22385214_10155649210877978_2135874093_nLo spettro dell’instabilità sembra perseguitare senza sosta certe parti del mondo.
Il Libano è uno di questi paesi, ad anni di relativa tranquillità, in cui è stato un faro di coesistenza interreligiosa e sviluppo – e che hanno costruito un affascinante carattere multi culturale difficile da sradicare dall’anima del paese – sono seguiti periodi decisamente difficili.
Negli ultimi trent’anni si sono susseguiti 15 anni di guerra civile ( dal 1975 al 1990), tre invasioni da parte dell’esercito Israeliano ( una più breve nel 1978 , una nel 1982 conclusasi totalmente soltanto nel 2000 e una nel 2006), un numero imprecisato di scontri con le forze israeliane nel sud del paese, una sofferta riconciliazione nazionale – caratterizzata da momenti di calma alternati da altri di grande tensione ( nel 2005 il primo ministro Rafīq al-Ḥarīrī fu assassinato in un’attentato con un autobomba ) – fino ad arrivare, negli ultimi anni, a raggiungere di nuovo un clima di fiducia e di collaborazione. Clima che, a discapito delle tensioni provocate dalla guerra nella confinante Siria, sta contribuendo al recupero della tradizionale capacità libanese di tolleranza nei confronti delle numerose confessioni religiose presenti nel paese.
La prima volta che il Libano si è affacciato concretamente nella mia vita era il luglio del 2014. Mi trovavo in Palestina e la situazione non era delle migliori, l’operazione Protective Edge andava avanti da settimane ed il massacro di civili Palestinesi a Gaza stava diventando una cosa insostenibile.
Così, una mattina, agli appelli minacciosi che arrivavano dalla striscia si aggiunsero anche quelli provenienti dal confine nord.
22396854_10155649210942978_907945351_oL’ansia dei missili poco precisi – qualche settimana prima un Qassan fuori controllo era andato oltre e si era schiantato, fortunatamente senza esplodere, in un quartiere non lontano da casa mia – mi portava a tenere gli occhi ossessivamente puntati sulla cartina della regione a controllare quanti chilometri separavano Betlemme dalla striscia di Gaza e dal sud del Libano.
Poi, finalmente, la situazione prese un’altra piega, gli aerei smisero di bombardare, le parti in causa poterono fare le rispettive dichiarazioni di vittoria ed io riuscii di nuovo a focalizzare i pensieri sulla costa mediterranea e le sue onde.
Così, quando di nuovo sentii parlare del Libano, fu in un contesto molto più gradevole.
Surfare posti nuovi è sempre piuttosto eccitante quindi, quando le cose si fecero più tranquille e mi resi conto che con un bel po’ di sforzi – consistenti in snervanti e continui check point che allungavano all’infinito la durata degli spostamenti – potevo buttarmi tra le onde di Jaffa, ero al settimo cielo.
I surfisti però non sono mai contenti e anche io non faccio differenza; dopo qualche mese passato a surfare i soliti spot cittadini iniziai ad accodarmi ai lamenti dei ragazzi del luogo.
“Sti beach break non spingono… Dovremmo rimediare una macchina e salire su a nord “
“Quanto a nord?”
“Haifa, Netanya… Libano “
Così, per la prima volta, sentii la parola Libano associata al surf.
Scoprii perciò che anche in Libano c’erano dei buoni beach break e che esisteva una piccola ed effervescente scena locale.
Purtroppo però la difficoltà di avere abbastanza giorni liberi a lavoro, i problemi col portare macchine affittate in Israele fuori dal paese e la paura che un certo visto sul passaporto rischiasse di rendere nullo un faticoso viaggio verso il confine, mi impedirono di andare a dare un’occhiata al mare a sud di Beirut.
Sono passati quasi tre anni da allora, sono rientrato in Italia, ma il tarlo di andare a vedere quel paese e la sua scena non se ne è mai andato. Poi, qualche giorno fa, un amico mi ha parlato di Paul Abbas e delle tavole che fa a Jounieh , sulla costa a mezz’ora da Beiurut.
“E’ l’unico shaper del Libano, dovreste intervistarlo “.
Così ho pensato ‘ Perchè no? ‘
Quindi ecco qua la nostra intervista con  Pual Abbas di  P.A. Surfboards22359221_10155649210837978_697147874_n

  • Partiamo con le presentazioni, siamo un piccolo magazine on line italiano e siamo venuti a conoscenza del tuo lavoro e della scena surf Libanese. Anche l’Italia ha una scena surf relativamente giovane ( anche se ormai conta quasi trent’anni) se confrontata con quella di oltre oceano, In Libano da quanto tempo si fa surf e com’è cominciato tutto quanto? Ho sentito che negli anni ’70 – prima della guerra civile – c’era una piccola comunità di surfisti, è vero? 

    Sì è vero, ho sentito un sacco di storie sul surf negli anni ’70 e non ci ho creduto per un sacco di tempo, poi ho visto una vecchia foto su un giornale che ritraeva dei surfisti seduti accanto alle loro tavole su una spiaggia di Beirut ed ho capito che mi sbagliavo. Ho cominciato ad informarmi ed ho scoperto che c’era anche un surf club e delle competizioni. Penso che uno di quei surfisti nell’immagine sia ancora in Libano, credo abbia un ristorante a Byblos. Mi piacerebbe conoscere le storie di quei “pionieri”, ultimamente ho conosciuto un ragazzo che surfava qui negli anni ’70, forse lui potrà aiutarmi.

  • La scena surfistica è limitata alla città di Jounieh o ci sono altre zone della costa dove i ragazzi surfano? 

    No, ci sono surfisti in quasi tutto Libano; uno dei posti con la maggior parte di locals è Batroun – più che Jiyeh o Jounieh – credo che la rinascita della scena surf sia iniziata proprio li. Da quello che ho sentito tutto è cominciato negli anni ’80 con il windsurf, poi alcuni ragazzi hanno iniziato ad usare le loro tavole da windsurf per prendere le onde e da li sono progrediti. Ora come ora ci sono surfisti in tutta la fascia costiera del Libano, da Batroun al Nord fino al sud del paese, a Naccoura, vicino al confine Palestinese.
    Ma è Jiyeh la città surfisticamente più attrattiva, ci sono alcuni degli spot più consistenti e ad ogni swell si riempie di persone provenienti da ogni parte del Libano, qua il localismo non esiste, siamo sempre amichevoli e accoglienti con I visitatori.22360966_10155649210677978_164443912_n

  • Spesso quando i pescatori o le persone del posto non sono abituate a vedere surfisti rimangono stranite le prime volte che vedono ragazzi buttarsi a mare, anche in pieno inverno, con strane tavole di resina. Quale è stata la risposta delle persone quando avete iniziato a surfare? 

    Probabilmente pensano che siamo pazzi, soprattutto quando ci vedono surfare in inverno. Molte persone qui non si rendono conto che in Libano ci sono onde buone per surfare, quindi quando ci vedono caricare le tavole da surf sul tetto della macchina, ci guardano con stupore e spesso , sopratutto quando fa freddo, vengono a guardare questi strani ragazzi che si buttano a mare durante qualche tempesta. Immagino che sia uno spettacolo piuttosto bizzarro per loro, non lo so. Ma davvero nessuna reazione negativa

  • Quando hai capito che c’era bisogno di uno shaper locale e perché? 

    Lo shaping per me è stato prima di tutto una necessità. Quando, nel 2003, ho deciso che volevo iniziare a surfare non c’erano negozi di surf in Libano e per avere una tavola bisognava acquistarla all’estero. Trovare qualcosa di usato era impossibile. Così, quando ho costruito la mia prima tavola, non avevo mai neppure surfato. Mi serviva una tavola così mi sono piazzato sul tetto della casa di un amico e mi sono costruito un fish 6’6. La prima volta che sono entrato in acqua è stato magico e non ho più smesso.
    Dopo quella prima tavola mi sono costruito un longboard e un SUP e ho capito che mi piaceva costruire tavole. Così ho cominciato a chiedere ai miei amici se potevo costruirgliene gratuitamente qualcuna; non è passato molto tempo perché le persone cominciassero a presentarsi a casa mia chiedendomi delle tavole. E’ così che è iniziato tutto quanto.

  • E’ stato difficile iniziare a shapeare seriamente? Intendo procurarsi il materiale e tutto il resto? In Italia per i primi shaper era veramente un’odissea… 

    Sì, ovviamente; ci sono voluti circa 6 mesi per finire la mia prima tavola, dalla ricerca dei materiali giusti per fare i test sulle resine che riuscivo a procurarmi, alla realizzazione e alla prova in acqua. Ho dovuto costruirmi da solo alcuni degli strumenti necessari, così come le prime pinne ed il primo leash. Quindi la tavola era 100% fatta a mano.
    Per le tavole successive sono riuscito a farmi procurare del materiale da persone che arrivavano in Libano da fuori. Naturalmente ora è tutto più facile, si trova tutto ciò che è necessario online e in pochi giorni te lo consegnano davanti la porta di casa.
    Quindi sì, all’inizio era molto difficile, ma anche molto divertente; mi piace molto tutto il processo che ho fatto, la gavetta voglio dire, e ancora utilizzo alcuni degli strumenti che mi sono costruito da solo.22361130_10155649210967978_466237426_n

  • A discapito degli eventi drammatici che il paese ha dovuto affrontare negli anni, il Libano vanta una storia secolare di tolleranza e coabitazione costruttiva di culture e religioni diverse; Si riscontra anche nella comunità surfistica questo aspetto importante della vostra cultura? 

    Si, ci sono molti surfisti che provengono da diverse aree del paese, con background politici e religiosi diversi che surfano insieme in totale armonia [ ad eccezione di alcuni occasionali incidenti di “ droppaggio 🙂 ] , non esiste niente altro che il nostro essere surfisti.
    Anche quando nel paese la situazione politica si fa più tesa nessuno ne parla in acqua. E’ come se le persone, una volta entrate in mare, lasciassero fuori tutti gli altri problemi. Recentemente surfa con noi qui a Jiiyeh anche un giovane rifugiato Siriano che è stato accolto con gentilezza e generosità da tutti quanti I locals.

  • Spesso la cultura surf si accompagna ad un certo tipo di cultura musicale, o con altri metodi di espressione contro culturale. Succede anche in Libano? Ci sono spazi liberi dove è possibile esprimersi, divertirsi e condividere punti di vista ed opinioni?

    Penso che il surfing sia diventato talmente popolare ai nostri tempi in tutto il mondo che ci sono tanti tipi di surfisti; dal surfista controculturale al mainstream a tutto ciò che c’è nel mezzo. E puoi trovare ognuno di questi tipi anche nelle nostre line up.
    Ma al di fuori dell’acqua sì, si può dire che ci sia una scena, alcuni surfisti suonano e molti skateano e vanno in snowboard o si interessano di street art e graffiti. Sono nati anche diversi posti dove potersi ritrovare, ascoltare musica ed esprimere e condividere i propri interessi con altri surfisti ed amici.

  • In Occidente il Medio Oriente ha una cattiva reputazione, è visto come una zona calda e martoriata da guerre, tragedie, dittature e così via. Ma il Libano ha una reputazione diversa, è conosciuto come un luogo di tolleranza e di integrazione, nonostante i problemi spesso portati dal vicinato. È davvero questa la realtà? E come la affrontano i giovani?

    Sì è vero, rispetto ai nostri vicini, qui viviamo in pace, anche se non possiamo non essere colpiti dai problemi che ci circondano. Abbiamo avuto alcune auto bombe un paio di anni fa e ci sono stati recentemente alcuni scontri sul confine tra l’esercito e i militanti della guerra siriana e non c’è da dimenticare la tensione sempre alta che c’è nel sud del paese con Israele.
    E tutti questi problemi hanno contribuito a costruire la situazione sociale e politica che viviamo tutti i giorni e hanno alimentato tensioni che sono sempre esistite. Queste tensioni però non sono mai cresciute così tanto da divenire problemi sul terreno, penso perché con la nostra recente storia di guerra civile abbiamo appreso che non c’è niente da guadagnare da scontri e violenza, solo tragedie e disastri. Penso che un gran numero di persone, specialmente i giovani, non abbiano nessuna voglia di farsi rispingere dentro alla spirale dell’estremismo e vogliono continuare a vivere la loro normalità in una realtà di coesistenza per la quale il Libano è ora conosciuto in tutto il Medio Oriente, ed anche io spero che rimanga così.

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