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Quando, il 24 giugno dello scorso anno, Mark Occhilupo ha compiuto 50 anni, ha dichiarato che mai si sarebbe aspettato di vedersi ancora in piedi a quell’età.
In effetti la storia che il campione australiano si porta appresso non è delle più semplici.
Nato da padre italiano e madre neozelandese, Mark aveva cominciato a surfare molto presto e in famiglia di surfisti non ce ne erano. Il padre Luciano era uno di quegli italiani arrivati nel nuovo mondo australe in barca, alla ricerca di una nuova vita. Era un ingegnere civile ed aveva ben altro per la testa che passare le giornate sulle assolate spiagge australiane.
Ciononostante il giovane Mark, dopo aver visto il vicino di casa che caricava delle tavole da surf sulla macchina della madre, chiese alla sorella di accompagnarlo fino alla spiaggia e li, con una delle tavole dell’amico, entrò in mare. “ Come ho sentito la prima schiuma spingermi sono diventato dipendente “ racconta Mark “ ed è strano, considerato il fatto che nessuno nella mia famiglia aveva mai fatto surf, mio padre Luciano, a volte, andava a pescare, ma tutto qui. Anzi, a pensarci bene, la sua passione per la pesca ha rischiato di essere un deterrente per la mia spinta verso l’acqua; una volta – ero molto piccolo, avevo non più di quattro anni – mio padre mi portò con se a pescare sugli scogli. Quando finì la birra mi lasciò li a reggere la canna, mentre lui andava a prenderne altra. In pochi minuti la marea salì ed io mi trovai sommerso senza sapere nuotare. Mi salvò mia sorella che mi vide da lontano. Pensandoci bene è veramente un miracolo che io non sia terrorizzato dal mare. “
Invece non soltanto crebbe senza alcuna fobia dell’acqua ma, contro tutti i pronostici, Mark divenne una leggenda già da giovanissimo.
C’è un aneddoto particolare sulla sua precoce carriera di surfista: Mark lasciò la scuola per il surf prima dei quattordici anni – cosa che, a partire dagli anni cinquanta nessuno, nell’emisfero occidentale, ha più fatto – nonostante suo padre avesse sempre sperato che l’ormai adlescente Mark, seguisse le sue orme di ingegnere.
“A dire il vero non è che ho proprio smesso di studiare a tredici anni, quella è stata soltanto la prima volta che ho smesso. Poi, quando ero un teen ager ed ero già praticamente un pro, mio padre provò a farmi avere un’istruzione spedendomi in una specie di collegio lontano da casa – racconta Mark ridendo – ma non sono durato più di un paio di settimane. Per andare a surfare dovevo prendere il treno e a scuola mi facevano indossare la divisa, con tanto di cappello e cravatta. Era una tragedia, non potevo farmi vedere a Cronulla conciato in quel modo, dovevo cambiarmi in treno perché la stazione era giusto di fronte alla spiaggia, ed io non volevo che i miei amici surfisti mi vedessero con quegli orrendi abiti addosso.
Quindi un giorno sono tornato a casa e ho fatto il diavolo a quattro fino a che non mi hanno iscritto al Cronulla High. Era una scuola giusta per me; tutto quello che dovevo fare, una volta finite le lezioni, era attraversare la strada ed ero sullo spot. Ecco, in quella scuola qualcosa ho studiato.”
Così, in poco tempo, Mark divenne uno dei più grandi talenti del surf mondiale ed uno dei personaggi più amati dai surfisti del globo.
Dotato di uno stile potente ed aggressivo, il giovane Mark iniziò a macinare successi fin dall’età di 13 anni, diventando un giovane professionista già a sedici anni, classificandosi terzo nella classifica mondiale a diciassette e vincendo il Pipeline Master a soli 19. Poi il buio.
ellisg_0906_occy_1A ventidue anni una spirale di abusi e depressione lo costrinse a lasciare il tour e a chiudersi in casa, in quello che lui definisce il suo “periodo Elvis”.
D’un tratto dentro la macchina da guerra di “Occy “ qualcosa si ruppe, portando l’esuberante, spericolato e potente surfista, a finire in un turbine di droga e depressione che lo portò a rimanere immobile sul divano per anni e ad ingrassare a dismisura.
“Beh all’inizio tutto sembrava fantastico, ma c’era qualcosa che non andava. Non me ne rendevo conto all’inizio, perché tutto sembrava così figo e poi avevo solo sedici anni. Ma passare da una camera d’albergo all’altra, da una spiaggia ad un altra, da una festa all’altra… probabilmente non mi faceva bene. Ai tempi c’erano venti eventi in un anno e non facevo altro che passare dalla California al Giappone, dall’Europa al Brasile. Non so, a un certo punto mi è venuto nostalgia di casa, non potevo più stare dove stavo, così me ne sono tornato a casa mia e non sono uscito per un sacco di tempo “ ricorda Occy. “ Non me ne fregava nulla del futuro, volevo solo stare a casa… ero giovane, mi mancavano i miei amici, mia madre e mio padre, le mie sorelle. Cazzo ero così fuori che durante la tappa francese del World tour ho dato fuoco a tutte le mie tavole… Poi la cosa mi è sfuggita di mano… il cibo e le sostanze voglio dire. Per fortuna Gordon Merchant della Billabong non mi ha cacciato, è stato molto, molto paziente. Ci ho messo anni per lasciare quel maledetto divano”.
occyC’è voluto del tempo perché il giovane talento Australiano si rendesse veramente conto di quello che gli stava succedendo, estroverso fino all’inverosimile, quanto parco di parole quando si tratta di affrontare i demoni che hanno rischiato di divorargli la vita, Mark ha parlato recentemente di quel periodo ad un giornale Australiano . “ Ero depresso e non me ne rendevo conto, voglio dire, mi sembrava di essere felice a stare su quel divano a guardare la tv con le mie sorelle ed a ingozzarmi di pollo fritto… non avevo crisi di pianto o preoccupazioni di sorta, ero come in una bolla. E ci ho messo un sacco per capirlo, per romperla quella bolla e tornare alla vita vera. “
Quando poi decise di riemergere alla vita lo fece alla “Occy”, senza grandi proclami o esaltazione della volontà di rinascita, niente luce divina che illumina un cammino di resurrezione.
“Beh, molti mi chiedono come diavolo ho fatto a riprendermi e tutto il resto, vorrei dire loro grandi verità, ma non ne ho “ racconta ironico Mark “ è semplicemente successo che un giorno Gordon (della Billabong) è venuto a casa mia e mi ha detto ‘ e che diavolo Mark sono 5 anni che ti pago per stare su quel divano ad ingozzarti, alza quel culo e rimonta sulla tavola, o almeno butta giù quella pancia.’ Avevo bisogno di soldi, dovevo costruire casa, ma ero bloccato. Poi è successo… ho guardato fuori dalla finestra, ed era pieno di belle onde la fuori…così è stato tutto piuttosto naturale, sono sceso a Margaret River ed ho cominciato a lavorare duro per rimettermi in forma. E’ stato interessante perché c’era pure Jack McCoy, che a quel tempo stava girando da quelle parti ed è stata una cosa fantastica, perché ha filmato tutti i miei allenamenti, la perdita di peso e tutto il resto…
Quando mi sono sentito abbastanza in forma sono andato sulla Gold Coast e ho gareggiato al Billabong Pro. Ho surfato molto bene. Avevo bisogno di perdere ancora un po’ di peso, ma il più era fatto.”
Così nel 1997, quasi dieci anni dopo il suo ritiro, Mark tornò nel circuito mondiale per diventare due anni dopo, a trentatré anni suonati, campione del mondo e rendersi così protagonista di una delle più incredibili avventure della storia del surf professionistico.

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