Italo Ferreira è un ragazzo brasiliano nato 25 anni fa nel villaggio costiero di Baia Formosa, fa parte della famigerata Brazilian Storm e, da qualche settimana, è il nuovo campione mondiale di surf.
Si è parlato molto, negli ultimi anni, dell’ondata brasileira che ha invaso il mondo del surf, degli atteggiamenti esuberanti, dei genitori invadenti e delle continue invocazioni a Gesù Cristo e a tutti quanti i santi del calendario cristiano latino. Italo però non è Medina, non ha la stessa esuberanza e nemmeno quella sicurezza arrogante da ragazzino viziato; ha però la medesima foga maniacale per il risultato, quella pulsione continua verso la vittoria che fa storcere il naso a quanti vedono nell’eccesso di agonismo una macchia indelebile sull’anima del surf.
Questa caratteristica, a tratti poco sopportabile, sembra avere in lui radici più complesse di quelle dei suoi coetanei; a differenza di molti suoi connazionali Italo, infatti, non proviene dalle fila della borghesia benestante brasiliana.
Figlio di un pescatore, era troppo povero per potersi permettere di diventare un surfista, ma a Baia Formosa non c’era niente da fare e Italo stava sempre sulla spiaggia a vedere le onde che si frangevano sulla battigia; così suo padre decise di fare l’unica cosa che era in grado di fare.
Tutti i giorni prendeva il pescato e lo inscatolava in grosse casse di polistirolo che poi riempiva di ghiaccio, in modo da poter trasportare il pesce fresco ai vari ristoranti della zona; prese quindi una di quelle scatole e la fece a pezzi, ricavando delle assi che regalò al figlio.
Quelle furono le prime tavole da surf del futuro campione del mondo.
Incredibilmente portato per lo sport, fece dei progressi così notevoli con quei pezzi di polistirolo che qualcuno – sembra un cugino alla lontana – decise di regalargli una sua vecchia tavola, da quel momento l’ascesa fu incredibilmente veloce.
Nel 2014, Dino Andino, ex pro surfer e padre di uno degli altri atleti in gara a Pipe, si avvicinò a Timmy Patterson, che shapeava le tavole di Italo da quando aveva quindici anni e gli disse: “Chi diavolo è quel ragazzo con quel nome che sembra italiano? Sta facendo floaters su closeout da 8 piedi e aerial stratosferici. Finirà nel tour mondiale l’anno prossimo. Quel ragazzo è un mostro”.

Aveva più ragione di quanto credesse. L’anno successivo Italo non solo entrò nel tour, ma vinse anche il Rookie of the year; nel 2018, si aggiudicò tre contest e sfiorò per un soffio il titolo mondiale, che si sarebbe portato a casa nel dicembre del 2019.
Certo, che fosse un fenomeno lo si era capito da subito. Aveva vinto la sua prima gara di surf solo due mesi dopo aver ottenuto una tavola vera e propria e, da lì, non si era più fermato. Era stata proprio quella prima vittoria, infatti, a fargli da traino verso una carriera come professionista. “Ero iper motivato”, ha raccontato alla rivista Stab. “Non avevo niente e volevo tutto, non per me, per la mia famiglia. Avevo capito che il surf era l’unica opportunità che avevo. I miei genitori avevano avuto una vita troppo difficile e io volevo che la loro vita cambiasse”.
Così, fin da adolescente, puntò tutto sull’unica carta che sapeva di avere.
All’età di 15 anni fu notato dal talent scout surfista e coach Luiz ‘Pinga’ Campos che convinse i genitori di Italo a farlo trasferire a San Paolo, dove avrebbe potuto frequentare la scuola e surfare assieme agli altri talenti allenati da Campos, come Miguel Pupo e Caio Ibelli.
Piccolo e piazzato, incredibilmente leggero sui suoi piedi, altamente concentrato e apparentemente immune al nervosismo o alla distrazione, Ferreira si trasformò rapidamente in un surfista di prim’ordine. I suoi backside turn, in particolare, erano potenti e ben piazzati, associati a un equilibrio da gatto che gli permetteva di spingere le manovre oltre il limite.
Nel 2015 ha debuttato nel WCT al Quiksilver Pro di Snapper Rocks battendo l’11 volte campione del mondo Kelly Slater nella sua prima heat, aprendosi la strada che l’ha portato, a dicembre 2019, a conquistare il titolo mondiale.
Diverso dagli altri coetanei Ferreira ha dato filo da torcere ai media di surf che non sono ancora riusciti a prendergli le misure. Come notato recentemente su una rivista di surf americana Ferreira sembra essere “l’unico 20enne al mondo non attivo sui social media” e uno dei pochi pro brasiliani con un ego di dimensioni regolari.
A Italo infatti piace mantenere bassa l’attenzione sulla sua vita privata. “Sono un ragazzo molto semplice che non beve, non fuma e non ama andare alle feste. Mi piace surfare e divertirmi con i miei amici”.