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Nato a San Clemente in California Archbold è uno dei più grandi talenti naturali che questo sport abbia mai avuto. Mise piede in acqua la prima volta a cinque anni con un bodyboard per finire a scoprire – sei ani dopo- di essere nato per stare su di una tavola da surf. Acquistata la prima shortboard, infatti, si rese conto di essere capace , in meno di un mese, di fare Cutback e 360 senza nemmeno pensarci su.
Fece il suo primo contest all’età di 13 anni e , nel 1984, era già campione Juniores degli Stati Uniti; lasciò presto la scuola per dedicarsi completamente al surf e non gli fu difficile diventare una delle migliori promesse del surf professionistico. La sua promettente carriera si interruppe ben presto però, già nel 1988 Matt era fuori dal circuito mondiale, abbandonato per dedicarsi completamente al free surf . Le gare e tutta quell’atmosfera formale che le circondava non erano cosa per lui.
Qui, infatti, entra in gioco l’attitudine.
Si perché Archbold è stato molto di più che un fenomeno degli aerials e una promessa mancata per il Wolrd Tuor; la sua vita – così come il suo surf – è stata una rincorsa continua all’eccesso e questo, nel bene e nel male, ha segnato profondamente l’impatto che il suo personaggio ha avuto sulla surf culture.
Alla fine degli anni ’80 non c’era grommet che non volesse essere come lui.

arch87_goddardAssieme al compagno di San Clemente Christian Fletcher si era guadagnato una reputazione come uno dei migliori macinatori di aerial del mondo anche se, per classificare uno come lui, quella reputazione era decisamente riduttiva. Archbold era semplicemente uno dei migliori surfisti al mondo ; veloce, fluido, agile e innovativo, con equilibrio sovrumano e i riflessi più veloci che si vedessero in giro. Nonostante tutto questo, non c’era modo di inquadrare il suo talento in una direzione costruttiva.
La sua passione per le macchine Hot roads, i tatuaggi e gli eccessi da rock’n roll star, ne fecero un’icona per ogni adolescente punk con una tavola sotto i piedi, ma lo portarono ben presto verso gli abissi della dipendenza.
L’alcol divenne il suo compagno più fidato e , allo stesso tempo, il suo problema più grande. Nel 1993 viene condannato a sei mesi di lavori forzati agricoli a seguito dell’ennesimo arresto per guida in stato di ebrezza; non fù che il culmine di una vita vissuta a 1000 all’ora.
In un articolo pubblicato nel 2010 su Surfer magazine e intitolato Matt Archbold – Mortification il surfista racconta gli anni più bui delle sue dipendenze. “Avrei dovuto continuare a studiare “ racconta un Matt intento a rimettere assieme i cocci della sua vita “ Ma da ragazzino non hai idea di quello che ti stai perdendo; non mi fraintendere, ho avuto grandi momenti – andare in giro con i ragazzi, surfare e il resto…. era grande – ma ero un ragazzino… mi mancava la mia infanzia. Il che è probabilmente anche uno dei motivi per cui sono finito con due arresti per guida in stato di ebrezza prima dei 18 anni “.

Orange County 5/20

In effetti, quando all’età di 21 anni finì dentro per la terza volta, più di qualcuno si rese conto che i problemi del ragazzo stavano diventando più seri del previsto. Benché scarsamente interessato alle gare anche Archbold si rese conto che colmare il divario tra lui e Tom Curren e fermare l’ascesa dell’astro nascente Kelly Slater sarebbe stata un impresa impossibile, mentre se ne stava rinchiuso in una qualche prigione; e questo probabilmente contribuì a farlo scendere ancora più a fondo.

ArchyAnche se non è certamente l’unico surfista ad essere finito dentro un spirale autodistruttiva, Archbold – in qualche modo – ha continuato a fare la spola fra i bassifondi più oscuri e le prodezze in acqua per anni, il che contribuisce a rendere la sua storia rilevante, oltre ad alimentare la sua leggenda. E poi, parliamoci chiaro, stiamo parlando di uno dei surfisti più esplosivi che si siano mai visti mettere i piedi su di una tavola, di quello che ha praticamente inventato il concetto di free surfing – che , in poche parole, si traduce nel semplice assunto “ io vado la fuori a far esplodere qualche lip, tu mi fai le foto e mi paghi- , del ragazzo che rimaneva giorni interi rinchiuso nelle camere d’albergo assieme a tossici e puttane per poi uscire a Off The Wall e far vedere il surf più radicale che si potesse vedere al momento. E’ naturale avere un occhio di riguardo verso una persona che è riuscita a farsi portatrice di un approccio così radicale alla vita , con tutte le conseguenze che questo comporta, compreso l’essere riuscito a consumare tutto quello che gli stava intorno: amici, famiglia, carriera , risorse economiche e , probabilmente, anche alcuni angoli della sua anima. Qualcuno dice che questo sia il prezzo da pagare per essere in anticipo sui tempi, non ne sono sicuro… quello che è certo è che oggi, mentre faticosamente cerca di dare un senso a un passato ingombrante, Archbold può ancora permettersi di scendere in acqua e fare quello che gli è sempre riuscito fare meglio, surfare come l’ultimo dei dannati. E non è poco, considerando che, per quanto vicino si è spinto alle porte dell’inferno, è davvero un miracolo che sia vivo.

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