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Spesso ci occupiamo di vite al limite; ribellione, anticonformismo e innovazione, ma anche droga, disagio e volontà di superare dei limiti che richiedono un prezzo da pagare talmente alto da rasentare la follia.
Questo lo facciamo non per spicciola attrazione voyeristica verso il tragico, ma perché – in un mondo in cui l’omologazione ad un modello rassicurante ha fagocitato quasi ogni aspetto dell’esistente – ci sembra importante rileggere i percorsi di rottura che hanno portato alcuni degli interpreti di questo sport, che poi sport non è, a disegnare la propria vita come fosse un’opera d’arte inserita sullo sfondo di una tragedia Greca
Ci sono diversi modi di esprimere se stessi in contrasto con la società in cui si vive, alcuni sono più estremi – e tragici – di altri; La vita di Rick Rasmussen rientra a pieno in quest’ultima categoria.
Rasmussen nacque nel 1955, figlio di un pilota collaudatore aerospaziale ed ex giocatore professionista di pallacanestro e crebbe nel Maine, iniziando a surfare all’età di 10 anni, non molto tempo dopo che la sua famiglia si era trasferita in un quartiere benestante di Westhampton, New York.
Quando era nella divisione juniores Rasmussen si classificò al quarto posto nel Campionato degli Stati Uniti del 1972, primo nei Campionati della costa orientale del 1973 e al terzo nei Campionati nazionali dello stesso anno; passato alla categoria superiore nel 1974, il 18enne dai capelli biondi finì quinto nei Campionati dell’East Coast e poi divenne il primo uomo della East Coast a vincere un titolo di surf negli Stati Uniti.
Rasmussen era conosciuto a quel tempo non solo per il suo stile aggressivo sulle piccole onde, ma anche come uno dei migliori tube rider del pianeta; dopo essersi fatto strada attraverso alcuni enormi barrel a Pipeline aveva ottenuto elogi addirittura da Gerry Lopez. Fu anche uno dei primi East Coasters a viaggiare in Indonesia e, all’inizio del 1976, era tra i pochi privilegiati che surfavano regolarmente Uluwatu a Bali.ricky-raz-1
Ma i successi sportivi non sono sufficienti ad inquadrare il carattere e la vita di Rick.
Perdersi anima e corpo in Indonesia sembra uno dei passatempi preferiti dei surfisti di talento – Christian Flechter anni dopo divenne un maestro in quest’arte – e Rasmussen non fu da meno. Le sue disavventure iniziarono infatti proprio a Bali, per finire tragicamente sui marciapiedi di New York qualche anno dopo.
Tra il 1976 ed il 1979 la vita di Rick fu una favola dai contorni leggendari; era amato da quasi tutti, appariva nei film, aveva i riflettori internazionali sempre puntati su di sé, guidava Mercedes di lusso e aveva sempre belle ragazze al suo fianco, ma c’era qualcosa dentro di lui che lo spingeva verso una spirale discendente, che iniziò a cavalcare alla velocità smodata con cui cavalcava i profondi tubi indonesiani.
Live fast, die Young ! Come si suol dire; e, stavolta, la realtà è così vicina al mito da sembrare la trama di un film.
Nel 1979 Rick fu beccato a Bali con un chilo di cocaina e sbattuto in cella per possesso e spaccio di stupefacenti. Essere pizzicati in Indonesia con grosse quantità di droga non è uno scherzo – a dire la verità non lo è nemmeno se beccati con delle piccole quantità – ma Rick riuscì a cavarsela con soltanto tre mesi di prigione. Il padre, infatti, dopo essere stato avvertito dal figlio che “la polizia di Bali aveva inavvertitamente scambiato dei suoi medicinali per dell’eroina”, volò sull’isola e, dopo aver esborsato 54.000$ di spese legali, riuscì a far dichiarare il figlio non colpevole.
Purtroppo questo episodio non suonò a familiari e amici come un campanello di allarme a indicare che la droga potesse avere un grosso ruolo nella vita di Rick; era stato dichiarato non colpevole e tutti, semplicemente, preferirono credere alla veridicità della sentenza. Quello che successe negli anni seguenti, purtroppo, avrebbe dato da ricredersi a molti.Rick+Rasmussen+pipeline
Due anni dopo i fatti di Bali, infatti, Rick era di nuovo a New York e distruggere i potenti lip delle onde atlantiche non era la sua unica occupazione, così finì per vendere 50.000 dollari di eroina ad un agente sotto copertura finendo di nuovo nei guai con la legge. Ciò, tuttavia, non impedì che un anno dopo finisse implicato in un altro affare di droga – questa volta del valore di 60.000 dollari – e, stavolta, finì nuovamente in prigione, dalla quale uscì dopo aver pagato una cauzione di un milione di dollari.
Certo non un modo convenzionale di spendere i premi delle gare ed i soldi degli sponsor ma, senza ombra di dubbio, quantomeno gli servirono per qualcosa di utile.
Purtroppo però la polizia ebbe un’idea migliore del semplice fatto di arrestarlo. Poiché era sempre pieno di eroina ma, in fin dei conti, non era lui che la produceva, gli chiesero di diventare un informatore in cambio di una sentenza più leggera. Rick accettò e con ciò imboccò la strada che l’avrebbe portato verso una morte degna di uno dei peggiori romanzi noir.
In un bellissimo articolo uscito sul New York Times nel 1982 dal titolo “ Il surfista ed il cadetto “ si tratteggia la serie di eventi fortuiti che portarono alla morte della giovane promessa del surf.razNYmag2-1024x678
Vincent McCall entrò suo malgrado nella vita di Rasmussen. Non aveva avuto una vita facile come quella del golden boy del surf; originario della Carolina del Nord, trascorse parte della sua infanzia ad Harlem, New York, dopo che la sua famiglia si trasferì lì quando aveva dodici anni. Poco dopo iniziò a frequentare una disordinata gang di balordi, guidata da uno spacciatore di droga chiamato Robert Void che sarebbe finito sul pavimento sporco di una sala da biliardo di New York con una pallottola in testa.
Anche se a Vincent sembrava assegnato un destino simile, il suo corso sembrò cambiare quando la sua famiglia tornò a Lumberton, nel North Carolina. Si mise a lavoro migliorando se stesso, studiando duramente, unendosi al Corpo di addestramento degli ufficiali della Riserva Junior e, alla fine, si guadagnò un posto presso la famosa accademia militare di West Point.
Chi nasce tondo di solito non muore quadrato dicono – con una buona dose di superficialità – i vecchi al bar, anche se nel caso di Mc Call le cose andarono quasi come ci si poteva aspettare che andassero. Dopo una partenza brillante il giovane, per motivi noti soltanto a lui, cominciò una continua e sistematica infrazione delle regole che lo portò ad essere espulso per un anno dall’accademia.

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Harlem alla fine degli anni ’70

Così, nel luglio del 1982, poco dopo la sua sospensione, Vinc lasciò West Point per New York dove scoprì che gran parte dei suoi amici era morta, per lo più per overdose o in circostanze inerenti lo spaccio di droga. In vita ne era rimasto uno, però, un 23enne di nome Robert Mendez e, come fanno i vecchi amici, iniziarono subito a rifrequentarsi.
Nella calda notte di agosto in cui Rasmussen fu ucciso, McCall e Mendez furono avvicinati da lui. “Conoscete qualcuno interessato a comprare della cocaina?” Chiese loro. “Ho della roba fantastica, non ve ne pentirete.”
A questo punto, è bene ricordare, Rasmussen era un informatore della polizia, ma era ancora pesantemente coinvolto nel traffico di droga. Secondo la ricostruzione della storia, uno spacciatore lo aveva chiamato e gli aveva detto che aveva bisogno di disfarsi di una pila di cocaina entro la mattina seguente e Rick non aveva saputo resistere alla botta di adrenalina e alla possibilità di facili guadagni.
McCall e Mendez accettarono di aiutarlo a trovare un acquirente e, alle 3 del mattino, ne avevano uno tra le mani: un tassista di nome Frank Angel. Quando si incontrarono per fare l’affare però, Angel e Rasmussen iniziarono a litigare perché il tassista non voleva comprarne abbastanza. Alla scena erano presenti anche McCall e Mendez, ma in attesa su di un’auto diversa. Rasmussen, che indossava un Rolex, cominciò a pensare di essere stato fregato e che l’avrebbero derubato dell’orologio e della droga. Prima che potesse fare qualsiasi cosa però, sia Angel che Mendez tirarono fuori una pistola, la puntarono alla sua tempia e tirarono il grilletto.
Il proiettile gli entrò in testa proprio sotto l’occhio sinistro, ma non l’uccise immediatamente; trascorse i successivi sedici giorni in coma prima di soccombere alle sue ferite nel pomeriggio del 26 agosto.Rick-Rasmussen-Surfboard-Encyclopedia-of-Surfing
Quando la polizia arrivò sulla scena della sparatoria, trovarono nelle tasche di Rick un pezzo di carta con il numero di McCall. Il giovane ex cadetto fu portato davanti al giudice come sospetto e alla fine accusato di rapina di primo e secondo grado. Poco dopo, però, fu informato che tutte le accuse verso di lui sarebbero state ritirate se avesse testimoniato contro Mendez e Angel per l’omicidio di Rasmussen. Il ragazzo accettò, i due furono arrestati e lui fu rilasciato da uomo libero.
Rick Rasmussen, una volta surfista di prim’ordine, era morto all’età di 27 anni, ucciso da un proiettile sparato da una pistola estratta perché si era spinto oltre i limiti, sia nell’acqua che sulla strada e, anche se ad ucciderlo fu la mano di un altro essere umano, è stata probabilmente la sua inesorabile marcia verso l’autodistruzione a spingerlo verso la strada che finì su quel marciapiede.

Thanks to
The Inertia
encyclopedia of surfig
The New York Times