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Alla fine degli anni 70 la California era un enorme organismo che continuava a digerire sogni infranti, espellendoli sotto forma di affermazioni radicali della propria diversità.
La sottocultura skate, il surf e l’hardcore punk – con la loro smisurata esigenza di libertà – fanno tutte quante parte dell’onda emotiva di reazione allo stagnante e repressivo panorama di un paese che aveva fretta di scrollarsi di dosso l’impulso “rivoluzionario” della generazione del Flower Power.
La marginalità come senso di appartenenza è stata , da subito, un forte punto di contatto fra la cultura punk e quella skate, entrambe ritagliate intorno alla rivendicazione orgogliosa della propria individualità; è stato quindi naturale che, in più occasioni, si sia manifestata una fusione culturale tra questi due approcci alla vita.
Agli albori del movimento punk californiano Henry Rollins, della seminale band Black flag, urlava : “ i was so wasted/ i was a hippie/ i was a burnout / i was a dropout / i was out of my head/ i was a surfer / i had a skateboard.” che costituisce, senza dubbio, la prima manifestazione musicale e lirica dell’idea di skateboard come attività auto-emarginante, inserita all’interno della scena hardcore. Lo stesso Tony Alva, d’altra parte, ebbe a dire “ La prima volta che mi trovai a un concerto punk mi sembrò che tutto quanto fosse lì a dire ‘ Andate tutti quanti a farvi fottere! Qua facciamo tutto a modo nostro!’ che è esattamente il tipo di approccio libero alla vita che ho sempre associato al fatto di essere un surfer e uno skater”.

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Un messaggio lasciato dagli skaters all’ Hungtinton beach police department

In quel periodo da Berkley a San Diego, giù per tutta la costa del Golden State, era un proliferare di gruppi che prendevano la furia iconoclasta dei Sex Pistols e la mischiavano con una foga tutta americana, amplificando il dramma esistenziale e accelerando ritmi e potenza sonora.
Oggi saliamo su a nord, a San Francisco per la precisione, e parliamo di quelli che spinsero il nichilismo oltre le proprie frontiere, portando il livello dello scontro su di un piano più ampio, quello politico; parliamo dei Dead Kennedys.
I Dead Kennedys si formarono nel giugno del 1978 nella città del Golden Gate, quando il futuro cantate e mentore della band Jello Biafra – che prese a prestito il nome da un marchio commerciale di un dolce gelatinoso (Jell-O) miscelato con il nome di una regione secessionista nigeriana – , rispose a un annuncio pubblicato su di una rivista musicale dal chitarrista East Bay Ray.
La formazione originale era composta da Jello Biafra (Eric Boucher) alla voce, East Bay Ray e 6025(Carlos Cadona) alla chitarra, Klaus Flouride (Geoffrey Lyall) al basso e Ted (Bruce Slesinger) alla batteria.
I cinque si affacciarono al genere dopo essere rimasti segnati dai concerti che i Damned e i Sex Pistols fecero a San Francisco e , una volta assieme, dettero vita ad un’amalgama musicale inedito, dalle implicazioni politiche e sociali così potenti da scardinare i confini del genere.
Jello Biafra , d’altronde, era un noto attivista politico, conosciuto a San Francisco per essersi candidato a sindaco, nel 1979, con un programma elettorale pseudo-anarchico – che prevedeva, tra le altre cose,  che i poliziotti, al posto delle divise, indossassero vestiti da clown – , ottenendo il non trascurabile risultato di arrivare quarto, col 3,5% dei voti, su dieci candidati.
Nello stesso anno uscì il primo, incommensurabile, LP del gruppo: Fresh Fruit For Rotting Vegetables. L’album, caposaldo dell’intero genere, è un mix perfettamente congegnato di violenza sonora e rivendicazioni politiche; tutto quanto suona come uno schiaffo in faccia alla status quo, a partire dalla cover – che rappresenta delle auto della polizia date alle fiamme durante una delle giornate dei White riots – per finire con i testi zeppi di ironia iconoclasta . Il nome stesso del gruppo suona come una bestemmia : Kennedy morti.

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Tale è l’effetto negativo che il nome del gruppo e la copertina del disco hanno sulla reputazione della band, che l’etichetta discografica incontra delle serie difficoltà nella distribuzione dell’album e nell’organizzazione dei concerti. La musica, però, oltrepassa ogni censura e conquista il cuore delle migliaia di ragazzi, che vedono il paese dove vivono come una grossa macchina ingorda di denaro e avida di speranze. Ragazzi che spesso passano le proprie giornate a grindare canali di scolo con lo skateboard sotto i piedi e la canzone inno del gruppo, Caifornia Uber alles, nelle orecchie.

partylpDopo il primo album, considerato da molti come il loro massimo capolavoro, il gruppo , passato indenne attraverso alcuni cambi di line up, va avanti pubblicando l’EP In God We Trust, Inc., nel quale il suono diviene ancora più estremo. Oltre alla controversa copertina, che rappresentava un Cristo in croce, con la croce raffigurante una banconota da un dollaro, i testi di Biafra mostrarono un’evoluzione della componente politica e sociale. Più il tempo passava quindi, più il gruppo di San Francisco andava radicalizzandosi, divenendo un vero e proprio bulldozer anti sistema in contrasto con tutti i maggiori elementi del potere Statunitense: la religione, il governo, la borghesia e le multinazionali.
Non passa neppure un anno che, nel 1982, il gruppo rilascia un nuovo Ep, Plastic Surgery Disasters. Anche in questo caso, il suono della band, sembra voler distruggere i coni delle casse dal quale esce e i temi trattati – a partire dalla cover, che rappresenta la mano rinsecchita e cadaverica di un bambino africano sostenuta dalla mano ben pasciuta di un uomo bianco – continuano a essere permeati da una forte componente anti capitalista.
Gli anni successivi, i Dead Kennedys, li passeranno girando in lungo e in largo i cinque continenti, impegnati in una serie infinita di concerti dal vivo, riuscendo così a guadagnarsi un vasto seguito underground.
Il disco seguente, Frankenchrist, del 1985, causò seri problemi con il Parents Music Resource Center, tanto che il gruppo fu costretto a ritirarlo dal mercato per pubblicarne una versione censurata nel 1986, priva dei disegni di Hans Ruedi Giger considerati scabrosi. Il clima ostile che venne a crearsi attorno al gruppo, acuì i contrasti tra i membri della band e l’autorità degli Stati Uniti. Contrasti che sfociarono nella condanna, a carico dei componenti del gruppo, a 14 mesi di carcere (evitati con la condizionale) e al pagamento di 2.000 dollari di multa. Successivamente, nonostante la versione censurata non contenesse più alcuna immagine oscena, l’album venne comunque ritirato dalla vendita in molti negozi.

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La cover originale dell’album FrankenChrist

Nel 1986, i Dead Kennedys si sciolsero a causa di dissidi interni. Prima di porre definitivamente fine alla loro avventura però suonarono ancora una volta dal vivo e, durante l’estate, registrarono il loro ultimo disco, Bedtime for Democracy.

Chistian Fletcher in un video d’annata con la colonna sonora dei Dead Kennedys.

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