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Mark Twain, uno dei maggiori scrittori americani del diciannovesimo secolo e autore di romanzi di avventura divenuti ormai patrimonio della letteratura classica ( Le avventure di Tom Sawyer e le avventure di Huckleberry Finn), fu, assieme a Jack London, uno dei primi scrittori a parlare del surf al pubblico americano.
Twain , all’età di trent’anni, era ancora sconosciuto al grande pubblico quando fu inviato, come corrispondente per il Sacramento Union Newspaper a Kona Cost, sulla Big Island delle Hawaii per scrivere una sorta di resoconto per la rubrica del giornale che trattava di viaggi in luoghi esotici.
In quell’occasione si trovò a documentare una pratica, per lui nuova ed affascinante, che vedeva praticare agli indigeni del luogo: il Surf, o meglio il surf-bathing, come ebbe a chiamarlo lui.

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Surf Bathing success

Nell’articolo lo scrittore descrive con dovizia di particolari una disciplina che lo aveva attratto fin dal primo momento. Prima di lui, il surf era già stato parzialmente descritto , a volte pure con un senso di interessato apprezzamento ( il capitano James Cook, dopo aver osservato un surfista in canoa a Tahiti, osservò che il pilota sembrava provare “il piacere più supremo” nel surfare la sua onda) , ma nella maggior parte dei casi, prima dell’articolo di Twain, questa attività era raccontata con un malcelato senso di disapprovazione.
La maggior parte di quelli che avevano scritto della pratica indigena del surf erano infatti missionari calvinisti, come Hiram Bingham, che presentò il surf come una disciplina “in opposizione ai rigorosi principi del calvinismo e espressamente contro le leggi di Dio.”
Twain non la pensava affatto così e si spinse fino a provare egli stesso l’emozione di cavalcare un’ onda.
Questo è l’articolo in cui parla di questa esperienza:

 

In un posto ci siamo imbattuti in una grande comunità di indigeni nudi, di entrambi i sessi e di tutte le età,che si divertivano con il passatempo nazionale , il surf-bathing.
Ognuno di questi pagani, remava tre o quattrocento yarde fuori dalla costa, portando con se una piccola tavola di legno; poi, una volta fuori, si girava verso la costa e aspettava un flutto particolarmente prodigioso, per poterlo cavalcare. Al momento giusto lanciava la sua tavola giù dalla cresta dell’onda e ci saliva sopra, fischiando via come una bomba. Neanche un treno espresso lanciato a tutta velocità avrebbe potuto spingerli a una velocità maggiore.
Ho provato io stesso il surf-bathing una volta, ma ho fallito miseramente. Avevo la tavola posizionata al posto giusto e al momento giusto, ma non sono riuscito a connettere le cose assieme.
La tavola ha colpito la costa in tre quarti di secondo, senza nessun carico sopra, ed io sono stato schiacciato sul fondo più o meno nello stesso tempo e con un paio di barili d’acqua dentro di me. Nessuno, se non i nativi, può padroneggiare l’arte del surf-bathing.

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Surf bathing failure

L’articolo era accompagnato da due piccole illustrazioni, una intitolata “ surf-bathing success” in cui erano rappresentate tre giovani native che, a seno scoperto, scivolavano serenamente su di un’ onda con le loro tavole di legno; e un’altra, intitolata “surf-bathing failure” in cui era rappresentato un baffuto uomo bianco, con le gambe all’aria, travolto dalla cresta di un’onda e che precipita a testa in giù verso il fondo del mare.
Jack London, nel 1907, è stato il successivo famoso scrittore americano a visitare le Hawaii e a tentare la fortuna sul surf.

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