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Stacy Peralta e Bob Biniak si trovavano sulla terza corsia est dell’autostrada che porta a Ventura, in cerca di una piscina che avrebbe dovuto vagamente trovarsi a nord di Hollywood Boulevard, quando improvvisamente un bollettino interruppe le trasmissioni alla radio. La notizia flash riguardava una donna che stava prendendo il sole a Miami Beach, utilizzando uno di quei simil-specchi metallizzati e riflettenti, che negli annunci pubblicitari sono garantiti per raddoppiare l’ abbronzatura. L’appassionata della tintarella, sembrava essersi oliata ben bene e poi essersi sdraiata in quella che sarebbe diventata la sua fossa solare; la malcapitata infatti aveva subito un colpo di calore, era svenuta ed era stata ritrovata dal marito sette ore più tardi letteralmente arrostita a morte.
Biniak, un maestro del classico eufemismo, aveva ironicamente commentato: “Questo è uno dei modi più impegnativi che ho sentito per ottenere una buona abbronzatura ”
La notizia fu immediatamente seguita dall’annuncio che l’avvocato dei consumatori Ralph Nader stava lanciando una ricerca sui prodotti abbronzanti pericolosi per la salute.
La storia servì come combustibile per la loro fantasia, alimentando tutta una serie di speculazioni bizzarre che andarono avanti per tutto il tempo in cui guidarono per i viali di Hollywood alla ricerca della pool.
Quando finalmente individuarono la piscina, tutte le energie furono destinate alla ricerca di un parcheggio nascosto, a trovare un modo di introdursi nella proprietà privata, a cercare possibili vie di fuga e a posizionare un buon punto di osservazione dove piazzare un palo.
A metà della session di skate, diversi ragazzi locali arrivarono a vedere quello che succedeva e cominciarono a conversare: “Ehi, quel ragazzo sembra proprio Stacy Peralta,” disse uno dei ragazzi a Biniak, che seccamente rispose: “Sì, in effetti ci somiglia un pò”.
Biniak, che gestiva diplomaticamente la situazione, rimase stupito dalla dichiarazione successiva del ragazzo. “ Tony Alva era qui questa mattina. Abbiamo skateato con lui per quattro ore e ci ha portato a pranzo; mio fratello ha pure avuto il suo autografo.”

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Ora Biniak, che aveva creduto al tragico destino della donna cotta dall’abbronzatura senza fare una piega, era più che scettico sulla verità di queste rivelazioni ( specialmente per via del fatto che aveva parlato con Tony al telefono quella mattina, e Alva si trovava alle Hawaii dove era appena tornato da surfare Pipeline con Rory Russell e Bunker Spreckels). I ragazzetti, vedendo che Biniak non pareva per niente impressionato dalla loro storia cominciarono a chiedergli “Hai sentito parlare di Tony Alva, non è vero?» Biniak ci pensò su per un po ‘, poi cominciò con il suo interrogatorio: “Voi ragazzi avete visto Tony Alva? . . . Poprio qui? . . . Questa mattina?. . . e Vi ha dato il suo autografo? Bene, allora vediamolo un po’ questo autografo. ”
I ragazzi allora tirarono fuori l’autografo in questione, che in effetti assomigliava vagamente a quello del suo vecchio amico di Dogtown. Dopo aver attentamente esaminato la firma, Biniak scosse la testa e disse: “L’unica Tony Alva di cui io abbia mai sentito parlare sta alle Hawaii adesso, ho parlato con lui giusto stamattina.” Peralta guardò Biniak, alzò le spalle, e in coro i due scugnizzi di Dogtown dissero: “Stiamo parlando di Tony “Mad Dog” Alva, non di quello che voi ragazzini credete di conoscere.”
Avendo già skateato abbastanza, gli Z-boys decisero allora di spostarsi altrove, totalmente perplessi riguardo l’enigma delle molteplici apparizioni di Mad Dog. Una volta in macchina poi, i due cominciarono a ridere in maniere incontenibile pensando che da qualche parte nel selvaggio North Hollywood c’era qualcuno che andava in giro vestito come Tony Alva, magari indossando una parrucca con i dreadlock, skateando una falsa Mad Dog model e facendo autografi ai ragazzini.
Una cosa era certa però, quel qualcuno poteva anche apparire come Tony Alva, ma sicuramente non avrebbe mai skateato come lui.

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