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SkateBoarder Magazine
Vol. 2, No.5
June, 1976
By John Smythe

Universal City è uno di quei luoghi che in realtà non esistono. E’ ciò che gli urbanisti e i promotori immobiliari chiamano “una città da sogno per il futuro”.
Partendo dall’ L.A. City Hall e mettendosi a esplorare la campagna circostante, non ci sarebbe modo di trovarla. In realtà Universal City non è larga un miglio, profonda un acro e neppure lunga un intero isolato. U.C. si trova tra North Hollywood e Burbank, con la schiena contro le colline e una diligente somma delle parti che non ha prodotto nient’altro che un mini grattacielo di vetro nero ; uno sfregio di calcestruzzo con sopra sbiadite lettere di alluminio spazzolato e un vecchio set cinematografico che offre visite da tre dollari che si snodano tra sabbie sintetiche, l’animatrone in pelle vinilica del film “lo squalo” – che brutalmente attacca il tram- e corse simulate su di un treno fuori controllo. Il tutto senza dimenticare la foto di voi con Frankenstein che potete portare a casa con soli 75 centesimi in più. In definitiva, Universal City è, in realtà, soltanto la facciata per i rapporti societari della stessa corporation che possiede Elton John.

Nathan Pratt non sapeva niente di tutto questo; lui era soltanto un ragazzino della spiaggia a cui veniva saltuariamente richiesta qualche intervista per le comparsate come skateboard-stuntman che aveva fatto in qualche film.

Pratt era annoiato. Il suo manager, Skip Engblom, lo sapeva, il coordinatore dell’associazione degli stuntman di cui faceva parte lo sapeva, il cinquantaseienne magnate di b movie e regista di unità secondarie dai pantaloni a zampa di elefante e il frustino di pelle lo sapeva. La cosa più importante però era che lo sapevano anche la starlette ventitreenne e il suo segretario, perché il loro lavoro pomeridiano consisteva nel tenere a bada una frotta di diciassettenni SkateNazi mentre i ragazzi grandi (agenti, dirigenti, direttori, coordinatori di stunt, uomini del sindacato, ecc.) si occupavano degli affari. Capirono che il ragazzo si sarebbe rapportato sicuramente meglio con intorno qualcuno della sua età. Solo che lui in realtà non riusciva a relazionarsi con nessuno perché in vita sua non era mai stato così tanto nell’entroterra, tranne quella volta in cui era andato in Texas per il contest di surf, ma quello almeno era dall’altra parte dello schifoso e puzzolente deserto, mentre qui era soltanto dall’altra parte della San Fernando Valley. Lei lo aveva già portato in giro per lo “Studio Tour” e per il ristorante dove mangiano le star durante le riprese dei film. Lì, tra un panino al roastbeef e l’altro, lei lo presentò a “qualcuno come Martin Milner” che interpretava un poliziotto in una serie TV. “Non potresti presentarmi Dracula o Gidget invece di questo qui? “ chiese Pratt.

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La ragazza si era addirittura spinta così lontano da offrirgli più diversivi di quegli che voleva, in particolare alla luce del fatto che il mare sarebbe stato glassy tra non meno di novanta minuti. Di conseguenza, Nathan se ne stava fermo in pedi, dietro alla torre di vetro, con l’aria annoiata.
Il manager Skip aveva ormai lasciato il 93 per cento dei dirigenti sotto al tavolo a furia di bere, era riuscito a far passare tutta la sua linea e ormai stava per recuperare il pesce che aveva saldamente preso all’amo.
“Beh il mio ragazzo sembra un po’ turbato” disse ai capoccia “ Credo che voi ragazzi fareste meglio a fare qualche buona proposta, in modo da risvegliargli un po’ l’interesse. ”
Così cominciò la contrattazione, Nathan continuava a guardare impassibile, mentre Engblom appariva vagamente minaccioso. Finalmente, qualcuno propose 300 dollari a piede e Skipper borbottò ” Vi costerà più di 15 piedi, e vi assicuro che non ne ha mai saltati meno di 12 ”.
Detto questo tutti si strinsero le mani e si avventurarono nel parcheggio dove Pratt saltò da un tetto giù per strada. Le telecamere cominciarono a ronzare e tutti rimasero a guardare a bocca aperta.
Mentre tornavano a casa con la limousine degli studios, Pratt e Engblom risero come dei pazzi.
Nathan andò ai tropici con la sua parte di bottino e Skip andò a Hollywood Park.

Skip Engblom, Craig Stacyk e Jeff Ho
Skip Engblom, Craig Stacyk e Jeff Ho
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