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Novembre 1985, Venice beach, Los angeles. Sono quasi dieci anni che Perry Farrel è arrivato in città; è nato a New York ma, dopo il suicidio della madre, si è trasferito a Miami col padre che di lavoro fa il gioielliere. E’ irrequieto Peretz, col padre non va d’accordo e la perdita della madre ha lasciato un vuoto difficile da colmare. Ad aiutarlo a dare un po’ di quiete al suo animo straziato c’è il mare cristallino della florida, con le sue onde ventose e i rari tubi turchesi; c’è il surf quindi, approdo e àncora in una vita tempestosa, ma c’è anche la musica; Iggy e il punk. E poi ci sono le sostanze, che arrivano là dove l’oceano e le chitarre distorte non riescono ad arrivare.
Non ha ancora diciotto anni quando scappa di casa e si trasferisce in California; là le onde sono decisamente migliori e l’ambiente è quello adatto per esprimere la passione per le arti e la scultura ereditata dalla madre. Così il giovane Perry passa gran parte delle sue giornate tra le spiagge di L.A. e il suo lavoro di decoratore di tavole da surf. Non gli basta però, dentro di sé c’è sempre quel vuoto enorme che pare non colmarsi con niente.
Dopo un’esperienza di discreto successo con una band goth, gli PsiCom, Farrell decide che cantare in gruppi metal di terz’ordine non gli basta più; comincia a guardarsi attorno, allora, e si rende conto che la stasi in cui il rock è finito ha bisogno di una bella scossa.

Kelly Slater Invitational
TAVARUA ISLAND, FIJI – Perry Farrell, surfa al Kelly Slater Invitational del 2004

E’ quello il momento in cui conosce Eric Avery. Avery era un bassista con cui era entrato in contatto immediatamente prima del definitivo scioglimento degli PsiCom, ed è lui che gli dà la spinta per mettere su un nuovo gruppo. Stavolta Perry vuole che tutto sia diverso; vuole qualcosa che riesca a fondere insieme tutto quello che negli anni l’ha tenuto in piedi, il rock – dagli Stooges ai Led Zeppelin, fino alla psichedelia e al punk – l’eroina, le perversioni, l’arte, il sesso e , naturalmente, il surf.
E’ così che nella sua testa inizia la genesi dei Jane’s Addiction, nome preso in prestito dalla compagna di appartamento eroinomane di Farrel.
Ben presto i due arruolano Stephen Perkins, batterista di una speed-metal band di liceo e, assieme a lui, arriva anche il chitarrista di quella band, l’allora diciottenne Dave Navarro, destinato a diventare il chitarrista per eccellenza degli anni ’90, icona di musicista bello e dannato.

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Dave Navarro

Con la formazione al completo i quattro cominciano ben presto a sfornare pezzi su pezzi, alternando le session di surf a Santa Monica con una serie di live al Triple x che contribuiranno a farli entrare, di diritto, nell’olimpo delle leggende underground di L.A.
Nel 1987 esce il loro primo album – Jane’s Addiction– registrato proprio in una di queste serate dal vivo, in modo da catturare l’energia perversa che si sviluppava ogni qual volta il gruppo saliva su di un palco.
Il disco – nel quale si delinea già quella commistione tra metal furioso e fughe psichedeliche, che diverrà il marchio di fabbrica della band – ottiene buoni risultati sia di vendita che per quanto riguarda la critica , ma è con il secondo album, Nothing’s shocking, del 1988, che i nostri fanno il botto.
Nonostante il gruppo sia già entrato nella scuderia di una major, la Warner per l’esattezza, questo non sembra smussare la voglia di provocazione di Farrell e soci; A partire dalla copertina – in cui è rappresentata la foto di una scultura dello stesso cantante rappresentante due gemelle siamesi, nude e con le teste in fiamme, sedute su di una sedia a dondolo – tutto sembra perfettamente congegnato per dare scandalo: molti negozi e un’importante catena di distribuzione si rifiutano addirittura di esporre il disco e non si contano le proteste delle madri benpensanti.
A prescindere dagli scandali e dalle provocazioni, il disco si impone per la sua forza dirompente, rompendo il silenzio assordante che imperava in quegli anni attorno all’hard rock e finendo per essere riconosciuto come uno dei capolavori degli anni ’80.
Sintesi perfetta di psichedelia e violenza sonora, l’album contiene capolavori come Ocean size che pare racchiudere in se stessa la sintesi perfetta della vita di Farrel, fatta di Surf, arte e eroina.

Il rock che ne viene fuori è monolitico e potente, perfettamente guidato dai riff di Navarro, da una sezione ritmica da paura e dalle urla scorticanti di Farrell. E’ potenza allo stato puro.
Ma dentro Nothing’s Shocking c’è anche altro, anzi, c’è molto di più. Accanto all’hard rock prepotente c’è anche il funk-rock, elemento con cui i nostri aprono una strada che, nello stesso momento, stanno cominciando a percorrere pure i concittadini e amici Red Hot Chili Peppers.
Quanto a vendite,Nothing’s Shocking non ha il successo sperato, scontando i problemi di censura e le stroncature di gran parte della stampa, a quel tempo occupata a stare dietro al “fenomeno” Gun’s And Roses. Comunque sia, l’estetica di Farrell, fatta di ambiguità sessuale, trucco pesante, labbra cariche di rossetto scuro e dreadlocks, accompagnata da un vestiario che spazia dai corsetti agli abiti di pelle, fa breccia nel cuore della gioventù underground. Il disco si diffonde come un morbo sotto la pelle viva dell’America, spargendo il germe che, di li a breve, avrebbe fatto esplodere la malattia.

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Perry Farrel

Malattia che colpisce definitivamente la scena indipendente nel 1990, con l’uscita del terzo album della band, Ritual de lo Habitual, quando tutti sembrano definitivamente contrarre una vera e propria addiction verso il gruppo.
Al momento dell’uscita del disco è ancora una volta la sua copertina a attirare l’attenzione, vi è rappresentata infatti una scultura di cartapesta – opera di Farrell stesso – raffigurante una blasfema “Trinità”, formata da un Cristo (Farrell ), una Maria (Xiola) e una Maddalena (Casey Niccoli), tutti e tre completamente nudi e con le teste circondate da aureole. Inoltre, la presenza nella tracklist di una canzone intitolata Three Days e di un libretto allegato intitolato “Novena”, non aiutano. Stavolta, per l’America ben pensante, è davvero troppo.
Gruppi di fondamentalisti cristiani organizzano roghi pubblici dell’opera, molti negozi di dischi sono costretti a ritirare dagli scaffali i CD e , addirittura, due negozianti – rei di non aver voluto levare dalla loro vetrina l’album dello scandalo – sono denunciati per oscenità . Alla fine la casa discografica sarà costretta a fare uscire anche la versione auto censurata preparata da Farrell; uno sfondo completamente bianco su cui campeggia il primo emendamento della costituzione degli Stati Uniti.

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Per quanto riguarda l’aspetto musicale, Ritual de lo Habitual è un disco potentissimo seppur meno originale del precedente, dove l’equilibrio tra esplorazione psichedelica e hard-rock, che aveva caratterizzato Notihng’s shocking, si perde a vantaggio del carattere decisamente metal di gran parte delle tracce.
In ogni caso, l’album è in assoluto uno dei migliori dischi del 1990 ed è anche la miccia che fa esplodere la bomba Jane’s Addiction; è questo, infatti, il momento in cui la stella della band brilla più luminosa che mai nel firmamento dell’alternative rock.
Come spesso succede però, è il momento in cui si vola più in alto quello in cui è più facile cadere; e questo è proprio quello che succede a Farrell e soci. Dopo Ritual le tensioni a lungo sopite tra il frontman e Navarro esplodono in tutta la loro violenza e al termine del tour il banco salta.
Sciolto il gruppo i componenti prendono strade diverse; Navarro si dedica a progetti solisti e inizia a collaborare con i Red Hot Chilli Peppers mentre Farrell si inventa l’affare del secolo creando il festival di rock itinerante più famoso d’America, il Lollapalooza.
Il gruppo ( senza il bassista) si riunisce nel 1995 e , nel 2003, esce con un nuovo, inaspettato, album: Strays. Il disco, seppur non all’altezza dei lavori precedenti, è certamente in grado di far sentire la propria voce nel panorama musicale del momento; cosa che , purtroppo, non succede con l’ultimo lavoro della band, The great escape arist del 2011, che sembra nient’altro che una fotocopia poco convincente degli antichi fasti.

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