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Buttons fotografato da Warren Bolster nel 1978

Montgomery Ernest Thomas Kaluhiokalani nacque a Honolulu nel 1958, figlio di un membro delle forze armate che, ben presto, si trasferì con tutta la famiglia a Waikiki. All’età di cinque anni sua nonna notò che i suoi stretti riccioli neri sembravano tanti bottoni cuciti alla sua testa e cominciò a chiamarlo affettuosamente Buttons ( bottoni), soprannome che l’ accompagnò per tutta la vita.
Cresciuto in giro per la mitica North Shore di Oahu, Buttons cominciò a surfare a nove anni e a quindici aveva già iniziato a collezionare titoli sportivi nei campionati Juniores di surf. Raggiunse le luci della ribalta nel 1975, quando lui e il suo amico di sempre Mark Liddell, surfando le innovative stinger boards shapeate da Ben Aipa, portarono il surf sulle piccole onde a un livello di performance mai visto.

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Le stinger boards di Ben Aipa

Come Larry Bertlemann prima di lui, Buttons aveva uno stile fluido e rilassato e , più che Bertlemann – o virtualmente più di qualsiasi altro surfista a parte Kelly Slater – Buttons risultava spontaneo e innovativo, inanellando cutbacks, tuberides, tailslides e 360 con un genio così istintivo da far sembrare tutto facile come fare una passeggiata.
Dotato di un carattere prorompente, solare e irriverente , Buttons – che era solito definirsi metà nero, metà hawaiano e un po’ cinese – fu una delle personalità hawaiane più in vista della fine degli anni settanta.
Spirito libero e anticonformista Kaluhiokalani, benché piazzatosi terzo al Pipeline master del 1981, non riuscì mai a focalizzarsi a pieno sugli aspetti competitivi del surf professionistico. “Si approcciò alla sua carriera”, scrisse il giornalista di surf Phil Jarratt, “con tutta la fermezza e la tempistica di un pollo con la testa tagliata.”
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Il suo approccio impulsivo e non conformista alla vita, assieme a un ambiente sociale – quello del mondo del surf hawaiano – che ancora in quegli anni esisteva ai margini della legalità, lo portarono, ben presto, a confrontarsi con l’uso di sostanze stupefacenti. A partire dal 1985, a causa della sua grave dipendenza dalla cocaina, Buttons fu costretto ad abbandonare la scena del surf professionistico.
Ne stette fuori fino al 1996 quando , improvvisamente, riapparve più forte che mai. Nonostante si dichiarasse pulito e affermasse che le droghe dopotutto “ non erano poi questo gran che”, nel 1998 fu nuovamente arrestato durante un’irruzione della polizia in un laboratorio di metanfetamina sulla North shore. Le accuse contro di lui furono in seguito ritirate, ma il fatto che parte dell’ambiente local hawaiano fosse ancora legato ad un certo tipo di mondo saltò agli occhi di tutti.
Nel 2007 le sue vicissitudini giudiziarie raggiunsero di nuovo il grande pubblico quando la sua condizione di “imputato libero su cauzione che non si presenta all’udienza” divenne l’obbiettivo di un episodio di un reality relativo ai casi seguiti da un cacciatore di taglie ( Dog the Bounty Hunter ).
Vedere i suoi demoni esposti al pubblico ludibrio colpì profondamente Buttons, che col tempo era divenuto una vera a propria leggenda vivente, e lo spinse a cercare di mettere la parola fine alla sua dipendenza , ormai trentennale, dalle sostanze stupefacenti.
Nel 2012 la rivista Surfer dedicò un articolo intero a Buttons e alle sue battaglie, mostrando un uomo ormai cinquantenne in perfetta forma fisica e ancora in grado di sparare 360 e slash back da far invidia a molti imberbi. Nel 2013, dopo una battaglia contro il cancro ai polmoni, morì mentre stava dedicandosi a pieno al suo nuovo progetto, la Buttons Surf School di Oahu. Aveva 54 anni e ha lasciato otto figli e altrettanti nipoti.

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