecero uscire al di fuori dei nostri confini. Voglio dire, sì, siamo andati a contest e tutto il resto, ma ci ha anche fatto prediche sulle buone maniere, il che è divertente che provenisse da lui. Ma ci diceva anche cose folli, come prendere sostanze psichedeliche. E lo abbiamo fatto. E quelli sono stati esperienze e tempi senza prezzo. Perché ho voluto sperimentare le cose che loro avevano sperimentato. Volevo surfare sotto acido, volevo fare tutte queste cose. E l’ho fatto, sotto la sua guida. So che i genitori andrebbero fuori di testa a questo proposito, e mi dispiace dirlo,ma questa è surf culture”

Joel Tudor
Joel Tudor

Thanks to:

http://www.beachbumlovers.com/2013/02/joel-tudor-senza-filtri-ita.html

Don’t Do Meth: The Westsiders Review

http://encyclopediaofsurfing.com/entries/drugs-and-surfing

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