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Fino alla fine degli anni ’50 il materiale prediletto da ogni shaper era la balsa. La balsa – secondo wikipedia – è un albero della famiglia Bombacaceae, diffuso in America centro-meridionale; il suo legno è il legno più leggero conosciuto al mondo e, nonostante il basso peso specifico, ha una resistenza alla compressione di oltre 100 kg/cm².
Le tavole da surf costruite con questo tipo di legno avevano costituito, di per se, una grossa rivoluzione sostituendo le pesantissime tavole di sequoia, diffuse prima che le innovazioni inerenti la fibra di vetro permettessero di utilizzare un legno leggero, ma relativamente fragile, come la balsa. Shapeare una tavola di balsa era però un complesso lavoro artigianale che comprendeva giornate intere passate con la sega in mano a sbozzare e piallare i blank prima di poter mettere mano alla resina; senza contare il costo elevato del legno e la sua non facilissima reperibilità.
Ciononostante, gli shaper più in voga al momento – da Hobie a Velzy –, avevano in questo legno il loro più fedele alleato, dovendo far fronte a un mercato in costante espansione che richiedeva tavole leggere e facilmente trasportabili.startseite
Un pomeriggio del 1957 però, un commerciante di resina entrò nel negozio di Hobie e la storia delle tavole da surf cambiò di nuovo.
Secondo Matt Warshaw (autore dell’encyclopedia of surfing e membro del leggendario Zephyr team ) , il tipo mise tra le mani di Hobie “un pezzo di materiale sintetico della dimensione di un pacchetto di sigarette”. Era Poliuretano espanso, un materiale che, in pochissimo tempo, permise agli shaper di creare nuove tavole, resistenti e infinitamente più leggere e, sopratutto, notevolmente più veloci da lavorare e infinitamente meno care. Riportando letteralmente le parole di Warshaw “ Come quasi ogni altro prodotto petrolchimico del tempo anche questo era stato sviluppato durante la guerra; In questo caso, da ingegneri tedeschi in cerca di un sostituto della gomma. A differenza della schiuma di polistirolo (meglio nota come Styrofoam), che era quasi impossibile da modificare o rimodellare una volta uscita dallo stampo, questo nuovo materiale poteva essere tagliato con una sega e lavorato con un pialletto o con una carta vetrata, quasi come il più pregiato dei legni stagionati. E poi, la cosa migliore, era che legava con la resina poliestere anziché sciogliersi a contatto con essa come faceva il polistirolo.
Quando il commerciante se ne andò, Alter provò a resinare un piccola parte del pezzo che aveva ricevuto e, visto il risultato ottenuto, si racconta che quella notte – a una festa di Laguna Beach – tirò fuori il blocco dalla tasca, esibendolo come un biglietto vincente del Lotto e disse ai suoi compagni di surf: “Questo che ho fra le mie mani, ragazzi, è il futuro delle tavole da surf.”

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Hobart “Hobie” Alter

Alla fine Hobie è stato accreditato come il primo produttore di massa di tavole di foam anche se , come per ogni storia, le cose non sono mai così lineari come si è soliti raccontarle; si è quindi venuti a sapere in seguito che, quasi un anno prima che Alter e il collega Gordon “Grubby” Clark iniziassero il loro progetto di stampi segreti nel canyon di Laguna, un altro shaper della California del Sud – Dave Sweet di Santa Monica – aveva già creato delle tavole di foam e le vendeva ai suoi amici in spiaggia.
Comunque sia, che Hobie sia o non sia stato il primo a produrre tavole di poliuretano poco conta, quello che davvero è importante è che, dal momento in cui la sua forza produttiva si focalizzò su quel campo, nulla fu più come prima.
Non tutti però furono contenti del cambiamento; la balsa era rigida mentre la schiuma aveva un po ‘di gioco e un po’ di flex e ad alcuni ragazzi non piaceva. Phil Edwards odiava le tavole di schiuma e pare che anche Greg Noll non le amasse all’inizio. Ma la maggior parte delle persone le trovava fantastiche.
Naturalmente, Hobie chiuse la questione nel 1958, dicendo: “Non faremo più tavole di balsa, o schiuma o niente.” Non era del tutto vero, ma quasi. La Balsa divenne difficilissima da trovare, e Hobie – che oltre a essere leader nel settore aveva dietro di sé i migliori shaper e i migliori riders  – dettò la linea.
Insomma, se Hobie aveva deciso di fare tavole di schiuma e nient’altro, quelle sarebbero state le tavole che tutti quanti avremmo surfato.

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