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Per 11 anni dal 1978 al 1989 lo skateboard in Norvegia è stato fuori legge. Alcuni devoti e accaniti sostenitori del culto dell’uretano violavano sistematicamente la legge skateando in segreto, ma le difficoltà erano molte, così come gli scontri con le forze dell’ordine.Henning Braaten aveva nove anni e voleva solo una cosa dai suoi genitori , uno skateboard. Nell’estate del 1988, seduto sui gradini della veranda , continuava a guardare il suo vicino di casa che, assieme a un gruppo di amici, skateava un paio di strutture auto-costruite; quel giardino, con tanto di quarter pipe appoggiato contro il muro della casa, gli pareva il paradiso.
Ma Braaten aveva un problema, da una decina di anni lo skateboard, in Norvegia, era fuori legge e ampiamente condannato come pericolo pubblico.
Non molto tempo dopo che lo skateboard mise piede in Norvegia, infatti, i funzionari dello stato cominciarono a interrogarsi su quanto questo nuovo “sport” potesse essere pericoloso; dopo che i dati relativi agli incidenti con lo skate avvenuti negli Stati uniti furono resi noti (28 morti e 100.000 feriti nel corso del 1977) decisero che questa “Mania Americana” fosse nociva per i giovani norvegesi e, il 15 settembre 1978, dichiararono lo skateboard fuori legge.
“Il Ministero dell’Ambiente ha detto che la protezione dei bambini è più importante che lasciare fare soldi alle grandi compagnie”, dichiarò l’United Press International’s Oslo bureau. “L’importazione di skateboard, la loro vendita o la pubblicità di questo sport americano da marciapiede sono, quindi, vietate per legge.”
Braaten non aveva accesso alla rete di contrabbando sotterranea da cui si riforniva la comunità underground degli skaters così, per un po’, dovette mettersi l’animo in pace e rinunciare ai suoi intenti.
Joakim Henrik Wang fu più fortunato, nel 1984 , quando era un adolescente, andò ad una fiera di seconda mano organizzata dalla sua scuola e, vagando tra i tavoli, si imbatté in una tavola di plastica a basso costo conosciuta dagli skaters come Banana board, in vendita per 10 o 20 Krone (più o meno due- tre euro di oggi ).
“ Era uno di quei vecchi skate degli anni ’70, di plastica e senza grip “ commenta Wang “ Non sapevo che fosse vietato dalla legge, così lo comprai”.

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La tavola pareva venire direttamente da prima della rivoluzione dell’uretano e aveva ancora delle vecchie ruote da pattini attaccate a truck che parevano scolpiti nella pietra; nonostante tutto però Wang , ben presto, si appassionò a quella tavola e quel piccolo pezzo di plastica gialla finì per aprirgli le porte di un mondo nuovo e affascinante.
“Ovviamente sapevamo che era illegale,” dice, ricordando alcune conversazioni difficili con il padre. “Credo che mio padre non lo guardasse nemmeno come uno sport.” Il problema, a quel tempo, era che per molti adulti skateare non era soltanto qualcosa di illegale, ma era considerato un atteggiamento anti sociale.
Come sempre però, il proibizionismo non riuscì a fermare qualcosa di spontaneo e , come ogni qual volta si presente una qualche restrizione della libertà, le gente cominciò a organizzarsi in maniera autonoma e sotterranea. A Oslo per esempio c’era un quartiere, in una zona frequentata soprattutto da Punk-rocker, dove si riuscivano a trovare delle tavole. E poi c’era il contrabbando.
“Avevo dei parenti in Germania e mi ricordo ancora la tensione dei miei viaggi in barca verso la Norvegia con due tavole legate dietro la schiena o nascoste in valigia, con la speranza di non essere beccato dagli agenti doganali “ ricorda Wang “ Ebbi infinite discussioni con mio padre per via del contrabbando di questa roba, sono passati trent’anni dalla fine del bando e ancora sono incazzato.”
Comunque sia “ dice col sorriso sulle labbra “ A quei tempi pensammo che fosse una stronzata che lo skate fosse illegale, quindi, che i poliziotti lo volessero o meno, noi continuammo a farlo”._89299358_frognerparken976
Col tempo le maglie del bando si aprirono leggermente consentendo alcune, piccole, deroghe alla legge. Ad Oslo , per esempio , fu permessa l’apertura di uno skatepark, l’unico posto in tutta la Norvegia dove gli skaters potevano starsene in pace, senza timore di essere arrestati, anche se non era raro che venissero fermati e interrogati lungo la strada per arrivarci .
“Dovevi andare in giro con la tessera dello skateboard club di Oslo. Dovevo avere questo pezzo di carta nella tasca posteriore per dimostrare che ero parte del club che aveva l’unica rampa legale della Norvegia, vi rendete conto? Nemmeno in Corea del Nord ! “_89299355_wooden304
Lontano da Oslo poi le cose era ancora più difficili e il sotterfugio era l’unica arma a disposizione per chi voleva skateare; Skateparks abusivi cominciarono a spuntare come funghi, la maggior parte nascosti in boschetti o in profondità nel sottobosco, fuori dai sentieri battuti.
Wang è stato arrestato due volte; la prima volta nella sua città natale, quando fu pizzicato a skateare nei pressi della stazione “Mio padre è dovuto venire a tirarmi fuori di cella “ racconta “ Non è una cosa che succede se tuo figlio gioca a calcio no?”. La seconda volta fu a Oslo, quando Wang stava camminando con un amico nel centro della città. I poliziotti non credevano che i due fossero stati a skateare presso la rampa legale della città; quindi furono presi in custodia e lasciati una notte in cella.
Ci voleva dedizione in quegli anni; dedizione, inventiva e anche un bel po’ di strafottenza verso l’autorità costituita. Fu un periodo duro, ma undici anni di divieto non riuscirono a cancellare gli skaters dal suolo norvegese e , col tempo, le cose cominciarono a cambiare.
Verso la fine degli anni ottanta le autorità si resero conto che non sarebbero riuscite a contenere un fenomeno in così rapida espansione così, nel 1989, il bando fu revocato e lo skateboard tornò ad essere legale. In pochi anni la Norvegia si riempì di skatepark e la scena deflagrò, portando con se anche un esplosione commerciale che spazzò via gran parte del fascino underground che una scena illegale porta, inevitabilmente, con se._89297434_after-the-ban-lifted-skatep

Text inspiration and photos : http://www.bbc.com
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