I Black Glag fotografati da Glen E Friedman
I Black Glag fotografati da Glen E Friedman

Ci sono un sacco di punti di partenza per affrontare un argomento così delicato come la commistione tra la cultura skate e la musica rock; così, la scelta che è venuta naturale è stata quella di partire dall’inizio. Non da un inizio cronologico però, troppo difficile da definire, ma da un inizio soggettivo. Qualcosa di personale e allo stesso tempo emozionale; lontana da qual si voglia classifica di importanza o influenza.
Allora ho chiuso gli occhi e la prima cosa che mi è venuta in mente, pensando al walkman che tenevo in tasca a 15 anni mentre bucavo le prime scarpe sul grip, sono stati loro. Quelli che probabilmente hanno aiutato Jay Adams a stare in piedi nella sua cattiva strada.
E’ proprio sulla costa dorata della California infatti che cominciò il connubio fra il neonato movimento punk-hardcore e la scena skate. A documentarlo ci sono, tra le altre cose, le foto di Glen E. Friedman – uno degli storici fotografi “Dogtown”- che seguì con analogo interesse i due mondi che crescevano assieme, incontrandosi e influenzandosi a vicenda. Sotto la lente del ragazzo sono passati tutti: da Tony Alva ai Dead Kennedys, da Peralta ai Misfits, da Jay Adams ai Black Flag. Ed è proprio da quest’ultimi che abbiamo scelto di partire.

Black-Flag-logo

Sono la fine dei settanta a Hermosa beach California e anche qui, come nel resto del mondo d’altronde, si comincia a sentire nell’aria quella vibrazione brutale e salvifica che, di li a poco, sarebbe esplosa nel punk rock. Quaggiù però non siamo in Inghilterra e il seme sparso da Iggy e dai Ramones prima, e dai Sex pistols dopo, viene raccolto e trasformato in qualcosa di nuovo e radicale; l’isolamento, la depressione, la nevrosi e la paranoia che l’onda lunga della rivoluzione psichedelica ha lasciato dietro di se in questa lingua di sabbia dorata e oceano, si accoppiano con la rabbia e il cemento dei canali di scolo driftati dall’uretano delle ruote degli skateboard, dando vita all’hardcore punk.
Greg Ginn, da solo all’inizio e con l’aiuto di Henry Rollins poi, fonda quelli che saranno i precursori del genere, i Black flag.
A partire dal nome e dal logo , che richiamano la bandiera nera, da sempre simbolo del pensiero anarchico , i Black flag si distinguono per un punk compulsivo e nichilista, con testi dallo spirito anti-autoritario e anti-conformista. Il gruppo, oltre a divenire un simbolo e un punto di riferimento per la scena indipendente e underground di fine anni ottanta , è entrato nell’olimpo del rock divenendo con gli anni un vero e proprio fenomeno di culto.
Del resto i soggetti, oltre alla musica, ben si prestano a un’iconografia rock di tutto rispetto. Gli inizi sono di quelli che si presentano col botto, con il logo della band che viene sparso sui muri di tutta la città da sostenitori armati di bombolette, che nelle notti di luna piena calavano dai sobborghi balneari di Venice e Dogtown fino ai tranquilli quartieri residenziali, lasciando le quattro barre nere dappertutto, quasi fossero una rivendicazione di identità. I primi concerti poi, erano delle vere e proprie arene che finivano inevitabilmente con i lampeggianti blu che arrivavano a sedare l’ennesima rissa.

black flag friedman 2black-flag graffiti

Nonostante i problemi di ordine pubblico la band andò avanti a incidere EP ( Nervous Breakdow, Six Pack) e a fare concerti trovando, proprio durante uno show a Washington, quello che sarebbe diventato il loro frontman storico. Durante un bis infatti, un fan riuscì a saltare sul palco e a cantare una canzone insieme al gruppo; la sua performance piacque talmente tanto che i membri della band, già da tempo incalzati dal grosso problema di trovare un cantante “intonato” ( e che non scappasse appena sentiva le corde vocali sfilacciarsi), gli proposero di rimanere in pianta stabile. Fu così che Henry Rollins entrò nei Black flag, era il 1981.

Quell’anno il gruppo incise il primo album completo “Damaged ”, uno dei più evocativi dischi punk di sempre, ma il manager della casa discografica che doveva pubblicarlo si rifiutò perché considerava negativo il messaggio che portavano. L’album fu quindi pubblicato dalla SST che di li a poco sarebbe diventata la più importante etichetta indipendente della storia del rock) e i membri del gruppo pensarono bene di porre sulla copertina un adesivo con su scritto “ Come genitore, credo che questo sia un album contro i genitori”. Esattamente le stesse parole che il presidente della MCA aveva usato quando si era rifiutato di pubblicare il disco. Gli anni con Rollins furono molto produttivi e in cinque anni il gruppo pubblicò sei album : Damaged, My War, Family Man, Slip it in, Loose Nut, In my Head, fino allo scioglimento avvenuto nel 1986. La produzione non è però finita qui perché nel 1987 esce Wasted…Again, una raccolta delle migliori canzoni del gruppo e nel 2013 è stata annunciata una reunion del gruppo, seppur senza Rollins, che promette di rilasciare addirittura un nuovo album, il primo dal 1985. Staremo a vedere…

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