skateboard-sculptures-haroshi-8Ci sono cose che soltanto i giapponesi riescono a fare con un certo grado di stile, tra di queste – sicuramente – c’è quella di commistionare in maniera sopraffina artigianato ed arte.
E Haroshi, in questo, è un maestro.
Nato a Tokyo nel 1978 ha cominciato a skateare piuttosto tardi, aveva infatti quindici anni quando decise di approcciarsi seriamente allo skate. Da quel giorno in poi però ha deciso di darci dentro, con la caparbietà tipica di alcune delle menti del Sol Levante; allora giù a grindare scalini e a sfondare tavole di sotto da qualche bel Gap.
Differentemente da molti skater però, Haroshi ha deciso di non separarsi mai dalle sue tavole rotte e, negli anni, ne ha accumulate a centinaia in qualche garage o sottoscala che – essendo a Tokyo – immaginiamo piccolissimo; fino a che non gli è venuto in mente come dargli una seconda vita.
Un giorno, vedendo la pila di tavole che giacevano a casa, ha deciso di farne delle sculture.
C’è chi crede – ancora santoddio – che per raggiungere un certo tipo di risultati occorra seguire un certo tipo di strada, fatta di corsi, di abnegazione al maestro e di timbrini stampati su un qualche foglio di carta atto a certificare lo status di artista.
Grazie a dio il mondo dell’arte, così come quello della musica, è composto principalmente da figure che non fanno altro che smentire questo tipo di ragionamento; Haroshi è una di queste. Privo di qualsiasi formazione classica il ragazzo è, da sempre, legato all’etica del DIY (do it yourself) tanto cara al mondo del punk quanto a quello dello street skate.
sk-02Le sue sculture/mosaico sono composte da diversi elementi di legno, modificati o lasciati nella loro forma originale ed incastrati insieme. Le vecchie tavole su cui mette le mani sono cesellate, tagliate e scolpite in modo da creare una nuova, originale, forma tridimensionale. Il processo di lavorazione è incredibilmente complicato perché nessuno dei legni che usa è piatto come un pezzo di legno appena tagliato; essendo provenienti da vecchie tavole da skate i materiali utilizzati sono tutti quanti prodotti lavorati e l’artista deve impilare, sagomare e legare assieme molti strati sottili per realizzare una scultura. Il tutto è ulteriormente complicato dal fatto che il numero di strati da cui è composta una tavola da skate varia in base al modello ed alla marca.
Arrivare alla scultura finita è, quindi, un lavoro certosino, ma c’è qualcosa di più, oltre all’incredibile manualità, nelle opere dell’artista Giapponese.
In tutte le cose, si sa, quello che arriva nel profondo e che colpisce la sensibilità di chi osserva è l’anima; e nel lavoro di Haroshi l’anima ha una parte più che centrale. L’artista infatti nasconde all’interno di ogni sua scultura un piccolo pezzo di metallo proveniente dalla sua collezione privata di skateboard distrutti, come un cuore di metallo che riempie di vita ogni creazione.
SR1eEHrv0wZldpvm6XUl_1082133132Una pratica questa in cui può essere riscontrata l’influenza di Unkei, uno scultore di Budda Giapponese attivo nel XII° secolo, che era solito inserire vicino al cuore dei propri Budda una sfera di cristallo ( Shin-Gachi-Rin), come un ideale fonte di vita della statua.
Seated_Jizo_Bosatsu_by_UnkeiDal 2015 l’artista ha avuto diverse personali in importanti gallerie sparse per il mondo, raggiungendo vette di popolarità che l’hanno, forse, portato ad allontanarsi un poco da quel mondo underground che poco si sposa con vernissage e realizzazione di trofei per contest sponsorizzati da grandi marchi.
Quello che rimane, al di la dei ragionamenti di etica che lasciamo al giudizio personale, è il valore di un’artista che è riuscito a vedere del bello in qualcosa di distrutto ed è riuscito a tirarlo fuori, con tanto di anima.

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