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Testo : Dario Nincheri
Foto : David Marsili

Tre picchi che rompono su di un tavolato roccioso, una delle migliori onde del centro Italia e un panorama mozzafiato; questo, e molto altro, è il Lillatro.
Generazioni di surfisti sono cresciute cercando di trovare il proprio posto sul picco centrale e affollando la spiaggia e il parcheggio antistante lo spot, fino a creare una delle più numerose e localizzate comunità surfistiche d’Italia.
Le non poche volte che i picchi lavorano a dovere, può capitare di infilarsi in profondi tubi turchesi che si materializzano sullo sfondo come fossero elementi di un quadro surrealista; alzando gli occhi all’orizzonte, infatti, si possono vedere, a due passi dalla spiaggia, tre mastodontiche ciminiere; entità fuori luogo e fuori tempo che dipingono un panorama alieno, assurdo e, allo stesso tempo, affascinate.
E qui sta il nodo centrale del problema; La Solvey di Rosignano.
La Solvay è un azienda chimica Belga, fondata nel 1863, che nel 1914 ha aperto nel comune di Rosignano Marittimo ( per la precisione proprio di fronte allo spot del Lillatro) uno stabilimento chimico per la fabbricazione della soda caustica, del bicarbonato e del carbonato di sodio.
La connessione tra la fabbrica e il territorio, per il lavoro e l’indotto a essa connesso, è così forte che la zona – che dall’industria ha preso addirittura il nome “Rosignano Solvay”- ha scavalcato, in quanto a notorietà, il comune di Rosignano Marittimo di cui , di fatto, è una frazione.

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Lillatro. Foto : David Marsili

Facendo una ricerca in rete, sui siti che si occupano delle problematiche connesse a quel tratto di mare , ci si rende conto che dallo stabilimento livornese esce la quasi totalità della produzione di carbonato di sodio utile all’industria italiana e che questa produzione massiccia crea inevitabilmente un gran quantitativo di rifiuti che vengono scaricati in aria, in terra e in mare, attraverso il canale di scolo chiamato “il fosso bianco”. Quasi ovunque ci si imbatte nella notizia che la quantità di inquinanti presenti nel tratto di costa di fronte alla Solvay è così elevato che nel rapporto Onu del 2002 , l’Organizzazione ha incluso Rosignano Solvay tra i 15 luoghi costieri più inquinati d’Italia. Secondo le stime infatti, nel tratto di mare antistante le Spiagge bianche sarebbe concentrato il 42,8% dell’arsenico totale riversato nel mare italiano. Ed il mercurio scaricato dal fosso di scarico inquinerebbe le acque di fronte alla fabbrica fino a 14 chilometri dalla costa.

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Tabella sulle emissioni in acqua di metalli e composti estratta dalla dichiarazione PRTR che l’azienda deve fornire all’European Pollutant Release and Transfer Register

I danni che questo tipo di sversamenti in mare hanno procurato all’ambiente circostante in tutti questi anni, ancora non è possibile calcolarli in modo preciso. Quello che cercheremo di capire, però, è la portata del fenomeno e quanto la presenza di questo gigante industriale possa essere dannosa per l’ambiente, la popolazione, i bagnanti e per le centinaia di surfisti che passano giornate intere a mollo nell’acqua di fronte alla fabbrica;
ma andiamo con ordine.
La Solvay, dai primi anni del ‘900, tramite il fosso che collega direttamente gli impianti al mare, sversa in acqua solidi pesanti e metalli come mercurio, arsenico, cadmio, cromo, ammoniaca e solventi organici potenzialmente cancerogeni.
Capire le reali dimensioni del problema non è cosa facile. In rete ci si trova di fronte a una tale quantità di dati che suona quasi come una cacofonia; da un lato ci sono le interrogazioni parlamentari (http://parlamento16.openpolis.it/atto/documento/id/50945) e le denunce delle associazioni del territorio , dall’altro le dichiarazioni dell’ARPAT Toscana che , se da una parte sembrano rassicuranti (sopratutto per quanto riguarda le possibilità di balneazione) , dall’altra paiono confermare le preoccupazioni in relazione alla massiccia presenza di mercurio in mare.
Se si prestasse ascolto alle ragionevoli perplessità di chi, da anni, porta avanti una battaglia serrata contro il ( più che-)presunto inquinamento della fabbrica si evincerebbe che, nonostante il mercurio non venga più scaricato a partire dal 2007 (in seguito ad un accordo di programma che imponeva di chiudere l’elettrolisi a mercurio sostituendola con quella a membrana), esso sarebbe ancora presente su un’estesa superficie di mare. In particolare nell’interrogazione si parla dello sversamento, negli anni, di oltre 400 tonnellate di mercurio nel tratto di mare nelle immediate vicinanze della fabbrica; fatto verbalizzato anche dalla conferenza di servizi nel luglio 2009, e poi confermato dall’ARPAT Toscana.
Farsi luce tra le decine di articoli riguardo l’argomento però è un impresa di non poco conto, specialmente per il fatto che spesso ci si trova impantanati in argomentazione portate avanti da personaggi di dubbia credibilità, le cui credenziali vengono inevitabilmente minate da sparate su scie chimiche e induzione di terremoti.

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Come procedere allora?
Importante è leggere i dati reali senza farsi prendere dal sensazionalismo e dal complottismo. A questo proposito è molto interessante la documentazione che riguarda il processo nel quale, grazie anche ad un esposto di Medicina Democratica, è stata trascina la Solvay nel 2013. Sul banco degli imputati sono stati portati , assieme alla direzione, anche 4 ingegneri; per l’accusa infatti ci sarebbero stati almeno 4 punti di scarico a mare abusivie sconosciuti all’ARPAT e una procedura per annacquare i fanghi e aggirare così i limiti di legge. In fase di processo la Solvay ha presentato una richiesta di patteggiamento, con l’offerta di mettere in atto un particolareggiato piano anti inquinamento. Riconoscendo, di fatto, che in questi anni a Rosignano non tutto ha funzionato come doveva.
Cosa di cui pare dare conferma anche L’ARPAT Toscana nel rapporto del 2014, redatto su richiesta del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, e inerente la qualità delle acque marino costiere prospicienti lo scarico Solvay di Rosignano (LI); Dal documento risulta infatti uno Stato Chimico dell’area “Non Buono”, dovuto al superamento (nelle acque) dei limiti previsti per il Mercurio e il Tributilstagno, nel punto di monitoraggio di Lillatro. Il Tributilstagno non sembra collegato alla presenza dello scarico dello stabilimento, ma il mercurio, rilevato anche in quasi tutti gli altri corpi idrici marino costieri della Toscana, è stato sicuramente influenzato, in maniera determinante, dal contributo antropico dovuto alla presenza dello stabilimento Solvay.
L’esame della tabella sottostante (estrapolata dal documento in esame) mostra tuttavia che questi superamenti si verificano generalmente anche in molti altri punti di monitoraggio, anche se le percentuali di sforamento riguardo il mercurio che si trovano nella zona antistante lo stabilimento chimico non si rilevano da nessuna altra parte.

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Nello stesso rapporto sono esaminati anche gli eventuali effetti tossicologici che le presenza di queste sostanze in acqua possono provocare sulla fauna. In questo caso, i test condotti dall’ARPAT con vari organismi (Vibrio fischeri, Phaeodactylum tricornutum, Brachinus plicatilis ed altri), hanno evidenziato una sostanziale assenza di tossicità; la stessa ARPAT però ritiene utile che, per completezza di informazione sugli effetti dello scarico, si ricordi un rapporto del WHO del 1999, “Identification of priority pollution hot spots and sensitive areas in the Mediterranean”, (UNEP/WPO 1999), nel quale erano state esaminate le principali aree costiere con la presenza di importanti scarichi civili e industriali, provvedendo ad una classificazione dell’impatto degli stessi rispetto a salute umana, uso potabile dell’acqua, uso ricreativo, vita acquatica (inclusa la biodiversità), economia e welfare (con riferimento alle risorse marine con valore economico), altri usi. Fra i siti industriali italiani (come Genova, Livorno, La Spezia, Gela, Priolo, Taranto, Milazzo, Brindisi, Ravenna e Porto Marghera), per i quali veniva stimata una perdita “estrema”, dal punto di vista della vita acquatica, era ricompreso anche quello di Rosignano.
Tornando alla documentazione inerente il processo del 2013, dalla sua lettura si apprende anche che il patteggiamento dell’azienda è stato accettato, ma a condizione che essa si impegnasse a effettuare un piano di risanamento e messa in regola entro il 31 dicembre 2015.

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Spiagge bianche . Foto: David Marsili

Per capire a che punto siamo abbiamo parlato con Maurizio Marchi di Medicina Democratica e, assieme a lui, abbiamo visitato alcuni punti critici del sito.
E’ giovedì 10 Marzo quando ci incontriamo alla stazione di Rosignano, la prima cosa di cui veniamo messi al corrente riguarda la presenza, la settimana precedente, di un ingente schieramento di forze dell’ordine davanti ai cancelli dello stabilimento Solvay; probabilmente controlli conseguenti allo scadere dei termini per la messa a norma previsti dal patteggiamento , sostiene Marchi.
Questo ci da l’occasione per entrare nel vivo dell’argomento e per confrontarci su quelli che sono i progressi inerenti la normalizzazione del rapporto fabbrica/ territorio.
Conseguentemente al processo in cui si è vista imputata, la Solvay era tenuta a raggiungere l’obiettivo di “buona qualità delle acque sotterranee e superficiali secondo la direttiva 2000/60/CE modificata dalla direttiva 2008/105/CE” ; questo obbiettivo, come si evince anche dal rapporto ARPAT 2014, non era ancora stato raggiunto a marzo 2014 e non ci è dato sapere se , allo stato attuale, si siano fatti sostanziali passi in avanti.

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Il “fosso Bianco”, canale di scolo dello stabilimento Solvay alle spiagge bianche . Foto: David Marsili

Per valutare alcune conseguenze degli scarichi a mare sull’ecosistema circostante e per verificare la reale entità dell’utilizzo delle acque da parte della fabbrica, assistiamo Maurizio Marchi, nei pressi dei fossi di carico e di scarico in località Spiagge bianche e Lillatro,in alcune misurazioni inerenti la portata dei fossi. Secondo l’esponente di Medicina Democratica, la differenza di portata tra l’acqua marina che entra nello stabilimento dal fosso di entrata e l’acqua sporca rilasciata dal fosso di scarico, consente di verificare il consumo di acqua dolce da parte della fabbrica. Questo dato è importante perché, secondo l’accordo di programma stipulato nel 2003 tra la proprietà e lo stato italiano, essa si impegnava, tra le altre cose, a diminuire sensibilmente i consumi di acqua dolce ( a fronte anche di un contributo pubblico pari a 30 milioni di euro).
La precedente misurazione, effettuata il 27/12/2015 dallo staff di Medicina Democratica evidenziava una differenza di portata tra i due fossi pari a 61.810.360 metri cubi, che rappresentano, secondo le loro valutazioni, la quantità di acqua dolce usata dallo stabilimento; Un dato che, se confermato, sarebbe ben oltre qualsiasi obbiettivo di riduzione del consumo. Per raffronto, la popolazione del comune di Rosignano Marittimo (32.000 abitanti) consuma (turisti compresi) 3,5 milioni di metri cubi di acqua dolce l’anno.
I rilevamenti effettuati in data 10/03/2016 in nostra presenza sono ancora in fase di elaborazione dati, ma lasciano presupporre risultati non lontani da quelli ottenuti con la precedente misurazione; quello che è importante sottolineare riguardo questo metodo è che il carico e lo scarico non sono istantanei, per avere un dato completo sarà quindi opportuno aspettare le medie delle diverse misurazioni fatte nel corso dell’anno. Tuttavia, secondo Medicina Democratica, si può già ipotizzare un aumento oggettivo della portata dello scarico, rispetto all’anno 2000; inoltre la spiaggia tutt’intorno al fosso di scarico ( le famose spiagge bianche) risulta, ad un analisi visiva, ricoperta da un infinità di minuscoli pallini di plastica, simili a neve artificiale; trattasi di un polimero cristallizzato conosciuto comeFluff, uno scarto della lavorazione del polietilene. Questo materiale è considerato un inerte ma , come facilmente intuibile, una marea di particelle plastiche che fluttuano in mare e finiscono nello stomaco di pesci e uccelli marini, non costituiscono un buon biglietto da visita per chi dovrebbe , in teoria, impegnarsi per raggiungere una buona qualità delle acque marine antistanti.

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Fluff di Polietilene, spiagge bianche . Foto: David Marsili

Per non parlare dei potenziali effetti negativi che questo tipo di materiale può avere dal punto di vista biologico in quanto, sommate ai fanghi di scarico, queste particelle plastiche aumentano la torbidità dell’acqua, diminuendo così la penetrazione della luce; con conseguente rallentamento dei processi di fotosintesi, fenomeno potenzialmente dannoso per la microflora, cioè gli anelli più bassi della catena alimentare. Ipotesi cui pare dare conferma anche l’ARPAT che , sempre nel rapporto 2014, rileva che “ Le conseguenze di un elevato apporto di solidi sospesi si fanno sentire in particolare sulla prateria di Posidonia, che risente negativamente sia di una eccessiva sedimentazione di materiale solido che va ricoprire le radici e parte delle foglie, sia della presenza di materiale in sospensione che limita la quantità di luce che raggiunge il fondo.
Mentre ci spostiamo nei pressi del deposito di Etilene – per vedere con i nostri occhi l’enorme serpente d’amianto che porta la salamoia allo stabilimento e che ( assieme alle tubature di trasporto del gas liquido, dal molo costruito dalla Solvay nel 1978 al gassificatore ) stringe tra le sue spire il sito archeologico dell’antico porto romano di Vada – abbiamo occasione di parlare delle tonnellate di mercurio scaricate in mare in quasi cent’anni di attività. La possibilità che esso possa essere considerato inerte e quindi poco dannoso per l’ecosistema e gli organismi ( compreso l’uomo) che lo popolano è totalmente scartata da Marchi; uno studio del CNR – ci dice – ha stabilito che , nelle ore più calde delle giornate di sole, ogni mt² di spiaggia bianca esala 164 nanogrammi di mercurio. Quanto queste esalazioni siano effettivamente dannose ci riserviamo di appurarlo, ma quella che ci descrivono gli esponenti di Medicina Democratica è una situazione che, a loro avviso, è al limite del disastro ecologico e, comunque, ben lontana dagli obbiettivi prefissati dall’accordo di programma del 2003 e dalle sanzioni conseguenti il patteggiamento al processo del 2013.
Per completezza di informazione è bene però ricordare che l’ARPAT non si rispecchia a pieno nelle tinte fosche dipinte da Medicina democratica. In un recente comunicato pare essere abbastanza ottimista sul raggiungimento degli obbiettivi stabiliti per la compatibilità ambientale della fabbrica, rilevando una sostanziale riduzione dei quantitativi di Arsenico e altri metalli pesanti nei sedimenti e sostenendo che “ Ai fini del raggiungimento a fine 2015 dell’obiettivo stabilito dall’Unione Europea per una classificazione di “Buono” per le acque marino-costiere (alla quale concorrono solamente i dati relativi alla colonna d’acqua1), si osserva che l’area “Rosignano-Lillatro” – nel 2014 – ha raggiunto questa classificazione per quanto riguarda lo “stato ecologico“, mentre non è così per lo “stato chimico” – come per tutte le aree della costa toscana – per i valori relativi al mercurio (Hg) ed al tributistagno (TBT).”
ARPAT precisa inoltre che “sullo scarico a mare della Solvay, nel periodo in questione, è sempre stato rispettato il limite previsto per la concentrazione dell’arsenico sia nello scarico generale che nello scarico del piè di impianto della Sodiera. Per altri parametri, negli anni sono stati rilevati alcuni superamenti episodici.”

Per quanto ci riguarda rileviamo che la situazione va ben oltre la normale soglia di preoccupazione e, mentre attendiamo una risposta istituzionale agli interrogativi inerenti il rispetto del piano di risanamento previsto, crediamo che dire che “ a Rosignano non tutto ha funzionato come doveva” sia un eufemismo più che ottimista.

Aggiornamento situazione 2017 :

https://hobothemag.com/2017/05/18/e-ancora-un-mare-di-mercurio-rosignano-solvay-lo-spot-di-lillatro-e-linquinamento-marino-nel-2017/

fonti:

http://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2015/198-15/198-15-gli-inquinanti-scaricati-dalla-solvay
http://ilpikkio.com/
http://www.medicinademocraticalivorno.it/index.php?limitstart=5
http://www.unep.org/chemicalsandwaste/Portals/9/Mercury/Documents/coal/Microsoft%20Word%20-%20Final%20Merged%20report.pdf
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