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Tom Blake

Vedi la prima parte

L’amore sconfinato per l’oceano portò Blake a porre grande attenzione verso tutto quello che ruotava intorno al Beach lifestyle : Lifeguard, paddle board , surf photography . In ognuna di queste attività si approcciò con l’entusiasmo dello sperimentatore arrivando talvolta a risultati ragguardevoli . Nel 1935 , lavorando per National Geographic , inventò uno delle prime custodie subacquee per macchine fotografiche.

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La custodia subacquea per macchine fotografiche inventata da Blake

Ma i rapporti d’amore, si sa, sono spesso più complicati di quanto possano apparire.
Dopo trent’anni di passione l’idillio parve incrinarsi; nel 1955, disilluso dall’eccessiva commercializzazione dello sport e dal crescente affollamento delle line up, si allontanò dai riflettori di quel mondo che tanto aveva amato e che aveva contribuito a fare crescere, ritirandosi – in una sorta di eremitaggio riflessivo- a vivere in una barca auto costruita all’Ala Wai Yacht Harbor.
Il suo allontanamento dal mondo del surf fu un abbandono fisico , non filosofico.
“ Amavo questo posto perché potevo vivere semplicemente e tranquillamente qui. Vivevo bene senza la vita sociale. Potevo vestire come mi pareva; un paio di scarpe da ginnastica di tela, pantaloni chiari, una camicia senza maniche e un costume da bagno . Nel mio cortile crescevano banane, avocado, mango, papaia, felci di lusso e fiori, di fronte avevo le onde… non mi mancava nulla. “ ricorda Blake.
“In fin dei conti, aveva inventato uno stile di vita a cui tutti i surfisti, dopo di lui, aspirano “ racconta Gary Linch.
Quando si accorse però che tutto quello che adorava stava per finire, che l’approccio che l’industria proponeva alle nuove generazioni si allontanava dallo spirito dell’arte antica di cavalcare le onde, decise di starne fuori, continuando però a meditare e a scrivere di mare e di surf pur lasciando le isole che tanto lo avevano affascinato.
hawaiian_surfboard_book_coverNel 1969, anni di riflessioni si concentrarono in un articolo apparso su Surfer magazine e intitolato The voice of the wave e in un successivo saggio intitolato The voice of the atom . Nei sui scritti Blake parlava di una forza divina che, a suo parere, anima tutte le onde dell’universo, comprese quelle del mare; forza che riteneva si facesse sentire in maniere particolarmente marcata durante le giornate di surf. La sua esperienza con il mare – elemento che egli considerava portatore massimo di energia- lo portò a concludere che la Natura fosse sinonimo di Dio e che il surf , in quanto esercizio di comunione con essa, fosse un esperienza magnifica di comunione col divino. La reverenza verso l’oceano in particolare e la natura in generale lo portarono a sviluppare un’etica complessa che abbracciava diversi aspetti dell’esistente, dal vegetarianesimo alla professione dell’eguaglianza di tutte le persone. Successivamente Blake andò oltre, dichiarandosi convinto che l’atomo fosse equiparabile all’anima e lanciandosi in dissertazioni metafisiche atte a creare una sorta di credo naturalistico in cui scienza e religione venivano riconciliate in una sorta di naturalismo panteistico.
Quello stile vita , improntato all’essenzialità e alla semplicità lo accompagnò tutta la vita, portandolo a muoversi continuamente – spostandosi con le stagioni – da Malibù, al Wisconsin, al deserto dell’Arizona portandosi dietro le pochissime cose che possedeva.
“Viveva semplicemente.” Ricorda Gary Linch “ Quando sono andato per la prima volta a trovarlo , possedeva soltanto un piatto, un coltello, una forchetta e una sedia. Sono uscito e ho comprato duplicati di queste cose in modo da poter condividere i pasti con lui. Dopo che me ne sono andato ha regalato tutte le cose che avevo preso . Verso la fine della sua vita si era sbarazzato anche della sedia”.
Il suo allontanamento dal mondo del surf non significò una rinuncia alla comunione che sentiva con l’acqua e con l’energia di cui la considerava portatrice. Una volta smesso ufficialmente di surfare ( a 55 anni) Tom continuò a lavorare come Lifeguard per altri dieci anni e sappiamo di per certo che qualche volta -lontano dai rilettori- usciva a Surfare assieme a Doc sia in California che alle Hawaii.
Questo, per lui , non era però così importante. Quando a Gary viene chiesto per l’ennesima volta se davvero Tom avesse smesso del tutto di surfare, lui è solito rispondere così:
“Parlate sempre come se il surf fosse tutto nella vita. Come se smettendo di surfare la vita possa fermarsi, Beh Tom era molto più grande di quei pensieri o associazioni. “

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