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Il punk a volte ti si insinua nella vita in modi inaspettati, resta appeso incombente sulla tua testa – crestata o meno – come una spada di Damocle e poi, improvvisamente, ti cala tra capo e collo in un fendente vorticoso che ti lascia in bocca il sapore del sangue, come quando ti mordi la lingua, e in testa resta la sensazione di dolore delle cartilagini del naso fracassate da una pezza sferrata in piena faccia.
Il punk non bussa alla porta e non suona il campanello, è più simile a un sasso lanciato contro la finestra dei luoghi comuni, a spezzare la noia, l’abitudine e le buone condotte; non ammalia ma rintrona, non compiace ma disgusta, non rilassa ma innervosisce. Ti rovina la pagella a scuola, il rapporto con i genitori, il fegato e i polmoni e talvolta anche le vene.
fiore_acido_IV_acrilico_su_tela_50x70_2006Si presenta in molti modi: in una cicca in bilico tra le grate di un tombino sudicio dello scarico del cesso di un appartamento del condominio limitrofo, appena azionato a causa dei sussulti corporei mattutini; nell’espressione fissa di chi, anche quando sorride, mantiene per natura le labbra piegate in uno sdegno amaro; nel pugno in un occhio della peggio gioventù, che avanza in tarda notte verso la rovina, portandosi dietro l’olezzo dell’alcool stantio e a buon mercato; in un fungo micelloso e sinaptico e nello sguardo attonito di chi vede il reale andare in fiamme attorno a sé, e non sa se è la rota, un sogno – incubo o son desto?
Ma se proviamo a fregiarci di cercare, perlomeno, di tenere le orecchie dritte come criceti ravananti nei tunnel del sottosuolo desertico urbano, si riesce ad avvertire lo spirare del vento fetido di controculture arrembanti anche a distanza di anni; e se ancora nessuno ci ha catturato per bruciarci le vibrisse, possiamo annusare l’odore dei tempi che furono, misto a quello secco della polvere di tomba.
amanita_serigrafia_33x48_1996Ebbene. In un paese in cui la musica si autocompiace di essere congenitamente retrogada, ripetendo all’infinito gli schemi di un cantautorato sterile e con velleità retroattive – dal momento che viene felicemente scoraggiata ogni aspirazione di cambiamento – laddove sono fioriti personaggi e scene di controcultura di un certo livello, questi si sono posti sempre in direzioni ostinatamente fuori controllo, fuori dagli schemi e fuori di testa. E potevano ritenersi abbondantemente fortunati se rimediavano sputi, insulti e talvolta generose manganellate, che voleva dire che comunque qualcosa era stato mosso oltre l’indifferenza e, se non altro, avevano dato fastidio e provocato una reazione. A volte giusto di questo ci si deve accontentare.
Ma, tra tutto, il punk come interpretazione artistica di rottura che sia visiva, musicale o attitudinale, ha il grosso pregio di aver sviluppato un humus vivo e attivo, con ottime declinazioni, dacché forse più di ogni altro genere ed espressione si presta ad adattarsi a qualsiasi esegesi culturale, persino in Italia. E in questo oscuro periodo di barbosa hipsterya diffusa, dove ci si gloria tra idiote composizioni elettroniche senzanima e si porta agli onori assurdi surrogati come la Vapor Music – costruzioni del sistema autocelebrantesi, in cui niente è detto e niente è compiuto, ma viene fatto passare come l’estrema critica al sistema del niente inscenando il niente; ma la musica essendo basata sull’ascolto non può essere niente, e non ha senso se non dice e/o trasmette qualcosa perché non è questo il suo ruolo in quanto forma d’arte – è sempre e più che mai necessario andare a riscoprire chi, se proprio nessuno ha più voglia di creare, ha provato a dare una diversa rappresentazione dell’inutilità, dell’inadeguatezza, dell’alienazione, della prigionia mentale.organic_mutation_acrilico_su_tela_50x100_2001

Ecco perché ci interessa supportare chi, come il Prof. Bad Trip, ha provato a dire la sua seguendo schemi diversi, altri punti di vista, differenti palcoscenici in cui giocare il monopoli del sistema andando al contrario, tra le improbabilità e le previste sconfitte, quando si vince contando i mattoni dei palazzi che sei riuscito a buttare giù e l’arrivo è sempre e comunque dietro le sbarre, fisiche o psicologiche che siano non ha importanza.
Ed ecco perché ne sollecitiamo la conoscenza e la diffusione, condividendo con piacere, ad 11 anni dalla sua morte, la Lesson #3, esposizione e retrospettiva di un artista che, dalla fine degli anni settanta, tra DIY, fanzine, illustrazione e anarchia, ha lasciato a disposizione un’eredità di impegno politico e culturale, follie visive e un chiaro messaggio: c’è verso essere sé stessi nel modo in cui lo desideriamo, anche e soprattutto quando hai il mondo contro.

Prof. Bad Trip – A Saucerful of colours – Lesson #3, da da Venerdì 21 Aprile a Lunedì 1 Maggio 2017. GABA, Piazza Vittorio Veneto 7, Macerata.

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