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Foto : David Marsili

Ci sono momenti in cui le immagini degli skater fasciati di pelle che scendono a cannone giù da Maryhill mi si sovrappongono agli stand up da follia di Sho Ouellette, e le corse incredibili in tuck a rincorrere il tempo si frappongono ai falò allestiti in fretta accanto a qualche bel tornante da corner session. Rigore teutonico e follia, velocità ed espressione, performance sportiva e arte. Spesso mi capita di pensare a come tutto questo possa coesistere in una stessa disciplina e allora mi viene da chiedermi da dov’è che viene il Longboard skate.
Certo non è facile ricostruire la storia di quello che, in fin dei conti, non è un mondo del tutto separato dallo skateboard tradizionale; fino agli anni ’80, infatti, lo skate esisteva come essenza unitaria all’interno della quale convivevano diverse anime e diversi stili, tra i quali anche il downhill. Andando a scavare in profondità ci si rende conto, però, che la tavola lunga un percorso personale pare avercelo.
Come sempre, quando si parla di tavole che scivolano, all’origine di tutto c’è il surf.
Molto prima che Tony Hawk o, addirittura, Christian Hosoi cominciassero a buttarsi in qualche enorme halfpipe, il longskate stava già sotto i piedi di qualche cavalca onde.
18308799_120332000563580996_408991471_nIl longboard, infatti, nasce alle Hawaii alla fine degli anni ’50, come risposta alla frustrazione dei surfisti che, troppo spesso, si trovavano a dover passare lunghe ore – se non addirittura giorni – fuori dall’acqua in attesa che calasse il vento o che entrasse la giusta mareggiata. Ben presto si accorsero che, attorno a loro, dolci colline e aspre montagne offrivano lingue d’asfalto che rompevano come infinite onde di cemento; da li a provare a surfarle, mettendo quattro ruote sopra un asse, il passo fu breve. I surfisti sono quasi una tribù e tra le tribù, si sa, si fa presto a trasmettersi le conoscenze acquisite, così non ci volle molto perché questo passatempo si diffondesse fra i giovani surfisti Californiani.
Il Downhill fu quindi la disciplina originaria da cui tutto quanto ebbe inizio.
Ci volle un po’ di tempo perché dalle prime tavole artigianali si passasse a qualcosa di più complesso e per questo c’è da ringraziare un surfista di Santa Barbara, Tom Sims ( quello della Sims Skateboards) . Nel 1971 , partendo da uno sci nautico riciclato, pose le basi per le moderne tavole da longskate: “ Il sidewalk surfing (let. Surf da marciapiede) mi aveva stufato, intorno a me era pieno di fantastiche colline ed io volevo surfarle tutte, così ho cominciato a pensare ad una tavola che mi permettesse di farlo. Mi sono avvicinato al longboard perché mi permetteva di provare delle sensazioni simili al surf, se uno pensa anche al modo in cui devi torcere il tuo corpo per curvare…è proprio come essere su una tavola da surf.”
18308997_120332000540953723_2144290003_nIn generale gli anni ’70 sono stati un’età d’oro per lo sviluppo del skateboard. In questo periodo la produzione e l’evoluzione delle tavole ebbero un incremento incredibile, sopratutto per quanto riguarda il longboard, come evidenziato anche da un articolo di skateboard magazine del 1978 dal titolo “Cult of the Longboard”.
Col passare del tempo (e con l’arrivo dell’uretano a rendere tutto più semplice ) le due discipline, skateboard e longboard, cominciarono ad acquisire identità distinte; una tavola prese a svilupparsi attorno al concetto della discesa dalle colline, l’altra si evolse funzionalmente allo sviluppo dei trick.
Da quel momento in poi lo skateboard ed il longboard hanno cominciato a correre fianco a fianco, ma con scopi diversi e , con gli anni, il fratello minore – lo street skate – ha guadagnato sempre maggiore popolarità parallelamente al declino della tavola lunga.
E’ stato negli anni novanta che le cose sono cominciate a cambiare ed è stato anche grazie alla Sector nine che l’interesse verso il long si è, pian piano, riacceso. Prima che, agli inizi degli anni novanta, questa compagnia cominciasse a produrre longskate, infatti, non si trovavano sul mercato tavole di questo tipo. Se volevi una tavola lunga te la dovevi costruire.
E questo non era esattamente il massimo per quanto riguarda l’evoluzione di un attrezzo che ha come scopo la discesa in velocità.
La svolta arrivò quando l’azienda introdusse un’innovazione che rivoluzionò la disciplina: il reverse kingpin truck. Questo tipo di truck ha reso il longboard più reattivo e manovrabile permettendo agli skater di ottenere maggiore stabilità in velocità e dando vita a quella che è conosciuta come la Resurrezione del longboard
18280738_120332000528987362_2000576730_nOrmai sono alcuni decenni che lo skateboard si è emancipato dal surf diventando una disciplina a sé stante. Molti longboarder della prima ora sono diventati skateboarder e hanno cominciato a concentrarsi sullo street skate, facendolo evolvere fino a livelli impensabili; Tuttavia, sarebbe stata proprio la crescente popolarità sia dello skateboard che dello snowboard negli anni ’90 ( assieme alle innovazioni della sector nine) a far si che una nuova una generazione di skaters cominciasse a guardarsi alle spalle, riscoprendo le origini e, con esse, il longboard skate.
All’inizio la tavola lunga tornò in auge come mezzo di trasporto divertente ed efficace, ma ci volle poco perché i ragazzi ricominciassero a guardare alle colline che avevano attorno con rinnovato interesse e nella testa la stessa voglia di surfarle dei loro coetanei di quasi quarant’anni prima.
Così – anche grazie agli snowboarder che cercavano un modo per continuare a rideare anche di primavera e d’estate – il downhill è rinato, cresciuto e, infine, esploso.
Oggi, l’evoluzione dei materiali ha raggiunto livelli incredibili; i trucks di precisione e i progressi nella componentistica di costruzione delle tavole offrono agli skater una scelta più ampia che mai per cercare il feeling appropriato ad ogni stile di discesa.
Comunque sia, nonostante le centinaia – se non più – aziende, le migliaia di ruote da scegliere, le nuove caratteristiche e forme di deck, le decine e decine di trucks e gommini da provare, quello che conta è che la disciplina ha sviluppato un proprio mondo e un proprio stile; anche se è bene non dimenticare che , parafrasando Jay Adams, “ It’s all about Fun and we are all a bunch of surfer, you know what i mean? “

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