You gotta open up your mind, And let everything come through. Apri la mente e lascia che tutto scorra… Così cantava Rocky Erikson, genio lisergico e maledetto del garage psichedelico – col corpo pieno di così tanto acido da credersi un alieno e da finire in manicomio per un numero imprecisato di anni, per poi uscirne e ritornare sui palchi, mentore e guida dell’ondata neo psichedelica di Austin. Nel 1966, con i suoi 13th Floor Elevator, aveva imboccato la strada inesplorata delle connessioni lisergiche fra LSD e Rock and Roll, portando il suono impastato della surf music californiana verso lidi sconosciuti, creando un mondo fantastico a cui molti guardavano con trasporto e ammirazione.
Sono ormai passati più di cinquant’anni dall’inizio di quel viaggio e ancora non si riesce a intuirne la fine, generazioni si sono passate la staffetta psichedelica senza che la tensione verso quel particolare tipo di visione perdesse di intensità.
Così il garage rock psichedelico è rimasto con noi, passando indenne attraverso la Summer of Love, il Punk (di cui è padre putativo), la New Wave, il Trash Metal, il Grunge e il Nu Metal, non si è lasciato abbattere dallo tsunami melmoso della Disco Music e neppure dalla peste moderna della Trap; come braci mal spente sotto una coltre di cenere ha continuato a bruciare, incurante dello scorrere del tempo, e ad avvampare le menti recettive che gli si avvicinavano.

I Voodoo’s jug, band fiorentina, sono uno di quei tizzoni che contribuiscono a tener vivo l’incendio.

  • Partiamo dalle basi, chi sono i Voodoo’s Jug e quando nascono?

Salve a tutti!! I Voodoo’s Jug nascono nel 2017 come trio garage/psych, la formazione comprende:
Silver Silvestro: chitarra e voce
Emanuele Bitossi: basso e voce
Alessio Borsacchi: batteria
Inizialmente il nostro genere era strettamente garage ispirato al sound di gruppi 60’s presenti in Back from the Grave e Nuggets, dunque ritmi psicopatici e suoni fuzz. Le influenze principali, tanto per citare qualche formazione di quegli anni, sono: Count five, Music Machine, Sonics, Love, Electric Prunes, 13th Floor Elevators, Yardbirds, Third Bardò (di cui facevamo anche una cover, “It’s five years ahead of my time”) ma anche gruppi dell’ondata garage successiva tra cui Cramps, Fuzztones, Miracle Workers, Cynics, Chesterfield Kings e Morlocks.
Successivamente abbiamo optato per derive maggiormente psichedeliche, lavorando in particolar modo sul reverbero e delay.
Provavamo in un casolare assolato in mezzo alla campagna e questo è stato un grande vantaggio per poter sperimentare, senza compromessi di orario, suoni e lunghe improvvisazioni. Tieni presente che facciamo quasi esclusivamente pezzi nostri.
Abbiamo scelto di eseguire i brani con due precise voci distinte; se da una parte il suono assumeva un’impronta oscura, dall’altra risultava più nitida e tagliente, quasi punk, tipica delle band psichedeliche attuali.
Dopo pochi mesi siamo riusciti a concretizzare le nostre idee scrivendo materiale inedito e iniziando una fase di concerti in tutta la toscana per poi, un anno dopo, registrare un EP con otto brani tra il garage, lo psichedelico e il western.

  • Presentate la band così “All’interno di un universo fatiscente, diroccato e corrotto dal tempo come in un’opera di Cormac McCarthy, i Voodoo’s Jug si sono ritrovati per dare alla luce un garage rock dal forte spirito western ispirato dalla miglior tradizione morriconiana della Trilogia del Dollaro e da riff di chitarra fuzzosi targati Music Machine, Cramps, Sonics, Count Five,13th Floor elevator, il tutto farcito da una buona dose di surf, blues e rock’n’roll” evocando un immaginario affascinante e poco scontato. Come vi è venuto in mente di legare il western al garage e alla psichedelia?

Abbiamo pensato di prendere spunto da una passione comune per le colonne sonore che si sviluppa sotto forma di letteratura, cinema e fumetto.
Tutto ciò che è legato alla frontiera e alla spiritualità nel deserto ci ha aiutato a fondere i generi garage e la psichedelia come se fossimo una Jug Band itinerante che si fosse trovata in una polverosa cittadina nel Midwest, all’interno di un medicine show.
Essenziale è stato prendere ispirazione da maestri di genere quali Ennio Morricone, Fidenco e Alessandroni che hanno saputo trasformare delle esecuzioni musicali in veri e propri manifesti del far-west stampati nell’immaginario collettivo.

  • Siamo alla fine degli anni ’60, quattro ragazzi settano gli strumenti su di uno scalcinato palco affacciato su un deserto di pietrisco infuocato. Sulle loro teste uno sbiadito striscione di stoffa color porpora recita “Psych Fest”; siamo ad Austin in Texas e Roky Erickson dei 13th Floor Elevetors probabilmente è già nei paraggi. Che importanza pensate abbia avuto l’approccio Ericksoniano (con annessi e connessi di sperimentazioni lisergiche e viaggi interstellari) al garage e alla psichedelia nello sviluppo del genere? pensate che questo tipo di approccio possa essere ancora attuale?

L’importanza dei 13th Floor Elevetors nel contesto musicale e sociale dell’epoca è stata immensa, il loro apporto sia musicale che concettuale ha fatto sì che diventassero la band psichedelica per eccellenza. I ritmi ossessivi/psicopatici, la voce sguaiata e trascinante, l’utilizzo del Jug elettrico, i testi intrisi di LSD, esoterico e divino allo stesso tempo li hanno consegnati alla storia.
È chiaro che parliamo di un periodo (dal ’65 al ’68) in cui il fermento musicale era ai massimi storici. Tante sono le band di garage che poi rimarranno dei punti di riferimento, tra i più conosciuti nel Texas c’erano anche The Moving Sidewalks, Strawberry Alarm Clock e Kenny and the Kasual.
Sempre in America altri giganti della psichedelia: Blues Magoos, Seeds, Chocolate Watchband, Country Joe and The Fish. Era un periodo veramente fertile, e non solo in America.
Il garage e la psichedelica hanno influenzato nei decenni a venire intere generazioni di musicisti creando a loro volta altri sottogeneri, dal punk alla new wave, ma anche veri e propri ritorni ai vecchi suoni, specie nei gruppi anni ’80 e in questo contesto l’Italia ha giocato un ruolo importante partorendo una scena di alto livello con gruppi quali Sick Rose, Pikes in Panic, Birdmen of Alcatraz e tante altre band citate in un bellissimo libro, “Eighties colours” di Roberto Calabro’.
Tra le band contemporanee che si ispirano al magico periodo dei 60’s ci sono senza dubbio Black Angels, Night Beat, Urges, Black Lips, Staggers, Thunderbeats, mentre dall’Italia forti echi di garage sono presenti nei Barbacans e Trip Takers.

  • Qual è adesso la percezione di quel decennio, voglio dire, per chi era giovane nei nineties, gli anni 60 e 70 in particolare erano sfumati nelle nebbie del mito, ma ne respiravi ancora la carica. Era uno scintillio permanente, tipo Shining. Come pensate sia adesso?

I dischi usciti a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 sono un’inesauribile miniera preziosa, tale patrimonio non poteva rimanere relegato nei cassetti del suo tempo infatti sono stati fonte d’ispirazione per i decenni a venire fino ad oggi.
L’influenza che ancora oggi ha il rock crudo e primitivo degli anni ’60 sui gruppi nati negli anni 2000 per esempio è fortissima anche perché si è assistito a un ritorno di questo genere insieme al vinile. Le correnti del garage e della psichedelia si sono sviluppate con dei cicli: si parte dal battesimo del ’66 per poi eclissarsi negli anni ’70, riapparire negli anni ’80 con la fiorente scena neosixty per poi rieclissarsi negli anni ’90 e ritornar in auge negli anni 2010. Diciamo che ogni 10 anni questa tendenza musicale fa capolino.
Con il suo ritmo altalenante la scena garage non si è mai del tutto spenta e in questi anni sembra essere tornata a splendere per la gioia di tutti i “garageri” che hanno ancora bisogno di gruppi “nervosi” che suonano pezzi con tre accordi sporchi, ma col cuore e che ricercano ancora un sound selvaggio e crudo.
Questo sta a significare che di moda non si tratta e non si è mai trattato, anzi, piuttosto di una realtà ben solida, strutturata ai margini dell’industria musicale per propria indole.
Molto spesso i protagonisti di questa scena erano giovani musicisti che vivevano ai margini della società e che dopo aver registrato un 45 giri hanno fatto perdere le loro tracce, ma non la loro musica!

  • Online si trova la registrazione di un vostro live al Titty Twister di Firenze, e la situazione appare piuttosto azzeccata, partendo dal nome del locale. Sarà deformazione, ma avverto echi di Meat Puppets, o ancora meglio, i Supersuckers in salsa tarantiniana. Gli anni novanta sono influenti nella vostra musica?

Gli anni ’90, pur essendo stati per antonomasia caratterizzati dall’avvento del grunge, hanno comunque partorito delle strepitose band a cui ci ispiriamo, per esempio The Dirtbombs, The Hellacopters, The Detroit Cobra, The Brian Jonestown Massacre, per citarne alcuni.
Un posto particolare nei ’90s lo detiene Quentin Tarantino che con la sua fotografia e le colonne sonore ha contribuito a rilanciare il genere spaghetti western/surf che fa parte del bagaglio ispirativo dei Voodoo’s jug.

  • La dimensione live è sempre stata fondamentale per questo tipo di genere; A prescindere delle difficile situazione di questi ultimi mesi, la scena italiana della live music di che salute gode secondo voi?

In Italia ci sono tantissime realtà di piccoli locali, club e centri sociali che organizzano concerti interessanti, circuiti indipendenti gestiti da appassionati di rock’n&roll e che contano sullo zoccolo duro dei seguaci di questo genere. Fin quando ci sarà questo equilibrio i live continueranno ad esistere. I festival psych garage beat che si svolgono in tutta Europa attirano sempre più persone; in particolare il nostrano Festival Beat, che da 27 anni è l’appuntamento fisso degli appassionati di garage e simili, è la conferma che l’interesse per i live di questo genere c’è ed è vivo.
Chiaramente, a parte i grandi festival, le realtà più piccole sono sempre precarie per mancanza di fondi, ma questo è un antico problema italiano.
Possiamo dire che la scena live italiana, sana come un pesce non è mai stata, esiste però un circuito musicale underground che merita di essere preservato.

  • Quanto c’è di scrittura originale nei Voodoo’s jug ? I testi sono vostri? Chi li scrive e di quali personaggi sono popolate le vostre canzoni?

Noi scriviamo i pezzi e i testi, spesso il brano nasce da un’ improvvisazione, a volte da un fraseggio o da un pezzo che qualcuno di noi ha già in testa, lo registriamo subito per non dimenticarcelo e, se funziona, lavoriamo sui testi.
I temi che affrontiamo sono: il sesso, incontri all’interno di locali fumosi, situazioni notturne grottesche (per esempio “Be your man” e “Oyhea”)
West coast murder fa riferimento a un fatto di cronaca nera degli anni ’40 a Los Angeles dove viene rinvenuto in una strada il corpo mutilato e martoriato di una giovane donna famosa alle cronache come Black Dahlia.
Chattanooga con il suo intro western apre le porte alla cavalcata trattando il tema del fuorilegge che nel saloon s’imbatte col suo destino: una donna. Per lei dovrà affrontare mille pericoli. Con questo brano volevamo omaggiare il fumettisca Benito Jacovitti che col suo stile visionario ma, allo stesso tempo comico e grottesco, ha saputo ironizzare e personalizzare le tematiche western.
Going down to the country side parla di un amplesso tra due amanti in piena campagna.
Mexico racconta una fuga verso la terra promessa (il Messico) di due rapinatori.
Sicuramente testi rock’n&roll per outsider quali siamo noi.

  • Valvole o transistor?

Valvole come se piovesse!!! Anche se in passato, mi riferisco agli anni 60/70, gli amplificatori a transistor erano fatti veramente a modo. Marche come Davoli, Steelphone o Fbt sono stati il simbolo del beat sound.
Comunque per il genere che facciamo noi il Fender Deluxe da sempre grandi soddisfazioni con la botta di volume e reverbero.

  • Un pensiero non tanto da musicisti in quanto tecnici, ma in quanto gente che suona, come la prima volta che siete andati in sala prove, con quella naturalezza. Adesso non è ben chiaro cosa sarà della musica live, quali saranno le decisioni, le prescrizioni, i regolamenti. Il rock è una musica contro, dalla nascita. Quale sarà la vostra declinazione a un possibile approccio più restrittivo, come lo interpreterete o come pensate debba essere fatto?

Sicuramente il live per i prossimi tempi dovrà essere vissuto in maniera diversa, come mai è stato fatto. E’ strano immaginare persone a un concerto punk distanziati di un metro l’uno dall’altro e con la mascherina, eppure per un po’ (non troppo speriamo) sarà così.
Ci adegueremo, certo. L’importante, ci teniamo a dirlo, è che:
I LIVE DEVONO CONTINUARE!!!
Con le dovute precauzioni, ma DEVONO CONTINUARE!!!
I concerti on line non devono e non possono essere il futuro perché un concerto è composto dalla band ma anche dal pubblico che fa parte dello spettacolo.

  • Avete in mente di tornare a suonare dal vivo se e quando sarà di nuovo possibile?

Assolutamente si. Abbiamo intenzione di inserire nel line up dei Voodoo’s Jug una seconda chitarra e un farfisa. Sono pronte una decina di canzoni nuove dalla forte carica psichedelica che vorremmo registrare in un secondo EP.
Un ringraziamento per averci dato la possibilità di parlare del nostro progetto e un saluto a tutti i seguaci di Hobo the Magazine. Ci vediamo presto!! STAY TUNED ‘N KEEP ROCK’N ROLL.

Per ascoltare i Voodoo’s Jug clicca qua.

Foto per gentile concessione della band.