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Dora, sulla terrazza di Guethary

Il nove di maggio del 1981 sull’avenida Jalday di San Juan de luz avvenne un episodio piuttosto singolare che portò la gendarmeria francese a confrontarsi, suo malgrado, con un “selvaggio” californiano.
Dopo lunghi giorni di appostamento, una pattuglia della polizia fermò un ragazzo nel momento in cui entrava in una cabina telefonica che era sotto controllo da mesi, in quanto si sospettava che fosse utilizzata sporadicamente da un dirigente di ETA per trasmettere ordini ai vari distaccamenti.

Una volta in centrale però la polizia si rese però conto che, invece di aver acciuffato un alto quadro dell’organizzazione indipendentista Basca, quello che avevano di fronte era in realtà una delle icone del mondo del surf Americano: Miki Dora.
>Dora era in fuga dagli Stati Uniti e latitante da diverso tempo a causa di molteplici reati di frode, furto ed evasione di cui era accusato; nonostante fosse costretto a spostarsi in ogni angolo del globo con l’interpol alle calcagna il ragazzo era pur sempre “Da Cat” e a smettere di surfare non ci pensava neppure.
cheshire_miki_1-305x600Fuggito rocambolescamente dagli Stati Uniti era approdato, inizialmente, in Nuova Zelanda; laggiù però era troppo popolare perché l’identità dichiarata dal suo falso passaporto potesse essere presa sul serio a lungo. La sua presenza, oltretutto, cominciava ed essere motivo di imbarazzo per gli amici da cui era ospite che, presto, esaurirono le risposte evasive da dare a vicini e curiosi. Così, senza preavviso, scomparve da un momento all’altro per riapparire qualche mese dopo ad Hossegor, sulla costa Basca francese.
Là viveva in un camper a bordo spiaggia, in compagnia di un cane e di qualche lattina di birra, dedicandosi alla migliore attività che un tipo come lui potesse fare in quella zona: surfare i fantastici spot delle Landes. Nella cittadina francese non era così famoso come in altre parti del mondo e, quei pochi che sapevano chi fosse, non si sognavano neppure di denunciarlo alle autorità.
Più il tempo passava e più il suo temperamento focoso e la sua fame di vita facevano fatica ad essere tenuti a bada. Non ci volle molto, quindi, perché perdesse l’anonimato. Cominciò a farsi vedere mentre cenava con frutti di mare al ristorante Chez Albert nel porto di Biarritz, mentre si godeva il tramonto sulla terrazza di Guethary o durante qualche serata al casinò, magari in compagnia di qualche ammiratore famoso come Frank Sinatra.
Col tempo poi, lui – scontroso per natura – riuscì anche a farsi una ristretta cerchia di amici, tutti quanti legati al mondo del surf e iniziò perfino una relazione con una giovane donna di nome Carole. Per non rimanere troppo a lungo nello stesso posto cominciò addirittura a spostarsi per le capitali europee, ritornando poi sempre sulla costa Francese e ai passi incrociati sulla tavola, passione che , da sempre, gli faceva bruciare la vita nel corpo. Tutt’ora rimane il mistero su come riuscisse a mantenere quello stile di vita da latitante di lusso.
Il suo arresto, quella mattina di maggio del 1981 fu frutto di una rocambolesca catena di eventi. Nei primi mesi del 1981 i tecnici della compagnia telefonica francese rilevarono un’anomalia nel funzionamento di una cabina pubblica installata a San Juan de Luz; qualcuno la utilizzava per parlare con diverse città del mondo, ma la spesa non superava mai i 50 ct. Le chiamate si verificavano sempre al tramonto e, benché fossero di un esborso economico molto consistente, non superavano mai l’importo esiguo. Il primo pensiero dei tecnici fu di un’anomalia dell’apparato ma, dopo aver completato i controlli, stabilirono che non c’era nessun guasto, bensì una manomissione criminale. Qualcuno aveva manipolato il telefono e lo stesso sistema fraudolento era stato ripetuto in altre cabine sparse nei villaggi vicini. La compagnia telefonica segnalò il caso alla Gendarmeria, che evitò di indagare sulla questione perché lo ritenne un problema di scarsa rilevanza.

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Le cose cambiarono quando questa indagine coincise con un’altra operazione di polizia considerata, in linea di principio, molto più seria e che aveva, anch’essa, una cabina telefonica come protagonista. I gendarmi avevano infatti rilevato che un leader di ETA era solito usare un telefono pubblico in Avenida Jalday a San Juan de Luz per trasmettere istruzioni ai suoi colleghi e perciò la cabina era stata messa sotto controllo. I poliziotti però avevano paura che il presunto terrorista mangiasse la foglia e si desse alla fuga appena qualcosa di strano avesse turbato la routine, perciò si erano messi in testa di fermarlo non appena fosse stato possibile.
Quindi, quando sabato 8 maggio un uomo corpulento e dalla capigliatura scura entrò nella cabina al tramonto, gli agenti lo immobilizzarono immediatamente e procedettero all’identificazione.
L’individuo che si ritrovarono tra le mani, però, non era un leader di Eta; ciononostante, durante il controllo dei documenti, furono riscontrate diverse anomalie. Pochi mesi prima, la Corte di Bayonne aveva ricevuto un mandato di cattura internazionale da parte di un giudice di Los Angeles alla volta di una persona con alcune caratteristiche che corrispondevano al soggetto che avevano appena fermato.
Ma chi era quindi l’attempato ragazzo che li guardava beffardo da dietro le sbarre della cella di detenzione temporanea?
Niente di meno che Miki Dora, 47 anni, nato a Budapest, ma di nazionalità americana, ufficialmente domiciliato in Svizzera, proprietario di un camper immatricolato in Germania e che era solito farsi passare per Richard Gordon o per Gordon Peterson Leister. Un personaggio decisamente fuori dal comune.f124be45b473f82a2334b25bf34613b5
La notizia dell’arresto fu riportata da tutti i media Europei e Americani ed arrivò come una mazzata sulla comunità surfistica mondiale.
All’interno del camper dell’arrestato la polizia trovò due 9 piedi di ottima fattura, diverse lattine di birra vuote e 5 passaporti falsi. Dalla cella della gendarmeria Miki Dora fu così fu trasferito nel carcere di Villa Chagrin a Bayone e, presto, fu condannato a tre mesi di detenzione con l’accusa di falsificazione di documenti.
Dora però non finì di scontare la pena in Francia. A seguito del mandato emesso dal giudice Americano fu infatti estradato negli Stati Uniti da dove, dopo aver pagato il suo debito con la giustizia, si allontanò di nuovo per una serie di vagabondaggi attorno al mondo che finirono soltanto quando fu preso dall’unico giudice da cui non si può fuggire, quello con la falce e di nero vestito.

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