Vedere un uomo con la stazza di Jimbo surfare sul fondo di un tubo a Padang è una cosa di per sé degna di nota, ma che impallidisce di fronte ai molteplici colpi di scena della vita di quest’uomo.
Dopo 15 anni vissuti a Bali, vendendo tavole da surf Lost e affittando ville di lusso, Jimbo ha subito una rapida successione di disgrazie che hanno cambiato la sua vita per sempre. Prima è stato colpito da un fulmine, poi si è distrutto un ginocchio ballando in un club e, mentre cercava aiuto, è stato investito da un’auto. Infine, nel 2016, ha perso la metà inferiore del braccio sinistro in un incidente stradale a Kauai.
L’impianto narrativo dei media moderni è ingordo di eroi, di storie da raccontare, di vite al limite da vendere alla massa bisognosa di esempi morali da seguire. Jimbo è stato l’esempio perfetto di questo modus operandi, i suoi enormi rotoli di adipe che ballavano senza pudore mentre, con shortboard incredibilmente piccole, surfava onde decisamente grosse si prestavano a divenire il salvaschermo motivazionale perfetto.
Se vuoi puoi! Piace dire agli americani, e ai pubblicitari nostrani, per venderci sentimento a buon mercato e prodotti scandenti, così c’è voluto pochissimo perché la storia del surfista sovrappeso e sfortunato che, con il solo aiuto della sua volontà, lotta col destino avverso per inseguire i suoi sogni fosse spinta verso la viralità.
Il mondo virtuale però è spesso lontano dalla realtà e, dietro alle icone motivazionali, spesso c’è molto di più delle buone intenzioni e di una meritocratica volontà votata al successo.
Così chi ha la voglia, e l’opportunità, di scendere nella profondità delle storie che ci vengono date in pasto, spesso scopre una verità non del tutto conforme a quella che si può leggere sulle prime pagine dei giornali. Così è per la vita di Jimbo.
Che Peterson sia un surfista dalle doti eccezionali non è assolutamente in discussione, quello che però è curioso constatare è l’idea che di lui hanno alcuni che l’hanno conosciuto e che si sfogano su Legendary Surfers, un aggregativo americano sui surfisti famosi.

“Ho visto più volte Jimbo a Wildwood NJ.” racconta William “Era 100 libbre e aveva un milione di problemi di salute, ma faceva surf ogni volta che poteva. C’era da andare fuori di testa a vedere il suo culo di 300 libbre spaccare un lip, è stato sfortunato con gli incidenti”.
“Non c’è nessuna sfortuna” gli risponde Betsy ”Era ubriaco fradicio il giorno in cui è scappato da un bar a Hanalei senza pagare, ha fracassato la sua auto contro un palo della luce, poi è ripartito e si è messo a guidare su per la collina verso Princeville, con la testa fuori dal finestrino perché il suo tergicristallo si era bloccato. E’ riuscito a tirare dentro la testa un attimo prima di schiantarsi contro un carro attrezzi che scendeva dalla parte opposta, non è riuscito però a tirare dentro il braccio. Si è quindi fermato nella caserma dei pompieri di P’ville per chiedere aiuto e, con il braccio mezzo staccato, ha dato in escandescenza e ha attaccato i vigili del fuoco che cercavano di aiutarlo. La parte mozzata del suo braccio non è mai stata ritrovata”.
“E’ vero” continua Greg “A volte la verità fa male, una foto non è mai rappresentativa di tutta quanta la storia. Ho vissuto 40 anni a Kauai e posso dire che la sua vita è più grande della leggenda, poi vabbè usava pure la sua stazza per droppare. Poi la cosa assurda è che il carro attrezzi che gli ha staccato il braccio l’aveva chiamato lui per far rimorchiare la SUA macchina che aveva appena schiantato contro il palo”.
Non siamo in grado di verificare il grado di accuratezza delle testimonianze, quello che è interessante però è notare quanto dietro una foto patinata ci sia spesso molto di più, oltre allo slogan che l’accompagna.
Per quanto riguarda Jimbo, quello che c’è da dire è che, anche se al giorno d’oggi i suoi giorni di shortboard sono alle spalle, sembra che abbia ricominciato a surfare un po’, cosa che lo rende, di fatto, l’unico surfista XXL senza un braccio della terra.