1711217822

Daly, famigerato per essere il capitano e proprietario della Flotta Indies Trader che, di fatto, ha aperto la catena delle isole Mentawai al mondo del surf è stato descritto dalla rivista Surfing come “corpulento, schietto e impenetrabile come lo scafo d’acciaio della sua nave”. Di lui, si è soliti dire che abbia scoperto più surf break di alta qualità di chiunque altro al mondo, ma da dov’è che arriva questo strano ed enigmatico Australiano?
Martin è nato nel 1957 a Sydney e ha iniziato a surfare all’età di otto anni, a Narrabeen, su una vecchia tavola di balsa. Durante la sua adolescenza, mentre viveva nel Queensland, Daly si manteneva – e si faceva le ossa – lavorando sulle barche da pesca che battevano la Grande Barriera Corallina. I ventosi e freddi mari del nord-est Australiano però non facevano per lui, a quindici anni Daly aveva visto “Morning of the Earth” di Alby Fazon ed era rimasto incantato da Bali e dall’Indonesia. “L’indonesia è stato l’obiettivo principale della mia vita durante tutta la mia adolescenza”, racconta spesso Martin. “Ma in realtà non sono riuscito ad arrivarci fino all’età di 23 anni.”
Col tempo Daly ha cominciato a spostarsi e, dalla tarda adolescenza fino ai vent’anni, si è trasferito dalla Nuova Zelanda alle Filippine per poi andare a Singapore e giungere, finalmente, a Bali; tutto questo principalmente lavorando come operatore commerciale per compagnie petrolifere. Nel 1983, lui e un gruppo di amici hanno iniziato a esplorare le isole minori lungo la catena indonesiana, in una barca di salvataggio di 60 piedi presa in prestito dal capo di Martin.
Alla fine del decennio, tornato in Australia dopo aver comprato la barca di salvataggio e averla ristrutturata e rinominata Indie Traders, Daly scoprì di essersi guadagnato una reputazione underground come l’uomo che sapeva dove erano nascosti i migliori secret spots dell’Indonesia; ed in effetti era vero.

indiesinchannel-news

L’indies trader

“Facevo parte di un equipaggio di sei, tutti surfisti, naturalmente. Abbiamo trovato tutte queste onde ed abbiamo fatto un giuramento di sangue, promettendo che non le avremmo mai svelate a nessuno.” ha raccontato Martin a Surfer magazine, “ Puoi immaginare… avere le Mentawais tutte per noi, ci stava bruciando completamente il cervello.”
Ci sono giuramenti di sangue e giuramenti di sangue però; e quello che Martin e i suoi amici avevano fatto non doveva essere particolarmente sentito. Così, nel 1991, Daly organizzò il suo primo boat trip con dei Pro surfer, traghettando Tom Carroll, Ross Clark Jones e Martin Potter nell’isola di Enggano, a 90 miglia dalla costa di Sumatra. Le onde erano inesplorate e sbalorditive e le foto furono fatte trapelare immediatamente, mentre la posizione esatta di questa incredibile nuova zona di surf fu tenuta segreta per alcuni anni, aumentando a dismisura l’interesse e la curiosità dell’intera Surf community.
Alla fine il segreto venne sciolto e le vicine isole Mentawai sono diventate uno degli obbiettivi più ambiti dai surfisti di tutto il mondo. Nacque così un’industria di charter boat che, ben presto, ebbe un boom stratosferico; con Daly in primo piano ovviamente.
Nel 1999, mettendo in moto un’idea che Martin e l’ex pro-surfer Bruce Raymond avevano avuto alcuni anni prima, Quiksilver assunse Daly come capitano dell’Indies Trader per la campagna promozionale intitolata “The Crossing”, che consisteva nel girare il mondo alla ricerca delle migliori onde inesplorate.

Boat

The crossing

Anni dopo, Daly – non senza una certa spacconaggine – ha raccontato di aver proposto così l’idea ai dirigenti di Quiksilver: “Voi ragazzi mi pagherete per guidare la mia barca in tutto il mondo e andare dove voglio a cercare le onde migliori che abbiate mai visto!”. Alla fine la campagna The Crossing è durata sei anni, durante i quali l’Indies Trader ha visitato 27 paesi coprendo 160.000 miglia nautiche. A quel tempo, l’attività di charter di Daly contava più di 60 dipendenti.
Tutta questa esposizione mediatica e l’enorme successo commerciale hanno portato Martin ad esporsi a non poche critiche, facendolo accusare a più riprese di esporre, affollare e persino di sovrasfruttare per il proprio tornaconto economico i surf break che aveva scoperto.
“In effetti mi sento parzialmente responsabile”, ha detto al surfista Ben Marcus, “perché sono stato io ad aprire la maggior parte di quei posti”.

01

Martin Daly

Intervistato da Surfer Daly è stato anche più preciso “Se mi sento responsabile per l’enorme affollamento che ho portato in certi posti? Beh si… ma era inevitabile. Diciamo che nella vita a volte si devono fare dei compromessi e se qualcuno dice che mi sono venduto può dirlo, ma l’ho fatto per guadagnarmi uno stile di vita che avevo sempre sognato, girare il mondo e surfare ogni santo giorno. All’inizio ci ho provato a lavorare a modo con i giornali, in quei primi anni potevi vedere foto dei miei spot senza che mai ci fosse scritto sotto dove erano ubicati, ma poi abbiamo fatto The Crossing con Quicksilver e tutto quanto è venuto alla luce, era inevitabile.”
Ma non è soltanto l’eccessiva esposizione di spot e paradisi naturali ad una folla potenzialmente incontrollabile di turisti che ha portato Martin ad essere oggetto di molte critiche, ma anche la sua posizione di simil monopolio sul marcato charter dell’indonesia e le conseguenze dei sui viaggi sugli ecosistemi di zone del mondo parzialmente inesplorate. Anche a questo Daly ha risposto a Surfer senza peli sulla lingua.
“Non ho nessun monopolio al giorno d’oggi, laggiù c’è un mercato fuori controllo…quale monopolio? Io sono stato sempre un ambientalista e i miei viaggi sono una grande opportunità per studiare certe località remote anche da un punto di vista ambientale. All’inizio, Rick Grigg aveva inventato questa cosa che chiamavamo “reef check”. L’idea era di scattare foto ovunque andassimo a monitorare le barriere coralline, ma non siamo scienziati. Usciamo, guardiamo e diciamo, ‘Ok, questo è quello che c’è adesso’ e cerchiamo di essere il più precisi possibile. Ma poi è diventato ovvio che avevamo bisogno di scienziati qualificati. Quindi, quando è appropriato, abbiamo un biologo marino a bordo. È piuttosto sconvolgente lo stato dell’oceano e delle barriere coralline. Vengono sfruttati senza pietà da flotte di pescatori commerciali, non certo dai miei charter “.
01_Mentawai-islands,-Indonesia-July-2016

Da qualunque parti la si guardi il personaggio è piuttosto complesso e dalle molteplici e contraddittorie sfaccettature; esploratore o sfruttatore senza scrupoli? Ai posteri l’ardua sentenza.