fu-manchu-the-action-is-goC’è un posto, nel sud della California, dove – nel 1990 – un vortice psicocinetico deve essersi materializzato nell’aria, risucchiando il suono dell’hard rock anni ’70 per poi risputarlo fuori distorto, incredibilmente rallentato e filtrato da metal, psichedelica e blues.
Là – in quella striscia di terra desertica che va da Palm Desert a Salton Sea e si propaga, con i suoi tentacoli più lunghi, fino ad Orange County – nei primi anni ’90 – è nato lo Stoner Rock.
Proprio sotto a quel vortice psicocinetico, infatti, dovevano starci Josh Homme e soci che, assieme al calore del deserto che li circondava, devono aver assorbito a pieno le vibrazioni di quel fascio di energia, rielaborandole in un insieme di amplificatori e distorsioni rigorosamente valvolari, effettistica essenziale, suoni caldi e intensamente seventies, uniti ad un uso massiccio di frequenze basse; così facendo, quei figli del deserto, riuscirono a definire un suono gravido di una pesantezza particolare che – assieme alle venature desertiche e psichedeliche – diventerà il marchio di fabbrica della band che tirarono su e che, in poco tempo, diverrà il faro del neonato genere Stoner, i Kyuss.
Pochi anni prima, nel 1985 per la precisione, ad Orange County un gruppo di ragazzi appassionati di skate e di surf formarono una band Hardcore di nome Virulence, cercando di ripercorrere la strada dei concittadini Black Flag.
fu-manchuScott Hill, il cantante e chitarrista, era cresciuto all’ombra dell’hardcore punk, skateando i bank della cittadina Californiana e surfando i numerosi point di quella che i locali chiamano SoCal.
“Sono cresciuto ascoltando i Black Flag e i Circles Jerks… io e i miei amici stavamo ore nel parcheggio davanti allo spot che surfavamo ad ascoltare cassette di qualsiasi gruppo Hardcore ci passasse tra le mani “ ricorda Scott “Poi, ad un certo punto, ho deciso che avrei dovuto anche io avere una band “.
I Virulence registrarono un Lp per Alchemy records, ma ebbero vita breve; nel deserto a 120 miglia da casa infatti il demone portato alla vita da Homme, Bjork e Nick Oliveri cominciava ad agitare i suoi tentacoli e uno di questi si avvinghiò alla vita di Hill.
Ma i demoni, si sa, mutano adattandosi al corpo che li ospita così, da questa psichedelica possessione, nacquero i Fu Manchu; una miscela esplosiva di Stoner, Surf e Skate Rock, che pare la colonna sonora perfetta per raid alla ricerca di piscine vuote da skateare e lunghe corse in macchina verso lo spot giusto dove surfare.

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Con una line up rinnovata e lo stesso Hill alla voce e alla chitarra, nel 1994 uscì, per un’etichetta indipendente, il primo album del gruppo No one rides for free a cui seguirono Daredevil (1995) e In serach of…(1996) fino a che, l’anno successivo, la connessione con le origine desertiche si consolidò con l’ingresso nel gruppo del batterista Brant Bjork, appena fuoriuscito dai Kyuss.
L’estetica della band, da sempre influenzata dalla fantascienza anni ’50 e, sopratutto, dall’immaginario surf e skate anni ’80, trova ampio sfogo nelle locandine dei concerti e nelle copertine degli album, tra le quali spicca The acticon is go (1997) per la cui cover è usata una foto del leggendario Z-boy Tony Alva, ritratto mentre skatea la famigerata Dogbowl.
Nel corso degli anni il gruppo ha avuto diversi cambi di formazione – fermo restando la figura centrale di Scott Hill – ed ha continuato a sfornare album con costanza encomiabile ( l’ultimo – Gigantoid – è del 2014 ) mantenendo inalterato un suono diventato bandiera e trasformando la band in una colonna portante dello Stoner rock.
Genere nei solchi del quale si muovono, mantenendo però un’identità ben precisa, fatta di psichedelia e deserto, ma anche di mare, di surf , di skate sound e di quell’approccio particolare alla vita che queste discipline si portano appresso; memorabile, a questo proposito, è la dichiarazione rilasciata da Hill a un giornalista che gli chiedeva quanto fossero stonati mentre suonavano i loro pezzi:
“Naaaaw ! Guarda, le cose con me sono relativamente semplici; la cosa che mi piace di più fare – oltre a suonare – è surfare, possibilmente per tutto il giorno. Quando sono a casa cerco di stare in acqua il più possibile e se sono strafatto non riesco neppure ad alzarmi dal divano…sai com’è che vanno certe cose… “

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