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SkateBoarder Magazine 
Vol. 2, No.5 
June, 1976 
By John Smythe

TONY ALVA

Tony Alva veniva dai Banks e dai canyon di Nothern Point. Lui e i suoi amici non “andavano a scuola” insieme. Di solito surfavano tutte le mattina durante la bassa marea e skateavano i banks e i canyon durante il pomeriggio, quando si alzava il vento a rovinare le onde. Erano famosi per quanto fossero veloci. Tony non sapeva da dove era venuta fuori questa loro reputazione e , sinceramente, non gli importava. Sapeva soltanto che non gli piaceva.
Un giorno qualche amico gli parlò del contest alla Sport Arena. “Premio in denaro” fu l’unica cosa di quello che gli dissero che gli rimase in mente.
I suoi sponsor furono d’accordo, così diventò un pro a tutti gli effetti. “Pensai che mi sarei divertito e magari avrei anche potuto tirar su qualche soldo, inoltre avevo bisogno di una macchina nuova”. Così lui e i suoi amici andarono all’arena, l’orgoglio di Exposition Park. Tony fece il miglior tempo nelle eliminatorie di slalom e vinse il Cross Country. Il suo amico Bob Biniak arrivò secondo. Dopo aver ricevuto l’assegno di $ 500, Alva dichiarò, “Prendi i soldi e scappa, figlio!” .
Una settimana dopo Tony fu stato avvistato nelle isole.

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Tony Alva

PERALTA

Stacy Peralta partecipò al suo primo contest quasi per gioco e, otto mesi dopo, era il numero tre nel freestyle ai Mondiali di Skateboard al Los Angeles Sports Arena. Questo riconoscimento non contava niente per lui; aveva sempre fatto tutto soltanto per divertirsi e, comunque, era già abbastanza stanco di tutta la scena. Poi ci fu la goccia che fece traboccare il vaso; una sera , quando era a casa di sua nonna, le disse che era diventato il numero tre al mondo e lei, dopo aver sfogliato una rivista di Skate, gli disse “ Ma se non ti vedo da nessuna parte Stacy…”
“Si, lo so” gli rispose.

“Beh Stacy, mi sembrerebbe giusto che tu fossi su questa rivista visto che sei il numero tre al mondo”

“Si, immagino di si , ma la realtà è che non ci sono” replicò.

“ E allora perché lo fai?” chiese sua nonna.

“Beh per divertimento, credo”

“E ti stai divertendo?”

Stacy ci pensò sopra e decise di smettere con i contest per un po’ e , visto che c’era, decise pure di mollare il college per qualche tempo e di andarsene in giro a surfare.

Il giorno dopo John Arnold chiamò Peralta dall’Australia. Gli disse che la Golden breed Australia voleva portarlo laggiù ,con tutte le spese pagate, per mostrare agli Australiani di cosa fosse capace con lo skateboard. Stacy pensò che fosse una buona occasione, così salì sul primo volo disponibile.

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Stacy Peralta

Su una ripida collina battuta dal vento, all’interno di un canyon dimenticato da Dio, si era riunito un gruppo di skater. Non avevano né un nome né un volto, ma avevano un unico, comune obiettivo: fare una sfida ad alto livello, senza fronzoli né sponsor; un contest “non-contest” insomma. Erano in diciassette in tutto, rappresentanti di diversi livelli esperienziali di skateboard. Le regole per la sfida erano semplici: ognuno avrebbe messo sul piatto 100 dollari e ci sarebbe stata una gara di velocità senza limiti di sorta all’equipaggiamento ( nessuna restrizione sul diametro delle ruote ne sulla dimensione della tavola). Sarebbe stato il cronometro a decidere; il vincitore avrebbe intascato tutto il bottino e poi avrebbe pagato per l’intrattenimento ( i rinfreschi , in casi come questo, sono una spesa considerevole).

I vantaggi di questo tipo di eventi sono evidenti, facendo tutto quanto da soli si bypassa l’apparato burocratico e finanziario e non ci sono problemi né di assicurazione né di vigilanza. Per non parlare di tutti quanti i fastidi inerenti alla situazione “ufficiale” di un contest. Nel nostro caso inoltre, questo tipo di situazione non strutturata corrispondeva totalmente alle esigente degli skaters (dopo tutto i concorrenti erano anche gli organizzatori).
Così uno dei partecipanti ha commentato “ L’intera cosa è molto più sincera senza intermediari”.

Le implicazioni quindi sono : “ Se i contest organizzati non rispecchiano le vostre esigenze…Beh allora chi ne ha bisogno?”
Semplicemente fate da soli; chiamate a raccolta i vostri amici, prendete le tavole, avventuratevi su per le colline, mettete i soldi sul piatto e buttatevi di sotto.

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