Sai, si va a momenti. Momenti belli, brutti, standard, del cazzo, come vogliamo, come succede, come cosa ci porta la vita, scegliamo, facciamo, blah.
A volte sono gli altri a scegliere, ma più spesso siamo noi, facciamo in modo che ciò che accade abbia sempre un risvolto determinato dalle nostre azioni. Anche se non vogliamo.
What the fuck! What the hell!
Era il 1994 quando uscì Punk in Drublic e io avevo 17 anni e tu li compirai solo tra un lustro.
A volte sento la radio, a volte ascolto i dischi, quando vado in macchina. Alla radio danno ora questa canzone dei NOFX, è il reboot di Linoleum che si chiama Linewleum e che nel testo è scritta anche LinOLDleum.
OLD come il tuo vecchio, come la sua musica e quello che ha fatto, che è successo e che è accaduto.
L’ascolto la prima volta così per caso e dico “ma a me piace questa canzone”.

Poi scopro che i NOFX usciranno a Febbraio con un album e questo è il singolo che lo tira, featuring Avenged Sevenfold. Ok ok, lasciamo perdere le polemiche che leggerai per conto tuo sugli Avenged Sevenfold, forse repubblicani, forse christian rock e tutte quelle cacchiate, magari vere, magari no, non importa per ora, non è questo il punto.
Il primo verso recita “intellectual property never meant anything to me” e questo a me basta, e credo proprio che dovrebbe bastare anche a te.
La canzone è un reboot, dopo 25 anni, Fat Mike & soci vogliono ringraziare tutti quelli che li hanno tributati coverizzando una delle loro canzoni più conosciute, si inventano un nuovo testo, fanno rifare la melodia a un gruppo metal o supposto tale, comunque che sa fare il tapping sulle sei corde come loro non hanno mai imparato a fare e mai lo faranno.
E decidono poi di accompagnare il tutto con un video piuttosto simpatico e commovente.
Beh, stamani ti porto a scuola come tutte le mattine e ieri ti ho mandato il testo della canzone in inglese ma te ancora non lo sai tradurre, capisci qualcosa ma non tutto e forse è meglio, perché è giusto che anche del tuo vecchio tu capisca qualcosa ma ancora non tutto e che poi lo scoprirai più in là che sono qualcosa di più che un po’ strano.
Dad… What? Wait. What?
E’ la maledizione di noi vecchi punk, che quando ci siamo tinti i capelli siamo dovuti scappare di casa perché sennò quando i genitori vanno in chiesa cosa gli dicono i loro amici che ti hanno visto, che ti sei fatto le giornate aprendo la prima lattina di birra alle otto di mattina, che ti sei riempito di ferite e pesti lanciandoti sulla batteria in sala prove o che ti hanno strappato da quel cerchio intorno al fuoco mentre ti scolavi una bottiglia di Four Roses da solo circondato da sconosciuti urlanti. E poi c’è il resto ma per saperlo dovrai essere molto più grande.
Ma ti giuro che mi sono divertito e sono ancora qui a raccontartelo e testimoniare il punk è un grande privilegio.
Sai, voglio ringraziare anche io il caro Fat Mike, sono passati sì quei 25 anni e lo ringrazio per averlo ricordato in modo così struggente e ironico.
Lui adesso ha un nuovo pavimento e il linoleum non c’è più, il mio l’hanno mangiato i tarli ma tanto sul mio di pavimento non ci avevo fatto una canzone, mi ci ero solo rotolato sopra. La canzone, sai, l’avevo incisa graffiando il mio cuore come fosse stato un vecchio vinile ed è questo che ti lascio bimbo, che ti sussurro mentre in macchina ti porto a scuola, aiutandoti a tradurre il testo della canzone.
Poi, anche se non lo leggerai su un libro quello che ho fatto, arriverà il momento in cui dovrò spiegartelo, o forse è già successo?
“Lo so babbo, è quello del bevilo bevilo!”
“Bevilo bevilo? Chi te lo ha raccontato?”
“Sei stato tu!”
Ok, non lo ricordo, lo cercherò nel baule in pelle del punk, dove ci sono gli accordi e i neuroni.
Not that there’s anything wrong in that.