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Mavericks

C’è stato un periodo, a fine anni novanta, in cui Santa Cruz pareva essere la capitale indiscussa dell’hard core surfing. Non si poteva aprire una rivista di surf e non vedere una foto di un ragazzo con gli anfibi e il soprannome di un qualche parassita, contornata da una didascalia dove ci veniva ricordato che il suddetto ragazzo era solito sparare manovre radicali di fronte a una folla stipata sulle inconfondibili scogliere di arenaria che fanno da cornice alla baia di Monterey.
E, attorno a quelle immagini, c’era una leggenda che si nutriva di icone , suggestioni e racconti; c’erano Flea e i suoi drop surreali , c’era Barney con le sue mute da supereroe, Peter Mel a capofitto giù dai muri di Mavericks e c’era il wipeout di Jay Moriarity, immortalato mentre veniva giù, come un cristo crocifisso, da un’onda immensa .

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Jay Moriarity e il suo “Iron Cross” Wipeout

Poi c’era la droga, un sacco di droga ; metanfetamina per essere precisi.
Essere locals a Santa Cruz era qualcosa di più che un riconoscimento identitario e , attorno a quattro ragazzi cresciuti nella zona ovest della città, fiorì una scena che si spinse ben oltre il big wave riding.
Darryl Virostko nacque a Santa Cruz nel 1971 , figlio di un giardiniere e di una madre istruttrice di Jazzercise, e cominciò a surfare all’età di quattro anni. Da adolescente venne soprannominato “Flea” (pulce) per via della stazza piccola associata a un carattere grintoso ed esuberante. Ben presto divenne una presenza costante a Steamer lane, una delle più note località surfistiche della contea di Santa Cruz, distinguendosi per la sua presenza ingombrante e l’atteggiamento da gang di strada. Dai primi anni ’90, Virostko divenne una leggenda locale per via delle manovre aeree e della radicalità del suo surf, ma i trick – seppur ai limiti della fisica- sulle onde di 4 piedi non erano quello che stava cercando. Così, senza troppo clamore, imboccò la strada del surf delle grandi onde.

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Shawn “Barney” Barron

Membro dell’irriducibile West side contingent , locals gang del West Side di Santa Cruz , Flea si distinse in varie occasioni per il suo atteggiamento aggressivo e la sua parlata senza peli sulla lingua. Esemplificativa, per comprendere l’approccio del soggetto allo sport, è un’intervista a due voci fatta assieme all’amico e Big-wave surfer Shawn “Barney” Barron per un articolo apparso su Surfer nel 1996. Parlando con il giornalista Flea descrisse con particolare livore quelli che , secondo lui, erano i “problemi” che affliggevano la scena di Santa cruz, identificandoli con gli studenti della Santa Cruz University – che definì “Trannies”( la parola che indica la categoria dei transessuali in molti siti porno) – , con i maniaci del “Surf sicuro a tutti i costi “ che chiamò con disprezzo “snippers” (rottami) e con i “Sudici” cioè i fan frikkettoni dei Grateful dead che sono soliti bighellonare nel parcheggio di Steamer Lane “Quando soffiano i venti da nord-ovest,” osservò Virostko “l’odore di patchouli è insopportabile…”.

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Peter Mel e Flea

Flea surfò Maverick per la prima volta nel 1991- strafatto di acido come ha dichiarato in seguito – e rimase nell’anonimato fino a che, nel 1999, fece il suo ingresso trionfale nella scena del Big Wave Surfing presentandosi – con un’acconciatura maculata – al Maverick’s big wave contest dove , con un drop al limite della fantascienza, si intubò in una delle onde più grandi del giorno sbaragliando la concorrenza e portandosi a casa i 15.000 dollari del primo premio.
Soldi che investì per affittare una stanza d’albergo vicino al Santa Cruz Pier dove, lui e i suoi amici, celebrarono la vittoria con un party a base di Metanfetamina e lancio di mobilia dalle finestre. L’anno seguente, con condizioni di mare ancora più grosse, il piccolo (5’9 “, 150 libbre) e asmatico Virostko si presentò ancora più in forma di quanto non fosse stato l’anno prima, battendo l’undici volte campione del mondo Kelly Slater e portandosi a casa la vittoria, assieme a un assegno da $ 30.000.the-westsiders-movie-poster-545x727
Nonostante i successi sportivi e il riconoscimento internazionale, Flea continuò la sua vita da gang di spiaggia finendo in un turbine di droga, attività illecite e surf di altissimo livello che è stato egregiamente rappresentato nel film sul West side contingent di Josh Pomer, The Westsiders. Per rendersi conto del peso emotivo di questo documentario basta pensare che in 93 minuti ci fa rivivere la morte del padre di Ratboy (di cui lui fu testimone), la morte di due dei migliori amici di Flea, la sparatoria in cui fu coinvolto uno degli amici di Barney, la morte di Mark Foo, la realizzazione della malattia mentale di Barney, la riabilitazione di Flea e la discesa all’inferno di Vince Collier (storico local e mentore del Westside contingent) , una discesa fatta di stupefacenti e intimidazioni paramilitari. Riprendere la vita di Flea e degli altri membri della gang non deve essere stata una cosa facile; quando Pomer iniziò le riprese, Virostko era ancora dipendente da metanfetamine, beveva due litri vodka ogni giorno e, un anno e mezzo prima del completamento del progetto, cadde per 15 metri giù da una scogliera durante un meth party, rompendosi un braccio e sfiorando la morte.

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Flea a Mavericks

“Fondamentalmente, non sapevo come sarebbe andata a finire” , ha raccontato Pomer. “Sapevo l’inizio e sapevo quello che c’era nel mezzo; la fine doveva scriversi da sé . Flea non era mai lucido e un giorno gli ho chiesto , ‘Come vuoi che finisca il film? Vuoi che finisca con la tua morte? Oppure vuoi darti una regolata? ‘ . Credo che il film sia stato una sorta di catalizzatore, è stato uno specchio nel quale hanno potuto vedere quello che stavano facendo veramente . Flea ha dovuto capire se voleva vivere oppure no. ”
Un attimo prima dell’incidente alla scogliera le cose avevano iniziato a viaggiare al doppio della velocità, prendendo per mano i protagonisti e lanciandoli a capofitto verso la rovina. Sparatorie, intimidazioni, grossi spostamenti di stupefacenti divennero usuali come le manovre spacca lip e i drop impossibili a Maverick; rimanevano soltanto due opzioni, fermarsi o precipitare.
Flea è riuscito a fermarsi a un passo dal precipizio. Poco dopo il volo di 6 piedi fra l’arenaria, familiari e amici riuscirono faticosamente a convincerlo a entrare in un centro di riabilitazione e , da allora, è pulito.
Non a tutti è andata così bene, il 15 maggio del 2015 Shawn “Barney” Barron è stato trovato morto nel giardino di casa a causa di quello che il coroner ha definito “ un infarto dovuto a problemi cardiaci ereditari aggravati dall’uso di metanfetamina”, referto che i familiari non hanno mai accettato, sostenendo che i problemi di cuore sono ereditari nella famiglia Barron e che Barney era ormai pulito da diversi anni.

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Flea, Vince Collier e alcuni membri del Westside contingent

Quello che è certo è che la Santa Cruz Surfer Methamphetamine Saga, ha tutte le caratteristiche di un viaggio che si inserisce in un quadro più ampio, che esula dai protagonisti “stellati” della storia, inquadrandosi in quella che pare essere una sottocultura legata a parte della surf culture locale.
Nonostante ultimamente le cose sembrino alquanto migliorate, la propensione della città per l’auto-distruzione appare tragicamente intatta, non è molto infatti che i surfisti della baia sono saliti all’onore delle cronache per una grossa sparatoria legata a controversie per il controllo del territorio e lo spaccio di stupefacenti.

 

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