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Verso la fine degli anni novanta mi arrivò una lettera verde a casa e non era una multa. Ebbene sì, essendo un lavativo che preferiva passare il proprio tempo a ascoltare musica punk ricoperto di catene invece di rimanere al passo con gli esami dell’università, ho avuto la fortuna di essere stato tra gli ultimi a essere chiamato al servizio militare di leva e per convinzioni personali – e un sacco di altri motivi – scelsi la via del servizio civile.
Capitai insieme a un mucchio di altri sfigati all’Osservatorio delle Politiche Giovanili di Prato dove ebbi per la prima volta la possibilità di accedere al web e allora era il tempo in cui si cominciava a fluttuare nella rete che offriva sms gratuiti che mandavo alla mia ragazza di allora, le prime email, i primi file sharing e Napster – che poi avrebbe generato una divertentissima battaglia legale con i Metallica che volevano che non si scaricassero i loro dischi ma si continuassero a comprare e per fortuna aiutarono i loro fan incidendo Load e questo fece crollare i prezzi di tutti i loro LP – e tutto il resto erano siti porno. L’essere umano aveva scoperto subito le immense potenzialità della rete di essere il veicolo dei peggiori vizi e istinti umani; un tipo tutto “voglio comprami la Smart” (usciva proprio allora) e paste e disco che faceva il servizio con me un giorno mi disse: – Hey, hai mai visto questo? – e digitò sull’allora google parole proibite. Sullo schermo comparve una bella signorina asiatica a pecora con sotto una scritta che chiedeva all’ipotetico osservatore se si fosse mai scopato una figa come lei. In effetti no, e la cosa mi sconvolse, tant’è che questo mi generò un’insana passione per le orientali che non sono mai riuscito a farmi passare del tutto. Ed ecco perché, quando ho saputo che un gruppo formato da quattro ragazze giapponesi avrebbe tenuto un concerto nella mia città, non potevo esimermi dall’essere presente.

IMG_7704Tra le foto delle neve che hanno intasato le conversazioni social di quasi tutti gli abitanti della penisola italiana, nel divenire di un fine inverno sufficientemente glaciale, è spuntata pure a alcuni la notifica che le Tomboys, una sedicente punk band dal Giappone (paese detentore di diversi record tra cui essere la prima e unica nazione che è stata bombardata con le armi nucleari e a avere distributori automatici di mutandine usate dalle ragazze, una pratica che chiamano burusera) formata da quattro giovani figliole che si vestono da scolarette del Sol Levante – probabilmente senza sapere che nel perverso occidente questo avrebbe potuto sollecitare parecchi pruriti – avrebbe tenuto una tournée itinerante in varie città, tra cui la mia. Adesso, non è che vada proprio pazzo per il J-Pop ma la definizione punk mi intrigava e inoltre non capita certo tutti i giorni di poter assistere a un concerto di aliene imperscrutabili che arrivano dirette dalle profondità oscure dell’altra faccia del pianeta, soprattutto qui. Inoltre non sono molto fortunato con le band orientali visto che notoriamente non riescono a parlare una parola di inglese anche se cantano in inglese e pure questo è un fatto piuttosto incomprensibile, si direbbe che imparino tutti i testi a pappagallo forse nemmeno chiedendosi cosa cazzo significa quello che vanno blaterando nel microfono; su altre tre interviste fatte solo una è andata bene (gli Hiperson, che però non riuscii a vedere), un’altra (i Demerit) è stata funestata da difficoltà comunicative dettate da traduzioni incrociate che erano come il gioco del telefono senza fili che si faceva all’asilo, quindi era tutto interpretato e interpretabile e la terza (i Fazi) andò ancora peggio tanto che alla fine l’articolo è incappato in una (legittima?) censura e non è mai stato pubblicato.
Tuttavia sussistevano almeno due ottimi motivi per riprovarci: 1) le Tomboys sono state prodotte da Glen Matlock, il tipo che qualcuno ricorderà come il primo bassista dei Sex Pistols nonché compositore delle linee musicali di quasi tutte le loro canzoni, che fu buttato fuori dalla band perché era troppo light, stava sul cazzo a Rotten e inoltre McLaren aveva necessità di mettere nel gruppo qualcuno che fosse maggiormente controllabile e influenzabile per limitare l’individualismo e il protagonismo imperante di Rotten e la scelta cadde su Sid Vicious e sappiamo tutti com’è andata a finire; 2) amo di un amore osceno le Shonen Knife e aggiungo convinto che tutti voi dovreste farlo.
Il concerto si sarebbe tenuto dentro a un pub che recentemente sta offrendo una buona programmazione, sicuramente meglio di tutti gli altri locali che ci sono perché pare limpido che sia possibile ravvisarci un intento e un percorso e non un miscuglio di tanta roba a caso buttata lì tanto per fare numero e vedere se si riesce a arrivare a fine mese con la vendita di bevute imbevibili.IMG_7686

E la curiosità mista all’unicità dell’evento ha attirato parecchie persone, il locale era piuttosto pieno e siccome lo spazio disponibile è decisamente contenuto tutto ciò rende l’atmosfera intima da vecchio club che personalmente apprezzo particolarmente, dove si sta stretti a un passo dal gruppo in modo molto underground e di sapore seventies.
Facendomi largo in prima fila assisto a tutta l’esibizione delle aliene che suonano con la divisa (non proprio quella classica da marinaretta, una creata a arte di tonalità rossa, blu e bianca) dispensando per l’intero set larghissimi sorrisi come se fossero – e probabilmente è così – a fare la cosa più divertente di tutta la loro vita, proprio lì e in quel momento, missionarie a donare il concerto più bello che abbiano mai suonato, della serie voi siete il pubblico migliore e questo è l’evento migliore a cui abbiamo mai partecipato! E questo è importante da rimarcare e il perché lo dirò dopo.
Pare che attraversino cinquant’anni di musica con una nonchalance del tutto personale, come un Chuck Berry con gli occhi a mandorla inzuppato nel wasabi (una di loro ammette nella biografia presente sul sito che adora la roba verde), che attraversa il garage, che suona veloce come i Ramones, approda al pop e balletta saltellando da un piede a un altro ma sempre con gli angoli delle labbra curvati all’insù (nelle foto pre concerto sono presenti anche le dita piegate in guisa di V alla Churchill, appoggiate alle guance, tutto molto manga). E i Ramones fanno capolino nella cover di Rock&Roll High School cantata con quella vocina stridula di Hina Tabata che quando firma fa degli occhietti sopra il nome – come anche le altre – e questo ti fa credere di essere uno zio a vedere il saggio delle nipoti e fa concretizzare un immaginario molto cartone animato anche se è lontano dagli inascoltabili gruppi stile Lucca Comics & Games che vanno molto di moda e attirano migliaia di persone a cui, evidentemente, basta veramente poco per divertirsi. IMG_7711E comunque Madoka (la chitarrista) che salta e si dimena e si lancia in mezzo al pubblico e chiede a tutti di venire più avanti a stare sotto al palco e pubblicizza le t-shirt del gruppo fra una canzone e l’altra ha messo sulla propria chitarra l’adesivo hey ho let’s go che è una chiara dichiarazione d’intenti. E poi gli strumenti sono collegati con cavi a jack bianchi e spiralati molto vintage e molto cordone ombelicale, a sottolineare la loro giovane età. No non è vero, non è per quello, è che fanno figo e visivamente ci stanno bene, vorrei averne uno anche io di quei cavi. Ma insomma il sorridere a sé stesse e agli altri, un’attitudine fatta di mosse pensate e riprodotte, il riuscire a donare felicità perché è come se tutti fossero invasi da una gioia incontenibile e tutto questo montare di tenerezza, i coretti, gli urletti, l’essere sicuramente più brave a suonare di come lo era il mio gruppo e in particolare rispetto al primo batterista che suonava con noi rendono l’intera serata divertente e valevole di essere stata vissuta. Tralasciando i fronzoli, perché quelli li lascio alle Tomboys che li sanno fare bene molto meglio di me, direi che mi è venuta voglia di prenderle sotto l’ala, come di proteggerle, di portarle in giro per la Toscana e assistere a tutte le loro esibizioni. Mi hanno così trascinato che alla fine gli ho dovuto comprare il disco, è stato più forte di me, sentivo la necessità di dover riascoltare l’incalzare del basso di GG Wakana e la vocetta, soprattutto la vocetta, dio che carina la vocetta! E poi hanno concluso con Remember Me, bis richiesto a gran voce dal pubblico, che è una pretesa esplicita e posso rispondervi io piccole, lo faremo, vi ricorderemo per sempre.
E finito tutto ho cominciato a rincorrerle come una cimice impazzita perché ne volevo ancora e volevo parlarci e capire e entrare dentro al loro fantastico, dolce universo di letizia. Alla stregua di un hikkikomori appena uscito dal suo rifugio fatto di orrore, hentai e percolato fluido dei pasti non mangiati e lasciati a marcire sul pavimento, ho cercato in ogni modo di trovare una strada personale per raggiungere la foresta dei suicidi e impiccarmi usando i loro cavi jack come corda perché dopo di loro non avrei più voluto niente e nessun altro. E ho chiesto a tutte uno scampolo del loro tempo prezioso e non riuscendo a averlo sono dovuto ripiegare su quel ragazzone del loro manager che si è cerimoniosamente inchinato davanti alla mia mano offerta durante le presentazioni e ha finalmente acconsentito a un’intervista.
E allora è avvenuta la trasformazione.
12Le aliene si sono mostrate quello che sono, esseri da un altro universo e la cosa spaventosa è che mi hanno rimesso subito al mio posto, facendomi ingoiare il mio entusiasmo, io stupido gaijin che ho l’ardire e la facciatosta di provare a parlare con loro, regine da terra straniera che sono riuscite, dall’alto del loro metro e cinquanta, a farmi sentire piccolo piccolo. Si sono poste tutte e quattro davanti a me, non un sorriso, la batterista Non mi ha guardato di sbieco tutto il tempo, loro giudici, io imputato.
Avevo fatto qualche ricerca e avevo trovato che Tomboys è un film horror australiano in cui delle ragazze catturano uno stupratore seriale che aveva abusato di qualcuna di loro e lo uccidono torturandolo lentamente. Gli chiedo se il nome ha delle affinità con questo: “No, Tomboys significa Tomboys.” Maschiaccio. Dio, mi ero immaginato chissà quale poesia e chissà quale Samara! Ok, raccatto i pezzi, cerco di giocare in casa. I Ramones? “Sì, ci piacciono, la nostra musica deriva un po’ da loro, ma soprattutto dal British e American Rock.” Insomma… continuiamo sulla strada musicale. Quindi il punk? “Mah, ci piace il punk, ma non capiamo come mai tutti si ostinino a definirci punk, noi non siamo punk ma una Happy Rock&Roll Band.” Orc… andiamo sulla tournée. “Sì, siamo un po’ stanche, ma ci stiamo divertendo.” Interviene il ragazzone manager, da buon padre di famiglia preoccupato per le sue creature, impone l’ultima domanda, soltanto una, irrevocabilmente. Riprovo a approfondire sulla musica, quello mi interessa. La scena giapponese. “Non conosciamo molti gruppi, è una buona scena, ci divertiamo.” Arigatou gozaimasu. Si alzano come automi e se ne vanno senza guardarsi indietro. Riesco a stento a fargli firmare il disco acquistato, lo fanno meccanicamente, una roba routinaria, come una stampante 3D.IMG_7720
Quindi è tutto come il vestito di un prodotto, una buona pubblicità, sono a vendere qualcosa e lo faccio nel modo migliore che posso, ma dopo ognuno per i fatti suoi? Il sentimento esibito sul palco è uno specchietto per le allodole perché una volta concluso il set ce n’è un altro nella prossima città e quello che ci sta nel mezzo è niente?
Non credo sia così, penso solo che io – e noi – siamo solo gaijin e che le aliene non abbiano niente da condividere con noi, solo, al limite, buona roba da spacciare. Musica s’intende. Quindi reputo sia giusto concludere con quello che mi rende la traduzione automatica delle prime righe della loro presentazione autobiografica della pagina su facebook:
È una band di quartetti di ragazze che si riunisce sotto il motto di rimanere in piedi sul palco senza dimenticare il battito del cuore che continua ad eccitare tutto il tempo alla ricerca di qualcosa di caldo!!!
Evvai, aggiungo io.IMG_7714